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Il maestro di nessuno e la chiave

L'iniziazione spirituale è un evento misterioso, e non potrebbe essere altrimenti perché costituisce la via attraverso la quale i princìpi universali sono svelati. È il fiat lux, interiore e silenzioso, immagine di quello dal quale il caos nel generoso buio si è manifestato, nel brillare che ci sovrasta e penetra...

Un uomo si ergeva in modo che nessuno potesse notare la sua stanchezza, perché aveva una funzione da svolgere, assegnatagli dal Mistero: accompagnare i discepoli spinti fino al suo eremo, dal Mistero in persona, a essere pronti alla visione della Verità unica senza, per questo, dover impazzire.
A questo scopo vestiva curando che il suo aspetto suscitasse riverenza e timore, in chi gli domandava sul sapere che lo teneva dritto e candido, in quella grotta umida e fredda, che costringeva tutti a piegarsi.
Lui sorrideva dentro di sé, in quello spettacolo per tonti che aveva escogitato, allo scopo di spingere fuori strada coloro che percorrevano i pericolosi sentieri delle alte cime, nell'intento di porre a lui questioni che non potevano essere soddisfatte a parole.
Lo chiamavano Maestro quando, in realtà, lui mostrava il contrario della Verità.
Non che dicesse falsità, parlava così poco che in quel poco non restava spazio per dire bugie, ma la rigidità dei suoi modi duri, i suoi abiti e la fermezza della posizione instancabile che teneva da anni, incurante dei capricci del gelo di quelle altitudini, gli conferivano un'aura di potenza misteriosa che solo la consapevolezza spirituale poteva concedere, e solo all'eletto che non aveva temuto la vittoria sui propri limiti.
Lui sapeva bene che se avesse indicato la giusta via, diversa per ognuno, a ogni aspirante che gli chiedeva indicazioni interiori, avrebbe commesso uno sbaglio difficile da riaggiustare.
Così aveva messo in piedi quel ridicolo teatrino, come se la Verità si trovasse celata in mezzo alla pienezza contenta di sé, lasciando l'impressione che il Vero fosse una specie di rigoroso temporale dell'anima che non aveva più un tetto sulle proprie, infinite, aspirazioni.
Quale altro modo per conoscere le reali intenzioni di chi si avventurava sino a lui?
Solo a chi avesse avuto la forza e il carattere di non cadere in quel tranello, avrebbe potuto comunicare il Silenzio che prelude alla visione del Vero che si mostra in abiti che la Verità non ama.
Quando lui era ancora un giovane contadino, primo di nove fratelli e senza il diritto di aspirare alla vita monastica, si ruppe una gamba in seguito alla spinta di uno Yak, su un sentiero a quattromila metri di altitudine. Fu soccorso dal pastore più mal messo mai incontrato, più ignorante delle sue stesse bestie il quale, oltre a curargli il corpo, gli spostò lo sguardo verso l'interno di sé senza che lui potesse avvedersene. Nei giorni successivi, tornato al suo villaggio, una misteriosa serie di domande attorno al perché della vita gli si affacciò inusualmente alla coscienza, che sentiva la necessità di ordinare le inaspettate intuizioni del suo spirito, in modo che la mente potesse considerarle attraverso la logica. Fu un'esperienza terribile, perché quando la Verità dei princìpi sui quali la realtà è fondata si mostra, per prima cosa ti mostra ciò che sei nelle tue reali intenzioni. Al primo sconcerto, che si protrasse per un'intera luna, si sostituì lo stupore di non aver mai saputo guardare i legami che annodano tra loro tante parziali verità ferite, alla perfezione dell'unica e indivisa Verità. In seguito fu la meraviglia a prendere il sopravvento sugli altri stati d'animo, che stavano a bocca aperta sullo spuntone di roccia che apriva lo sguardo dell'Intuire alla visione di un insieme che comprendeva l'alto e il basso, il dentro e il fuori di una magnifica realtà che stava tutt'attorno al centro dal quale un nuovo e diverso osservare valutava ciò che, per ora, riusciva a scorgere della possibilità universale. Quel vedere era solo il primo passo mosso verso l'ignoto, e lui lo capiva allo stesso modo di un bimbo che sente il bisogno di muovere anche l'altro piede dopo aver spostato il primo verso il centro di sé.

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6 commenti:

  • massimo vaj il 30/05/2014 09:25
    Intendevo un suicidio letterario, sai... di quelli che quando ci si rilegge ci si chiede: "Ma chi me lo ha fatto fare di voler mostrare, tutta intera, l'ampiezza dei miei limiti?"
  • eleonora il 30/05/2014 09:05
    sarebbe un suicidio per chi vuol credere nella morte...
  • massimo vaj il 30/05/2014 05:42
    Non scriverò tante storie come questa, perché scrivere del Mistero in modo diretto è un suicidio, per chi vorrebbe comunicare l'incomunicabile
  • massimo vaj il 30/05/2014 05:39
    È poco scorrevole l'argomento, perché è arduo parlare di realtà che non sono alla portata di comprensione della maggioranza delle persone. Scrivere cercando di disegnare linee definite, attorno a ciò che non ha contorni, presenta problemi di difficile soluzione.
  • eleonora il 29/05/2014 23:28
    argomento interessante... spero che scriverai tante storie come questa. è piacevole leggerle.
  • Kloomb il 29/05/2014 19:22
    Non male, ma a tratti diventa leggermente poco scorrevole.

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