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UN BAR INCOMPRESO

C’era una volta, un bar che vendeva di tutto e di più. Infatti, tutto il paese, non riusciva a capire il motivo per cui il proprietario (un anziano di nome Mario) lo chiamasse ancora “bar Bistefani”
Bistefani era un riferimento per tutti i cittadini e turisti.
Un brutto giorno, però Mario morì, dopotutto aveva 98 anni e la città morì con lui……
Oggi la sua anima viaggia nell’infinito mondo, riservato ai morti.
Qui, Mario, conobbe una miriade di persone nuove, assassini, panettieri, casalinghe, muratori, preti, ascensoristi (tra cui uno che si chiamava Antonello) ecc.
Ma non fu soddisfatto della sua vita, in quanto non ebbe tempo di trasformare il suo bar in qualcosa di eccezionale.
Ma questo lo pensava solo lui, difatti tutti i suoi compaesani erano molto riconoscenti del suo lavoro.
Ma lui no.
Ed era questo che contava di più nella giuria dove si condannavano i morti, a vivere una vita migliore o peggiore.
Gli giurati avevano delle precise regole da rispettare, le seguenti:
1) controllare se il morto fosse contento o triste;
2) non essere corrotti (non si sa bene da che cosa, perché i soldi non esistono nell’aldilà);
3) non mangiare durante la grande decisione;
4) dormire solo dopo il loro, faticoso, lavoro.

Regole del tutto inutili lasciate a loro da un omino che passava di lì; ma loro credettero che venissero dal loro padrone.
Comunque stavamo dicendo, che i giurati non capivano la tristezza di Mario, ma dopotutto non lo capiva nemmeno lui, ed è per questo che decise di lasciar perdere tutto e fare finta di niente.
FINE

 

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