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Distretto Di Polizia (Parte 6 - Invenzione) Pierluigi Coppola

Il pianto di una donna è come una luna ricoperta dalle nuvole... si nasconde, ma sai che c'è. E lo stesso vale per le lacrime: le donne si nascondono quando piangono, ma sai che le loro lacrime possono cadere da un momento all'altro e non puoi fermarle. Sabina si sentì in quel modo... come una persona che volesse soltanto nascondersi dal mondo, perchè non riusciva a trovare niente di buono in esso.
Giulia si alzò dal letto andando a darle il buongiorno, ma la trovò giu di morale e strana. ''Tutto ok? Chiese Giulia interrompendo il silenzio. ''Sì, tutto perfettamente ok... Ho solo fatto un po' tardi ieri sera.'' - "Sabina è finita l'ora dei giochi... Tu lavori adesso, la sera lo sai meglio di me che devi rientrare a casa prima... è anche pericoloso per la tua età stare a quell'ora in giro di notte. Anche se siete un gruppo numeroso, qualche tipo strano lo trovi sempre per strada, lo sai. Hai diciotto anni ormai, dovresti saperle da sola certe cose, senza che te le ricordi io..." - "Ora mi stai dicendo che sono grande per capire... e allora perchè la stessa cosa non vale per Ira?"- "Ira è un concetto a parte, perchè non si sa quali intenzioni abbia con te, se provi un piccolo interesse. Non si sa nulla, e forse è meglio così... Perchè se non avesse intenzioni serie, farebbe meglio a starti alla larga. Non credi? E in più, alla tua età, non si hanno le certezze che hanno gli adulti." - "Forse sei tu che alla mia età non eri sicura... E pensi che gli errori che hai fatto tu, possono rifarli anche gli altri! Credi che da persona adulte si possa capire meglio, ma alla fine non è per niente così..." Rispose Sabina andandosi a preparare per andare a lavoro. Giulia rimase immobile, come se una ventata di freddo gelida le fosse arrivata tutta insieme in faccia, ostacolandole una via d'uscita. Nel frattempo, Ira arrivò al Distretto diretto verso l'ufficio di Giuseppe e Vittoria... ma prima di andare lì, si fermò da Anna... "Ehy." - "Finalmente ti degni di salutarmi." - "Hai da fare stasera?" - "Sono libera, perchè?" - "Ti porto al cinema!" - "E che vediamo?" Sorrise Anna. "Poi decideremo lì, a stasera allora!" Ira ricambiò il sorriso e raggiunse poco dopo l'ufficio di Vittoria e Giuseppe. "Ira... pronto per oggi?" Chiesero Vittoria e Giuseppe guardandolo. "Pronto! Ma dove si trova adesso questa ragazza?" - "Ora penso stia a casa, abita da sola... ha venticinque anni. La sorella, che è sposata, ci ha chiesto questo aiuto. Ovviamente, può andarci bene, come può andarci male. È difficile convincere una persona che è già entrata nel giro della prostituzione... però tanto vale provarci, no?" - "Giusto. Allora appena arrivo a casa della ragazza, vi faccio uno squillo." - "Va bene. Si chiama Filomena Cacci" Dissero, mentre Ira iniziò ad andare. Dopo un pò, il commissario venne da Anna... "Salve Gori, non so se già vi siete presentate... Lei è Federica. Dato che siete da sole a lavorare, ho pensato che per oggi potete lavorare assieme" Disse, presentandogli la nuova arrivata. "Ah, sì! Già ci siamo viste! Comunque non c'è nessun problema. Anzi, mi ha salvato da questi incubi di fogli che appena li guardo, non fanno altro che aumentare!" Rispose Anna facendo entrare Federica nell'ufficio. Dopo un paio d'ore, Ira arrivò a casa di Filomena e fece uno squillo al cellulare di Giuseppe, per avvertirlo che stava entrando. Suonò alla porta e Filomena aprì dopo un paio di minuti. "Ciao!" - "Ciao bello, hai preso appuntamento? Non mi ricordo di te... Hai una faccia familiare, ma non so dove ti ho già visto. Entra pure..." - "No veramente nessun appuntamento, io sarei..." ma prima che finisse la frase, Filomena lo fece sedere sul divano e gli saltò subito addosso. Iniziò a baciarlo sul collo, sfiorandogli con la mano i capelli e togliendogli la maglietta lentamente..."Anche se non sei un cliente, mi vai bene lo stesso, sai?" Ma dopo pronunciate queste parole, Ira la guardò bloccando la mano della ragazza. "Sono un poliziotto." Alla frase, Filomena si fermò e si tolse subito da sopra il suo corpo. "Senti, non andartene... è una missione quella che sto facendo. I miei colleghi mi hanno detto di fingere di essere tuo amico, di iniziare un amicizia con te... ma io proprio non riesco a fingere." - "Ma tu che vuoi da me?" - "Devo solo proteggerti e allontanarti da questa brutta storia." - "E 'questa brutta storia', come la chiami tu, ha il nome di 'prostituzione', vero? Beh, se è così, puoi anche andartene fuori da questa casa perchè non ho