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Atomica

Una semplice radura, un cespuglio ed alberi secolari bruciati dal vento del nord.
Avvolti dalla nebbia del primo mattino trascorrevano quel che restava del giorno.
L'ultimo bagliore di luce impallidiva le pareti di una stanza vuota e fredda.

Due anime in attesa della buia sera si guardavano con curiosità
e si ascoltavano con interesse.
La musica iniziava come ogni sera piano con fischio acuto e continuo
in un crescendo forte e grave per poi trasformarsi in rumore assordante.

Quella non era la sera dedicata al balletto,
ma con la fantasia si lasciavano andare in strepitose giravolte
con i loro corpi esili ed emaciati, resi diafani dall'aria mortale.
Ricordi splendidi straripavano d'allegria e di bellezza.

Evocando scorci d'esistenza, il passato li rendeva forti ed immortali.
Lì, era possibile volare,
lì, non si incontravano ostacoli insuperabili,
lì, non c'erano catene ai piedi,
né pareti grigie, né porte di ferro che sbarravano l'uscita.
Lì, l'aria era leggera e pura.

Si respirava per un'ora alla settimana, a turno.
L'ultima maschera si era rotta quella mattina...

Aumenteranno i giorni
e diminuiranno le ore per ognuno.

Intanto il sole si era assopito.

 

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2 recensioni:

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  • frivolous b. il 14/10/2014 13:35
    ... come narratore sei davvero insuperabile... molto carico di echi novecenteschi questo tuo... apprezzato assai!
  • Anonimo il 12/10/2014 20:16
    Caspita... fa pensare... grande Fernando, quasi una denuncia surreale. Bravo... ciaociao

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