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Il casolare

§ I

V****a è un posto sperduto, distante dalle aree metropolitane e cittadine. Un luogo tra alte colline scoscese, popolato da poche migliaia d'anime e attanagliato dalla noia di una vita priva di sorprese.
Il 28 di luglio Marco e Mariagiovanna s'incontrarono prima con Luigi e poi con Rita. Si trattava di quattro giovani studenti universitari fuori sede e squattrinati, come tutti gli studenti universitari, così niente vacanze se non per ritornare a trovare i genitori anziani, al paese. Ma erano lieti di rivedersi e si incontravano tutti i giorni, a quell'ora. Sedevano all'aperto, ai tavolini dell'unico bar con i tavolini all'aperto e prendevano la limonata. Un piacere che era diventato un'abitudine ulteriore. Il 28 di luglio di quell'anno, cadde in un periodo di caldo torrido e poiché V****a dista dal mare centinaia di chilometri, l'unico ristoro era costituto dagli alberi e dalla loro ombra rinfrescante.
< Ragazzi, fa troppo caldo qui. Andiamo alla radura, dài > propose qualcuno.
< Sì, veramente, fa troppo caldo, andiamo. >
I quattro ragazzi lasciarono il bar della piazza e montarono sull'automobile di Marco, parcheggiata poco lontano. Dopo poco meno di un quarto d'ora, arrivarono in un luogo che erano soliti frequentare, per appartarsi a pomiciare o fumare, bere birra e chiacchierare all'ombra di alcuni alberi di noce dalle chiome ampie. Per arrivare alla radura, come erano soliti chiamare il posto, bisognava arrampicarsi per qualche chilometro su per un'erta che poi sboccava in un altipiano circondato da colline basse dalla vegetazione incolta. I ragazzi si diressero verso i grandi alberi di noce che li accolsero nella frescura. Sospirando di sollievo, si sistemarono e cominciarono a rollare e aprir lattine, sorridendo rinfrancati.
Non appena cominciarono a girare le cannette e le prime lattine furono schiacciate tra le mani, il tempo atmosferico cambiò bruscamente e severamente. D'improvviso il cielo, fino a un momento prima, terso e sgombro di nubi si coprì di cumuli scuri, molto rapidamente ed in assenza di vento che evidentemente, data la velocità dell'accadimento, spirava forte ad alta quota.
< Raga', ma non è che viene a piovere?>
< Ma no, c'era quel sole prima. Poi, hai visto mai...>
< Se non passa in fretta e continua ad ammassare nubi - disse Luigi - viene a piovere di sicuro.>
Mentre ragionavano così, iniziarono a cadere le prime gocce. I ragazzi si strinsero attorno agli alberi ma la pioggia aumentò celermente fino a diventare un vero e proprio diluvio.
< Santo cielo, ma che è? una di quelle bombe d'acqua?> fece Rita.
< ehi, corriamo, raggiungiamo la macchina> esortò Marco
< come facciamo? s'è fatto un fiume sul sentiero - rispose Luigi - ci vorrebbe una canoa o un copertone>
La pioggia caduta in poco tempo ma in enorme quantità, cominciava a scavare rivoli e l'erta, diventata una discesa ripida, andava sempre più trasformandosi in un ruscelletto.

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2 commenti:

  • antonio ciavolino il 21/08/2014 19:58
    Ti ringrazio per l'apprezzamento, Ellebi.
    Il disordine che hai notato, è stato voluto per rendere il contesto straordinario e di forte stress, chiaramente, al quale i protagonisti vanno incontro già all'inizio. L'appunto sul troppo 'urlare', è decisamente opportuno e ne approfitterò per trovare sinonimi e allegerire, del che te ne ringrazio di più.
  • Ellebi il 20/08/2014 00:24
    Forse un racconto fra il fantasy e la fantascienza, non saprei bene. Però l'idea mi pare buona e anche lo sviluppo della narrazione era buona; ho avuto l'impressione tuttavia, di un certo disordine compositivo, dovevano forse essere più accurati i dialoghi, e trovati alcuni termini alternativi ( urlo, tutti urlano soltanto in questo racconto) ma complessivamente si tratta di un bel racconto, e a me è piaciuto. Complimenti e saluti.

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