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Lettera numero 24: Tra miseria e Fortuna

Tra miseria e fortuna

Ho un amico color paglierino di fronte a me, più o meno all'altezza della bocca. Si chiama "Isle of Jura 21 Years old" e trattasi di un amico whisky (scozzese ovviamente visto che termina con "ky" finale a dispetto dei colleghi americani o canadesi che terminano in "key"). Vellutato, equilibrato e persistente: un magnifico esemplare tremendamente intenso e giustamente caro.

Mi sento povero questa sera ed è una sensazione sgradevole.

Naturalmente non parlo di soldi, quello sono l'ultimo dei miei pensieri perché come quasi certamente tutti o quasi sapranno, i guardiani di fari sparsi per il mondo vivono con poco: qualche emozione per lo più. Preferirei essere semplicemente triste per una circostanza o magari un po' adirato: ma non è questa la sensazione.

Alterno rimpianti a sgradevoli constatazioni su me stesso e sulle mie incapacità di svendere quel poco di realismo che il buon Dio mi ha dato, con qualche strampalato sogno che inevitabilmente scioglie le sue ali di cera avvicinandosi al calore.

Non so come e non so perché, l'ultima ancora femminile che mi incollava ad una pseudo esistenza in quel di Scozia (Jenny), è diventata probabilmente la valchiria per qualcun altro, visto che non mi ha più ceercato da oltre un mese.

Per citare un ex collega siculo "non è chistu u probblema". O forse si.

Ho in pugno un cucchiaio con il quale scavo impossibili gallerie dirette al mio cuore. Intaglio me stesso nel peggiore dei modi raccomandabili: molto e male rifacendomi involontariamente al masochismo così tipico del primo movimento punk del finire degli anni settanta.

Siamo presumibilmente creature solitarie, ma non riesco ad accettarlo probabilmente perché la mia voglia di amare è molta e giunto alla fine del settimo bicchiere, sono fermamente convinto sia stato uno spreco aver infuso anche solo un pizzico di questo sentimento in me.

L'alcool non affoga alcun dispiacere e meno che meno lo può fare un distillato così buono che, al limite, accentua l'amarezza di alcuni pensieri solo per il fatto di essere così dannatamente buono.

A questa prefazione del nulla segue ancor meno.

L'impeto spasmodico delle onde su una barca ormeggiata in un pomeriggio burrascoso.

Il roboante ed impetuoso frastuono della pioggia intensa sulla lamiera della baracca di un povero disgraziato.

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1 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • LIAN99 il 25/06/2014 20:23
    La recensione anonima è di LIAN99
  • Anonimo il 25/06/2014 20:21
    Composizione molto apprezzata per lo stile e la capacità narrativa, giocata sul filo di un'ironia sottile, a volte amara e dissacrante. Piaciutissima l'ambientazione sapientemente descritta e gli spunti di riflessione offerti. Bravo.

1 commenti:

  • Andrea il 25/06/2014 22:27
    Grazie mille per il tuoi interesse e per i tuoi complimenti. Ti auguro il meglio

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