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Il prigioniero del solstizio

Il prigioniero del solstizio

La mattina del 22 giugno 2016, avvertito dalla sua domestica, cui non aveva aperto la porta, mi recai a casa del mio eccellente amico, l'Ing. Vincenzo Trapax. Io possedevo da lungo tempo una copia della chiave dell'appartamento, perché durante le sue periodiche assenze andavo a innaffiare i gerani e dar da mangiare ai canarini, insieme a mie collaboratrici a ore.
Entrammo dunque nell'appartamento, che non presentava segni di particolare disordine o altro che potesse far pensare a qualcosa di preoccupante, come una colluttazione, un furto o cose del genere. Notai soltanto che aveva lasciato sulla scrivania il cellulare e il portafogli, fatto insolito per le sue abitudini, come per quelle di chiunque, forse una partenza frettolosa, chissà.
Stavo per uscire dallo studio, quando qualcosa attirò la mia attenzione: alla lavagna di lavoro era attaccato un post-it su cui, vergate con la sua caratteristica, fitta grafia, c'erano queste singolari parole:
Lascio questo breve resoconto della mia folle scoperta a chi avrà la ventura di capitare per primo nel luogo dove ho vissuto e lavorato per lunghi anni, in vista di questo obiettivo che è ora, per mia sfortuna, a portata di mano. Questa è la storia della più terribile delle invenzioni: io, signori, ne sono l'artefice, lo sperimentatore, la quasi certa vittima. Sto per partire verso il più strano ignoto, in qualcosa che tutti crediamo di conoscere, ma che in realtà ci sfugge nella sua vera natura, nella sua infinità vastità e complessità. È in questo ingannevole, rassicurante infinito che io sto per immergermi, per perdermi nei suoi labirinti, da cui non so se potrò mai tornare. Ma mi rendo conto che ormai rinunciare significherebbe svuotare di senso la mia esistenza, devo affrontare il mio destino, è bene però che prima di andare lasci il mio monito a chi resta. Il sogno...
Il biglietto si interrompeva bruscamente qui, non gli detti naturalmente il minimo peso, considerandolo una spiritosaggine di Trapax, grande amante di scherzi e paradossi, che era certamente partito per uno dei suoi periodici viaggi per conferenze, simposi o sciocchezze del genere.
Passarono i giorni, le settimane, poi un mese, di Trapax nessuna notizia. Tentato invano di contattarlo mediante i nostri comuni amici e conoscenti, mi rivolsi infine alla polizia, che estese le sue indagini a tutte le possibili località in cui poteva ragionevolmente essersi recato, sia in Italia che all'estero, ma senza alcun risultato, sembrava svanito nel nulla.
La sua scomparsa mi turbò non poco, tanto più che dovetti restituire la chiave a lontani parenti e cercare un altro luogo per le mie... ma questo esula dalla storia, finché un giorno, riordinando riviste e giornali dell'ultimo trimestre, lessi una notizia sbalorditiva: "Un cittadino italiano, il prof. Vincenzo Trapax, ha tentato di suicidarsi a Calcutta, gettandosi sotto un elefante, salvato per un soffio da un eroico bramino di passaggio".
Dunque Trapax era vivo, sebbene in uno stato mentale gravemente alterato, a quanto pareva. Chiamai immediatamente il celeberrimo commissario Policoro, mio fraterno amico e segugio di fama mondiale, che m'invitò subito a cena a casa sua per discutere della misteriosa vicenda.

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