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E venne il male 3

Dal diario del piccolo Marco

04/12/1998



Era un teatro maestoso, quello dove mi avevano invitato a vedere i pazzi. Aveva un'enorme palcoscenico, sul qualche c'erano due maestose poltrone con i poggioli in stile vittoriano e ricamate di tela rossa,
Era lì che ci invitarono, in tanti, a vedere i pazzi... il pazzo... soprattutto.
All'entrata incontrai un nostro amico in comune ( mio e del pazzo), ci salutammo, con entusiasmo e gioia di rivederci e ci avviammo ai nostri posti.
La sala per i spettatori era enorme, noi eravamo in una seconda sala che stava dietro quella principale e più rialzata, come un teatro romano. Entrambe le sale avevano una capienza di mille persone.
Arrivarono due uomini grossi, alti e vestiti con tute arancioni. Uno di loro prese un pazzo e lo scaraventò sulla poltrona che dalla nostra prospettiva era quella di sinistra. Il pazzo si distese inerme sulla poltrona, aveva gli occhi sbarrati e la lingua di fuori, era imbottito di farmaci.
Il secondo omaccione invece strattonava e maltrattava il secondo pazzo, quello che noi conoscevamo, e che eravamo accorsi a vedere, e dopo un momento in cui sembrava che il nostro folle amico stava cercando di ribellarsi e divincolarsi dalla presa dell'uomo, venne anch'egli sbattuto sul secondo divano e anche lui si accasciò inerme su di esso, sembrava che la vita fosse lentamente uscita dal corpo, una sagoma azzurrina, che scavalca e scende dal corpo, come un ragazzo scavalcherebbe la finestra della camera della fidanzatina per non farsi vedere dai genitori apprensivi di lei.
La madre del pazzo, anche lei pazza, il giorno prima mi aveva chiesto di smantellare una parete della casa dove vivevano lei e il figlio malato. Ma quello era un lavoro che di certo io non potevo fare.. chi ne capiva niente di muratura e restauro? Dunque ad un tratto il soffitto della stanza cominciò a inclinarsi, piegarsi e ondeggiare, quasi fosse un lenzuolo e la donna venne spazzata via insieme a tutta la casa, io invece aprii gli occhi, dopo averli chiusi in un instante, e mi ritrovai di nuovo in quel cavolo di teatro crudele e pieno di angoscia, era un sogno dal quale volevo assolutamente svegliarmi, immediatamente, ma non ci riuscivo. Era un sogno che mi metteva tanta tanta disperazione e tristezza, perché conoscevo quel ragazzino, senza vita, inerme, sul grosso divano rosso ricamato in stile vittoriano:era un altro ragazzino della mia classe.
Nel mio sogno inoltre c'era Elly che camminava lungo una stradina di brecciolino, e io la guardavo dall'alto, non so' da dove precisamente, so solo che ero abbastanza in alto, una buona decina di metri, ma non avevo paura ( io soffro di vertigini ).
Elly imprecava e gridava, e rincorreva altri bambini.

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