username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Agonia di un istante

Viene il ratto silenzioso, passi brevi ma decisi. Appena appena sento il ticchettio dei suoi passi che lentamente scandiscono la mia rovina. Atterrito aspetto. È vicino, sempre più vicino, sento già il suo respiro affannoso e il suo muso solleticare i miei piedi. Non devo fare nessun movimento. Atterrito esito. Vorrei con un calcio scagliarlo via, lontano dai passi miei. Ma lui è li, che si disseta del mio sudore e banchetta delle mie paure. Non respiro. Si avvinghia alle mie gambe ed inizia la sua scalata. Tremo. Questo non fa altro che aumentare la sua presa; le sue unghie sprofondano sempre più nella carne. Vorrei urlare. Ma il grido mi si soffoca in gola. Ora è sul mio petto; il cuore palpita talmente forte e veloce che, la bestia sobbalza ad ogni battito. Sto per vomitare. Ora è sulla spalla, digrigna i denti nel mio orecchio: vuol farmi impazzire. Quasi svengo. Ansimo a bocca spalancata; ideale per ricevere più ossigeno o, per fornire un'entrata ad un gigante roditore. Il pelo, viscido, sulla mia lingua, le zampette che graffiano la mia gola. I conati si fanno sempre più forti, così come sempre più prepotente è il tentativo del ratto di infilarsi nelle mie viscere. Dalle mie labbra pende la sottile coda del mio ospite e, come fosse uno spaghetto che viene risucchiato... Puff! Scompare... Il dolore vero è in gola, poi nella trachea, lui scava, scava e scava ancora. Ma ora, che si trova all'interno del mio petto, non scava più. Sono ben altre le lame che usa per farsi spazio: denti, lunghi, affilati, che riuscirebbero a tagliare il ferro. Le mie interiora sono burro a confronto. Tossico. Se prima era saliva ora è sangue quello che esce dalla mia bocca. Devo dunque morire così? Mentre mi pongo questa domanda, in ginocchio, dinanzi ad una pozza di sangue, così scuro che posso specchiarmici, qualcosa si impossessa del mio braccio. Una forza sovraumana lo spinge verso la mia bocca, e ancor prima ch'io possa rendermene conto la mia mano è gia in gola. Scivola giù, sempre più in profondità finché, afferra qualcosa. Non saprei dire se si tratta di qualche viscere oppure se è l'essere malvagio, ma con certezza inizio a tirare. È lui. Si dimena, si contorce, mentre cerco di estrarlo dal mio corpo. Si avvinghia alle mie budella pur di rimanere lì dentro. La presa è sempre più stretta e tiro con più decisione. Strappa tutto: capillari, nervi, corde vocali, fino ad arrivare alle tonsille. Meglio di un chirurgo; prima l'una poi l'altra e non avrò mai più tonsilliti, non che questo abbia importanza dato che fra qualche istante le malattie non avranno più alcun peso sulla mia salute. Vedo gia le sue zampe posteriori muoversi nervosamente fuori dalla bocca e, dopo avermi scorticato la lingua, l'unica cosa che resta dell'animale all'interno della cavità orale è la sua testa. Non ho mai desiderato morire a digiuno. I denti si serrano, la ghigliottina decapita il non certo nobile animale. Prima che il resto del suo corpo cessi di vivere ho già inghiottito il capo. Ho vinto! Ho sconfitto il nemico! Mentre grido nei miei pensieri questi canti di vittoria, la mia testa sbatte rumorosamente sul pavimento. Quel sorriso idiota, colorito dal sangue mio e del mio nemico rimarrà l'immagine di quel che lascio in questa vita. Freddo, sul pavimento, immerso nel sangue, mi godo gli ultimi atti dell'agonia; finché gli occhi non si chiuderanno e non sentirò più il mio respiro.

 

0
2 commenti     0 recensioni    

un altro testo di questo autore   un'altro testo casuale

0 recensioni:

  • Per poter lasciare un commento devi essere un utente registrato.
    Effettua il login o registrati

2 commenti:

  • Giovanni Graff il 12/07/2014 23:31
    direi che è una semplice descrizione di uno stato d'essere... nessuna pretesa.
  • Ellebi il 11/07/2014 14:30
    Esempio di horror estremo? Ben scritto, se è per questo, ma sarebbe meglio costruirci un minimo di trama. Un saluto

Licenza Creative Commons
Opera pubblicata sotto una licenza Creative Commons 3.0