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Non era più lo stesso

Qualcosa di inusuale doveva essere accaduto alla sua coscienza, perché la passeggiata fatta era la stessa di sempre, come lo era la panchina dalla quale fissava i monti, il lago e il cielo, ma lo stava facendo dall'alto di una consapevolezza diversa.
Ogni cosa che riempiva quel mattino era insolita, oppure era il suo modo di guardare che non era più lo stesso. I suoi pensieri, in compenso, erano confusi come sempre, perché rigettavano il modo nuovo di considerare la realtà che gli si imponeva, come se, non appartenendogli, stesse ordinandogli di aprire gli occhi. Temette potesse trattarsi del primo sintomo di un'imminente emorragia cerebrale, ma non provava nausea se non verso se stesso, e sapeva di meritarsela. Nessun giramento di testa, né vertigini gli stavano modificando la vista, ma le immagini che aveva attorno comunicavano attraverso significati che la loro esteriorità non nascondeva più.
Era come si fosse modificata da sé la qualità del fluire di pensieri che, invece di appartenergli e sgorgare dall'ignoto come da sempre facevano, avessero iniziato a procedere da un nuovo ordine interiore, attraverso una consequenzialità che, fino a quel momento, gli era stata preclusa.
Era accaduto tutto in un attimo, tanto lungo da mostrare l'illusione nella quale il tempo accumula debiti.
Tutto questo diverso vedere non poteva essere nato spontaneamente dal niente che stava dentro di lui, doveva essere stato lui a nascere dentro di esso, fecondato da qualcosa che gli era stata estranea fino a quel momento, oppure era il risultato di un fermento vitale, sempre presente in lui come possibilità di essere, che aveva maturato un seme che ora sbocciava riempiendolo di meraviglia.
Questo nuovo considerare la vita valutava tutte le direzioni possibili che la sua sete di conoscere osava percorrere, anche quelle che dirigevano i loro raggi all'interno di sé, e utilizzava la lotta per realizzare la pace.
A ogni pensiero se ne opponeva un altro, che gli contrapponeva una visione diversa generata da cause differenti che avevano altre ragioni di essere, e lui doveva osservare quel contrapporsi di forze dal centro di sé, ogni volta riconoscendo la natura delle verità che erano state offese, allo scopo di poterle guarire attraverso la loro comprensione prima, e i propri atti poi.
Gli sembrava di essere ritornato al tempo nel quale i bambini assillano gli adulti di domande, solo che ora l'adulto non era lì, presente, perché era lui stesso a doverlo diventare per poter rispondere a se stesso.
La conoscenza ha in sé il proprio guadagno, aveva letto da qualche parte, scritto da chi si guardò bene dall'aggiungere che quel guadagno, in soldoni, consisteva nella perdita del proprio egoismo...

 

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