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Una giornata particolare

Era nell'aria, lo percepivo distinto. Arrivava a zaffate, un misto di stallatico e di fiori di campo. Eppure la fattoria era un po' lontana. Mi giungeva forte e corroborante alle narici tanto da aprirmi i polmoni e costringermi ad inspirare come se fosse un balsamo all'eucalipto. Guardai lontano davanti a me. Potevo distinguere il tetto rosso della stalla nella piana coltivata a grano. Tra gli uomini che raccoglievano le spighe a fasci doveva esserci Vittorio, il buon Vittorio, amico d'infanzia e di divertimenti nel Casino della Sora Lella. Che spasso a pizzicare le ragazze, come se dovevamo tastare la morbidezza di una caciotta! E ce n'era di morbidezza sparsa sui corpi dalle forme ben tornite. Una ragazza, col nome d'arte Mara, si mostrava meno schizzinosa delle altre o almeno si compiaceva di compiacermi, sbottonandomi i calzoni di velluto alla zuava nel salire gli scalini che portavano alla camera da letto. Vittorio se ne portava due con lui perchè diceva che era l'ora della mungitura... Sembrava un toro da monta e le cocottes uscivano malconce dopo una notte di bagordi. Mara era delicata e faceva l'amore con me come se fosse veramente innamorata. La rispettavo ed ero forse un po' invaghito di lei che mi chiedeva di sposarla. Era una brava ragazza, sebbene facesse la vita per campare, ma io non volevo legami nè tanto meno con una come lei.
Il ricordo di me e Vittorio si dissolse come fumo al sole quando sentii giungere sulla strada un camion carico di SS. Lo precedeva un'auto con degli ufficiali tedeschi. affiancata da due motociclisti. Potevo distinguere meglio perchè mi ero avvicinato ed ero al riparo di una grande quercia. In un gran polverone il camion si arrestò ed i soldati scesero in fretta ubbidendo agli ordini del maggiore che si scrollava di dosso la polvere battendo il frustino sulla giacca e gli stivali. Gli uomini che mietevano il grano si fermarono incuriositi, poi capirono la gravità del pericolo e iniziarono a correre tra le messi nel tentativo di scampare alla retata. Vittorio, che riconobbi per la camicia a quadri rossi e bianchi, urlò incitando i contadini a fuggire e poi corse verso il fienile. Le prime raffiche delle mitragliatrici si confusero alle alte urla del maggiore, ma non si persero d'animo e falciarono tre degli uomini che correvano a fatica tra le spighe. I loro corpi scomparvero risucchiati dalla terra. All'improvviso vidi uscire Vittorio che imbracciava un fucile mitragliatore. L'azione fu fulminea ed alcuni soldati tedeschi si arresero alla raffica di proiettili, accasciandosi al suolo.
Mi sembrò di assistere ad una mattanza, ma non potevo fare nulla, disarmato com'ero.
Poi una rosa rossa si disegnò all'altezza del cuore sul petto di Vittorio che si contorse prima di cadere nella polvere. Il mio amico era morto. Alcune donne uscirono dalla casa colonica strillando e invocando il nome dei mariti. I soldati superstiti le bloccarono minacciandole con le armi, mentre loro non smettevano di gridare e di piangere. Fu allora che due giovani donne furono trascinate nella stalla dove subirono violenza. Le altre furono passate per le armi, vittime innocenti, colpevoli assieme ai loro mariti solo di avere nascosto e protetto degli ebrei in fuga da Roma verso la Toscana. Dalla casa colonica uscirono i membri della famiglia ebrea, stanati dai tedeschi che li portarono via sul camion.
Sull'aia davanti alla fattoria spiccava la camicia di Vittorio coi quadri rossi e bianchi.

 

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5 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • Giuseppe B. il 13/07/2015 07:27
    Il titolo di Scola in uno svolgimento Rosselliniano. Molto neorealista, pochi fronzoli, poco indugio sui particolari. Cronaca essenziale di una morte annunciata.
  • Rocco Michele LETTINI il 23/06/2014 16:20
    Una giornata che non passa inosservata... Piacevole sequela...

5 commenti:

  • Fabio Realacci il 01/09/2015 17:25
    Un esempio di autarchia in un sito anarchico.