nessuna intenzione di seguirti e nè tanto meno di cambiare vita. Sto bene così. " Disse freddamente la ragazza. "Ah stai bene così? Ma come fai a fingere che questa vita ti piaccia? Che questa vita ti attiri?... Perchè pensi che io ci creda alle baggianate che dici? Io penso invece che tu fai questo lavoro perchè è l'unica cosa che ti è rimasta. Tua sorella, i tuoi genitori, ti hanno voltato le spalle... e da allora, ti affidi a questo lavoro... che hai la consapevolezza che non ti darà nessun amore sincero, ma comunque lo fai lo stesso." - "Ma tu che ne sai del mio passato? Voi poliziotti sapete solo leggere le storie delle ragazze su un foglio, ma poi il dolore... Il dolore non c'è mai scritto! Gli occhi che gridano aiuto, la pesantezza delle giornate, la mancanza degli abbracci... ma che ne sapete voi? Mi chiedo il perchè sono qui a parlare con uno come te che entra a casa mia come se mi conoscesse da tempo e mi indica quale vita scegliere." - "E tu sei la solita persona che sa solo tirar fuori le parole 'che ne sapete voi?'. Ma secondo te le altre ragazze che studiano, che lavorano, come hanno fatto?" - "è questione di fortuna." - "No, è questione di Volere. Che è ben diverso." Rispose Ira andandosene via... Passò per pochi minuti al Distretto dove raccontò cosa era successo a Vittoria e Giuseppe. Dopodichè nel momento che stava per andare... "Ira!" Si sentì chiamato, ma non avendo idea di chi fosse, si voltò... aveva una vaga impressione che fosse la sorella del commissario, appena si girò: non aveva sbagliato, aveva riconosciuto la voce anche se aveva parlato per pochi attimi. "Perchè non sei venuto ieri? Sono stata le ore ad aspettarti." Disse Sabina freddamente. "Ricorda bene: Io neanche ho fatto in tempo a risponderti che tu eri già andata via. La mia risposta non c'era. Che ti aspettavi che venivo con un mazzo di rose rosse davanti a te? O che ti implorassi di stare insieme a me? Ti aspettavi questo forse? Beh, da me queste cose non te le aspettare... nè ora nè mai. Con me non devi comportarti così..." - "E come mi dovrei comportare? Spiegamelo..." - "Lascia stare..." Disse Ira. "E comunque, se proprio lo vuoi sapere: non mi aspettavo nè mazzi di rose rosse giganti nè che tu ti mettevi per strada in ginocchio... Mi aspettavo solo una telefonata." Concluse Sabina andando via. Ira la raggiunse fuori, fermandola... "Scusa ma chi diamine ti credi di essere? Vieni al distretto e davanti a tutti mi chiedi le cose come se stessimo insieme... Le voci sai benissimo che potrebbero arrivare al Commissario. Tua sorella potrebbe vederci e non credo sarebbe molto entusiasta della scena che vedrebbe." - "Tu hai paura di mia sorella allora?" - "Sei solo una ragazzina..." - "Hai paura di mia sorella?! Avanti, dimmelo!" ma Ira non rispose e evitò di guardare Sabina. "Dimmelo, guardami in faccia e dimmelo se hai il coraggio!" - ''Smettila! Io a te non dico proprio un bel niente!'' - ''Dimmelo!'' - "Non ho paura di tua sorella, sei soddisfatta adesso della risposta? e ora scusa, ma devo andare." Disse Ira... i loro visi erano più vicini del solito, uno di fronte all'altro...''Mi chiedo solo se ho fatto bene o male ad aspettare uno come te!'' - ''Ti posso rispondere io se vuoi: hai fatto male.'' aggiunse poco dopo: "E un'altra cosa... fammi il favore di non cercarmi più. Ne ho abbastanza dei tuoi inseguimenti nel distretto e delle tue scenate senza significato. Tra due giorni ti dimenticherai di me, come fa ogni ragazzina del quartiere della tua età. " Finì la frase Ira, andandosene via... "Ma vai a quel paese." Rispose Sabina alzando il tono di voce, ma Ira era già andato via da un pezzo e non era potuto essere presente quando aveva detto quella frase. Si sbrigò ad andare al cinema, Anna lo aspettava lì... "Ben arrivato! Quanto siamo stati lenti oggi! Come stai?" Chiese Anna con un sorriso a trentadue denti. "Bene, grazie... un po' stanco. Tu, tutto ok? Che film vediamo?" chiese Ira tossendo. "Mah, io sarei indecisa tra un horror e un film d'amore." - "Horror, i film d'amore mi hanno già stancato." - "Mi devi dire qualcosa di cui ancora non ne sono a conoscenza per caso?" Chiese Anna con un sorriso... "Nulla di importante. Dai entriamo!" Sorrise Ira evitando l'argomento ed entrando con Anna al cinema. Appena pagarono i biglietti, si sederono nella sala. Dopo mezz'ora iniziò il film, avevano preso una scatola di pop corn. Era solo una scatola e già se la litigarono. Sabina ritornò a casa distrutta: a casa sua venne una sua amica che la consolò tirandola a sè per abbracciarla.

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