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Una domenica d'ottobre

Andrea si svegliò presto quella mattina, aveva programmato la visione della gara delle moto, in realtà se ne dimenticò e l’aprire gli occhi fu simile agli altri giorni,
uno sguardo al vuoto latente della stanza,
un mormorio, un segno di vita, qualcosa che potesse far pensare alla presenza di qualcuno;
no, non c’era nessuno in quella camera che in passato aveva visto molte storie, si aggiustò appena i capelli, anche per constatare se ce ne erano ancora, perché da qualche tempo troppe persone si stavano preoccupando dei suoi spazi vuoti sulla testa; in breve tempo si spostò in bagno, dove ancora una volta mancava la luce, non poteva incazzarsi con nessuno poiché era tutto frutto della sua pigrizia.
Tornò a letto per analizzare la notte appena trascorsa, e concluse che non se la era giocata bene con quelle due donne, forse bastava ancora un po’ di vino per poi portarle a casa sua e giocare d’astuzia con la loro astinenza dal sesso, invece no le riaccompagnò a casa loro, pensando di farsi un panino con il kebab dal “ lurido” in fondo alla tangenziale; in realtà non fece nulla poiché gli tornarono a mente i cazzo di commenti sul suo aspetto decisamente inquartato degli ultimi tempi.
Tornò a casa presto e si accorse con il solito fastidio, che la sua ex-amante era a casa con il suo nuovo fidanzato, smoccolò qualcosa prima di accendere le luci della casa profumata di menta, gelsomino ed incenso, non si sa mai, alla donna piacciono i profumi, ma soprattutto piacevano a lui, che non sopportava l’odore delle cene nelle case.

>La notte odorava di sesso.. l’aria era impregnata di disperazione.. correre via.. agitarsi in autostrada.. luci veloci.. fuoco nel corpo.. tanto freddo fuori.>

Le strade di Torino erano tutte uguali, in centro Andrea alle 3, 30 trovò Lola, nera con i capelli lunghi, l’aria stanca e gli occhi vissuti, non se ne curò e si fece accompagnare in una mansarda, e lì la inculò davanti ad uno specchio, lasciando prima i soldi sul tavolo.
Uscendo Torino sembrava più bella con le sue luci gialle ed il freddo pungente… mangiando salsiccia ai Murazzi, lo sguardo cadde sul Po incurante delle disgrazie altrui,
e pensò “ma che cazzo gliene frega ad un fiume se tu stai morendo d’amore”

 

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8 commenti:

  • Giorgia Spurio il 14/10/2009 16:40
    racconti quel pezzo di vita, di società che esiste anche se facciamo finta di niente.

    complimenti!
  • elio roberto rinaldi il 11/08/2009 22:32
    bene
  • Anonimo il 21/02/2009 09:25
    Tristezza e solitudine in una Torino che pensa ad altro. Spero che le cose ti siano cambiate.
  • Andrea Exiohouse il 11/04/2007 21:01
    Caro egon anche io non avrei voluto scrivere questo racconto ma alle volte la vita si prende gioco di noi. Comunque grazie per l'intervento.
  • Egon il 11/04/2007 01:59
    parli di una realtà che non voglio conoscere

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