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Distretto Di Polizia (Invenzione) Parte 5

Sabato... uno dei tanti giorni attesi dalla gente, ma non per Ira... che se ne stava sul grande letto matrimoniale, a dormire. Il suo cellulare iniziò a squillare... Comparì il nome di Anna. Ira rispose al telefono con voce un po' assonnata. "Buongiorno guerriero! Come va? Io, Mauro, Roberto e Germana stiamo in giro, vuoi venire dormiglione?" - "Va bene, però ci metterò un pò... quindi, nel frattempo che mi preparo, se volete potete salire. Dove vi trovate esattamente ora?" - "Sotto da te!" - "Perfetto!" Rise Ira aprendogli il portone e la porta di casa. I quattro entrarono a casa di Ira salutandolo. "Sedetevi, io torno subito!" Disse Ira andandosi a cambiare. Appena finì e uscì dal bagno, Anna lo seguì sussurandogli all'orecchio: "Ho visto ieri come ti guardava la sorella del commissario." Sorrise. "Perchè? Come mi guardava?" - "Come una che si è alterata perchè non ricambiavi il suo sguardo." - "Ma dai, per favore Anna... non mi dire queste cose perchè mi fanno imbestialire... non è piccola ma nemmeno grande, ma rispetto a me non è e basta... è normale che non la guardavo!" Disse serio Ira. "Sarà... ma secondo me ieri sera eri tu il motivo per cui lei era fuggita via e tu trovi ogni scusa pur di non dire che è vero. Non ci sarebbe niente di male... E poi tu sei un bel ragazzo e lei ha solo diciotto anni, è normale che può notarti. Sopratutto i tipi un po' misteriosi, alle ragazze di oggi, intrigano." Raccontò Anna... Ira evitò l'argomento e andò dagli altri. "Pronto? Andiamo?" Chiese Mauro guardando Ira arrivare con Anna. "Pronto!" - "Comunque bella la casa" - "Grazie maurè!" Rispose Ira con un sorriso uscendo di casa con gli altri.
Nel frattempo, Giulia era al Distretto ad interrogare quei cinque ragazzi che sicuramente avevano provocato loro l'incidente al ragazzo. Ma non ne aveva la piena certezza e quindi toccava rimettersi a pensare. Otto ore dopo, ritornarono Roberto, Germana, Mauro, Ira e Anna ad ognuna delle loro case... Si erano fatte le sette del pomeriggio ed Ira ne approfittò per andar a comprare un giornale in edicola. Mentre Anna, riempita di cose da fare, decise di far il regalo di compleanno alla madre. Non ha mai avuto uno di quei rapporti "uniti" con lei, ma forse questa sarà la svolta... Passata la giornata, arrivò domenica... La sveglia di Ira suonò alle sette e mezza. Il commissario lo aveva chiamato per svolgere un caso con Vittoria e Giuseppe che aveva una certa importanza... Si trattava di sole due ore e poi poteva ritornare a casa. Appena vestito, fece un salto al commissariato... Anna lo chiamò dal cellulare, ma lui rifiutò la chiamata. Arrivato al distretto, andò verso Giuseppe e Vittoria. "Ciao Ira, come va?" - "Tutto bene, voi?" - "Tutto bene." risposero Vittoria e Giuseppe. "Senti Ira, il motivo per cui ti abbiamo chiamato oggi è perchè dovresti aiutarci in una storia un po' delicata... Si tratta di una ragazza... una ragazza di nome Eva, che è entrata da poco nel giro della prostituzione. Io penso che tu riusciresti a convincere questa ragazza a smettere. Se te la senti, iniziamo domani." - "Va bene, ma che dovrei fare esattamente?" - "essere solo un buon amico con lei e cercare di non farti vedere il meno possibile dalle guardie che la proteggono... non credo che la prima volta ti dia retta e smetta, penso che ci vorrà un po' di tempo... per questo ti dico di diventarci amico" - "Va bene, allora domani mi dite tutto..." - "Ok, grazie Ira!" Risposero Giuseppe e Vittoria salutandolo. Ma nel momento che uscì da quella stanza, Sabina era lì davanti a lui. "Ciao..." - "Ciao." - "Ti puoi fermare due minuti?" - "Ho un po' di cose da fare, non posso... scusa" Rispose Ira. "Senti, vediamoci alle nove vicino al campo da calcio", ma Ira anche non essendo d'accordo, vide andare via Sabina in un lampo. In quell'arco di secondi, venì Anna all'entrata del distretto. "Ma perchè rifiuti le mie chiamate?" Chiese con aria interrogativa. "Giuseppe e Vittoria mi dovevano chiedere una cosa. Comunque non sono obbligato a dirti tutto." Rispose Ira con un tono irritato. "Infatti non sei obbligato... non sei obbligato a niente. Ti volevo solo chiedere come stavi, ma evidentemente ho sbagliato giorno. Con te si sbaglia sempre giorno." Concluse Anna andando via. Ira ritornò a casa, non aveva tempo di discutere... Iniziò a piovere... dopo cena, era lì, vicino al campo di calcio. Senza dare nell'occhio, osservava cosa facesse Sabina e poco dopo se ne andò via. Sabina fece avanti e indietro per il marciapiede, aspettando la sua visita. Si fecero le nove e mezza, poi le dieci, e poi le dieci e mezza... Ma Ira non arrivò più. "Perchè non arriva? Perchè?" Si chiedeva Sabina tormentandosi se avesse sbagliato a fare quella domanda dell'uscita. E in quella pioggia, si sentiva come persa nel tempo. Guardava l'orologio ma niente. Non lo vide arrivare.

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