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Una storia qualunque

Lui l'aveva rivista e ne era rimasto impressionato, stessa capigliatura di quando, ragazzina, l'aveva incontrata. Naturale se ne era innamorato ma non le chiese nulla, all'epoca aveva 16 anni, lei 14 ma si era fatta avanti ad una partita di pallavolo. Lui giocava nella squadra della scuola, quel pomeriggio era stato bravo, ricezioni, salvataggi e punti, tanti punti che avevano reso possibile una complicata vittoria in rimonta. Non si era accorto di lei, pur bellissima, non faceva caso alle ragazzine vocianti a bordo campo ma quella guardava e continuava a ripetere alle amiche: "Ma oggi non si va al cinema?" Lo ripeté tre volte ma nessuna delle compagne rispose, parlavano fra loro, giudicavano i ragazzi e si confrontavano i trucchi allo specchio. A Roberto sembrò ingiusta la mancanza di attenzione e con eleganza anche se spremuto dalla fatica e sudatissimo rispose: "Se vuole la accompagno io". La forma di cortesia colpì immediatamente Anna, lo fissò e gli sorrise. La storia d'amore comincia lì, alla località marina, un gelato, pizza la sera e gli amici che diventano sempre più un peso, voglia di star soli, per conoscere i propri interessi, cose in comune, discordanze di punti di vista e... amore.
I due mesi estivi passarono felici, le gelosie non mancavano ma nessuno dei due dava peso ai bisticci, sapevano e volevano amarsi. Abitavano in città diverse: Roberto era di Pontremoli, un simpatico apuano appassionato di studi botanici che non disdegnava la difesa dei deboli, quante risse in strada, certo partecipava ma quando arrivava lui, tutto finiva presto, due parole, una scrollata di giacca e tutto si ricomponeva in fretta, in fondo bravo ragazzo un poco idealista. Anna biondissima e alta, l'avresti detta svedese ma era di Villa San Giovanni vicino Reggio Calabria, aveva una cugina più grande con cui passava le vacanze ospitandola vicino Lecce, a Santa Cesarea, tanto mare, divertimento sano e cene a volontà, tutte a base di pesce. Lì, nel Salento, si incontrarono giovanissimi riuscendo a convincere chi li accompagnava a fermarsi un paio di mesi al posto dei quindici giorni inizialmente concordati. Ai primi di settembre la scuola incombeva Anna e Roberto avrebbero proseguito la vacanza ancora molto a lungo ma dovettero separarsi. Si piange alla stazione, lo fanno in tanti, forse tutti ma quel distacco faceva male a tutti e due, qualcosa finiva. Promisero di scriversi, di rivedersi, lo fecero anche per ottobre (Anna festeggiava il compleanno) ed anche a dicembre per la festa dei 17 anni di Roberto ma la vita quotidiana aveva spezzato l'incanto dell'atmosfera vacanziera di quell'estate. Si amavano ancora, forse, ma erano giovani, troppo, proprio perché seri conoscevano le responsabilità di una cosa seria, ne ebbero paura, non erano pronti, prima si presero tempo, il divertimento, la scuola, la mente leggera fece il resto. Si lasciarono. Può succedere.
Ora Roberto, 36 anni l'aveva rivista, si era laureato e gli era rimasta quella sete di uguaglianza che lo aveva spinto ad entrare in Polizia a La Spezia, carriera ben avviata, tante operazioni condotte con successo tra furti, falsificazioni e fatti di sangue. Aveva coraggio Roberto ma ci metteva il cuore, parlava poco, sapeva tirar fuori confessioni a tutti, anche ai delinquenti più incalliti. Come faceva? Manteneva le promesse, sia nel bene che nel male. Carriera fulminante, forse lo avrebbero proposto a guidate il commissariato di zona. Giovane ma affidabile e di ferrigna memoria. Anna aveva studiato medicina, tutto da sola si pagava l'università, aveva solo la madre che la sosteneva solo con l'affetto, non avrebbe potuto fare di più. Tentò la strada della moda, servizi fotografici, agenzie, non fu difficile entrare era bella. Il complicato era uscire, capire che non era quello il suo mondo. Lei lo sapeva era solo un fatto di soldi, una necessità. Di cose ne aveva viste, storie sbagliate, chi non le ha avute? A 24 anni, ottenuta la laurea era fuggita, doveva andar lontano da un mondo che non le apparteneva. Lontano, lontano fino a Luanda in uno sperduto villaggio avevano impiantato un ospedale e serviva un medico che parlasse portoghese. Che ci faceva a La Spezia? Dieci anni in Africa, via, voglia ancora di tornare in Italia, sempre il mare, ancora sua cugina, un invito. E aveva visto Roberto. Lui la voleva. Lei, ancora lei, si fece avanti.

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4 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • Caterina Russotti il 03/05/2014 04:31
    Bel racconto piacevole e scorrevole da leggere. Scritto molto bene. Bravo
  • silvia leuzzi il 02/05/2014 22:17
    È un bel racconto a lieto fine, se posso permettermi, visto che scrivi in modo molto chiaro e piacevole, io lo rivedrei dando maggior spazio al racconto senza correre alle conclusioni

4 commenti:

  • Anonimo il 15/05/2014 06:51
    lo sapevo... scrivi in modo chiaro e piacevole scorrevole quanto basta... ottimo narratore bella storia bacione
  • Anonimo il 03/05/2014 16:26
    È una bella storia Antò! La stessa cosa è successa a mio cugino, si erano frequentati quando erano giovanissimi per un po' di tempo... dopo si lasciarono. Si sono rivisti dopo anni, ora sono sposati con due bambini.
    Bravo Antò, ho letto tutto d'un fiato.
  • Chira il 03/05/2014 08:20
    Ce ne fossero di storie "qualunqui" così, dove prima ci si disperde e po ci si rincontra per sempre! Si legge scorrevolmente, si è presi subito dal chiarore del narrare. Bellissimo racconto. Buona giornata Antonio!
    Chiara
  • Ellebi il 03/05/2014 01:12
    Un bel modo di raccontare, semplice e conciso, apprezzato. Complimenti e saluti

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