accedi   |   crea nuovo account

La vera morte

C'è una morte che ha effetti superiori, e ben più tragici di quelli che libera il morire del corpo, perché questa morte costringe a morire anche l'intelligenza individuale, abituata a formulare ipotesi attorno alle ragioni che motivano l'esistenza. La morte che accomuna tutti premendone il futuro contro lo stesso destino, invece, lascia viva l'intelligenza usuale, la quale non cambia se non nella consapevolezza dell'avvenuta morte del corpo fisico. Quella che tutti attende non è una morte chiacchierona, lo sa che non potrebbe convincere sulle verità che le intelligenze non hanno avuto, nemmeno in mezzo alle turbolenze della vita, la capacità di comprendere.
L'intelligenza individuale è costretta a morire per il suo aver cambiato il piano di realtà, che da individuale è divenuto universale. L'intelligenza universale non formula più ipotesi, non ha più idee che le appartengano, e non inventa la verità perché essa "vede" direttamente la verità senza la mediazione della mente e del pensiero analitico, attraverso l'identificazione e l'assimilazione in una sovrapposizione interiore che annulla la distanza che separa il conoscente dalla realtà conosciuta. Chi è morto da vivo è ancora in un corpo vivo, ma la sua esistenza, sempre che lo voglia, non sarà più la stessa di prima, perché chi vede la Verità nella Certezza assoluta ne conosce i princìpi in modo assoluto. Questa morte è chiamata "Opera al nero" dagli alchimisti, è la morte iniziatica, ed è la vera morte per la quale all'egoismo cominciano a tremare le ginocchia.

 

1
2 commenti     0 recensioni    

un altro testo di questo autore   un'altro testo casuale

0 recensioni:

  • Per poter lasciare un commento devi essere un utente registrato.
    Effettua il login o registrati

2 commenti:

  • massimo vaj il 07/06/2014 11:46
    Ogni personalità individualizzata nell'esistenza è molto più di quanto il nostro essere uomini ci mostra, e la centralità di ognuno è identica per tutti perché è l'unità dell'Assoluto che si riflette nella unicità di ogni essere manifestato nella molteplicità. È questo centro, chiamato sé, che si ama quando si ama, ed è la superficie chiamata ego che dà motivi per essere detestata. Chi muore cambia, con la trasformazione data dalla morte, il proprio stato, ma è sempre quella centralità che si manifesta nella molteplicità delle sue forme riflesse nel capovolgersi della Verità unica in tante verità relative, ed è la centralità alla quale diamo il nome di Dio.
  • eleonora il 07/06/2014 08:50
    ho scritto una poesia sulla morte... forse un giorno la pubblico. mi è capitato più volte di guardare un corpo morto e non vedere niente.. in quei momenti prendevo coscienza che chi amavo era ancora vivo.. questo mi ha sempre dato conforto.

Licenza Creative Commons
Opera pubblicata sotto una licenza Creative Commons 3.0