    La processione

    La processione dei fedeli smise di serpeggiare per il ripido sentiero tra due ali di cespugli e ulivi. Il parroco alzò in alto la croce col Cristo ligneo, lucido ai raggi del sole del mattino, arrestando sia lo strascicare dei passi sia le monotone litanie. Come se si fossero risvegliate da un sogno ad occhi aperti, le donne avvolte negli scialli neri si accorsero in ritardo dell'improvviso silenzio e si udì l'eco di alcune preghiere che alcune di loro continuarono a recitare. Poi fu un silenzio uniforme che faceva a gara con la pace profonda del luogo.
    Don Coriolano si voltò verso i fedeli e li benedì, prima di varcare la soglia di marmo della chiesetta dedicata alla Vergine del Rosario. Entrare nel luogo sacro fu un'ardua impresa a causa dell'esiguo spazio dell'unica navata e chi seguiva da vicino il Cristo ebbe la fortuna di occupare le poche panche.
    Sembrò che per un miracolo fossero sospinti quasi a sollevarsi per aria per posizionarsi sugli scomodi sedili, mentre le porte della chiesetta facevano da imbuto per escludere donne, uomini e bambini che s'imbottigliarono dapprima con lievi lamenti, poi con alte grida di rabbia e di dolore. Il sacrestano fu afferrato dalle mani di chi voleva aggrapparsi a qualcuno per avanzare e superare la strettoia. Il pover'uomo gridò di lasciarlo stare e di calmarsi, ma l'insipienza di alcuni esagitati lo ridusse a mal partito per graffi, sberle e calci. Adelina, la vecchia madre di Ruberto Scaranzi, sembrava che fosse sul punto di dividersi a metà, tanto brutalmente veniva tirata allo stesso tempo sia all'ingresso sia all'uscita della chiesa. Levò alti gemiti, prima di perdere i sensi e che il figlio riuscisse a sottrarla alla brutalità dei fedeli. Poi l'adagiarono su una panca, ma non diede segni di vita e spirò in breve accompagnata dalle grida di don Coriolano che cercava di esortare alla calma. Allora, come se Dio avesse rivolto lo sguardo verso il luogo sacro, si levò un forte vento e iniziò a piovere a dirotto a dimostrare come la pietà divina possa mutarsi in una giusta punizione.
    Fu il fuggi fuggi di coloro che erano rimasti fuori, cercando riparo sotto gli alberi o nelle grotte vicine. Molti si dispersero a causa delle tenebre improvvise, caddero per terra o nei dirupi, calpestarono alcuni malcapitati e morirono affogati nel vicino ruscello che s'era spaventosamente ingrossato.
    Fu eretto in seguito un piccolo tempietto di pietra con l'effigie di Maria Santissima che dimostrava di saper essere sempre pietosa della stoltezza e delle atrocità umane.
  • Stanislao Mounlisky il 10/06/2015 05:54
    Mi ha fatto venire in mente il film "La notte di san Lorenzo", dei Taviani. Simile l'atmosfera, simile il contrasto tra leggerezza bucolica e bestialità sanguinosa. Complimenti. Stan
  • Fabio Realacci il 24/06/2014 09:59
    La morale del racconto spicca eloquente nei vostri partecipi commenti. Condivido la vostra reazione agli orrori della guerra, ma noi ne abbiamo solo sentito dire, mentre giustifichiamo oggi che i nostri soldati vadano a morire per una causa falsa. Un tempo i sovrani e i generali assistevano alla battaglia, mentre le pedine morivano come le mosche. Mi sarebbe piaciuto che alcuni Premier fossero andati loro a dirigere le operazioni di pace... e a rischiare la loro superflua vita.
    Ma questa è un'altra storia... di falsa morale.
    Grazie.
  • Teresa Pisano il 24/06/2014 06:36
    Lo sfondo di questo racconto, la quiete del paesaggio campestre, lo scandire di una vita spensierata, semplice, permeata di odori che si imprimono nella memoria, rende ancora più atroce l'azione crudele di quegli uomini; come una pennellata di nero su un foglio color pastello...
    Chi non ha vissuto questa esperienza può solo usare l'immaginazione e sentire percorrere un brivido freddo in tutto il corpo, ma non potrà provare il terrore di quei drammatici momenti... ciò e' bene... mi auguro che mai, mai si debba rivivere questo... ma sappiamo bene che oggi accadono atrocità più terribili in quegli angoli di paradiso che dovrebbe essere la famiglia...
  • Aldo il 23/06/2014 17:39
    Hai scritto giusto: certi atti si chiamano esattamente "mattanza, crudeltà genocidio, terrorismo" e tutto ciò che può definirei disumano.
    Nessun cuore riesce a liberarsi dell'idea della guerra... in guerra, sicché ci si comporta da carnefici del proprio prossimo, anche se il giorno è prima era il tuo amico migliore. La malvagità organizzata copre qualunque caso di coscienza. Come le giustificazioni criminali dei famosi "criminali di guerra " nazisti. Il senso del dovere... criminale! Quando entriamo in guerra con qualcuno la chiamiamo "guerra santa", e le chiese e i pulpiti si riempiono dei
    più ferventi fra i credenti.

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