accedi   |   crea nuovo account

Parole e parolacce

Uno dei temi più discussi e dibattuti di questi tempi è quello delle "parolacce" che vanno sempre più diffondendosi, dopo aver rotto i muri dell'ambito confidenziale, familiare, amicale. Non vi sono distinzioni ne di età ne di luogo, così l'epiteto volgare, l'insulto, l'ingiuria, vengono espressi sia in pubblico che in privato senza ritegno, in ogni rapporto, ad ogni livello e, cosa più dolorosa, persino tra genitori e figli.

Ho sempre ritenuto che la parolaccia fosse un modo indegno di scaricare le proprie tensioni, un piccolo retaggio di inciviltà che l'uomo si è trascinato dietro nel corso dei secoli, senza riuscire mai a liberarsene, nonostante gli altissimi livelli di conoscenza e di civiltà raggiunti.

Ha imparato a mettere il freno alla propria istintività, con l'aiuto dell'esercizio educativo che viene impartito fin dalla tenera età; tuttavia non v'è chi non si accorga che pur mettendo tappi ben saldi sulla bocca, a tempi e luoghi alterni, la parolaccia riaffiora.

Ora io non voglio mettere a fuoco il cammino che l'uomo ha compiuto per raggiungere l'attuale grado di civiltà; mi pare eccessivo e non pertinente; però non è difficile capire che essere civili è faticoso, comporta un impegno costante di apprendimento e di controllo su di sè che richiede uno sforzo senza tregua, a partire dalla nascita e durante tutto il percorso esistenziale.

Rapportarsi civilmente, evolversi comporta una costante attenzione per la ricerca della giustizia, controllando la propria intolleranza, cercando sempre di mantenere il dialogo chiarificante a proprio favore, senza annientare l'altro come a volerlo cancellare con una sola parola perché l'insulto uccide la dignità ed ottenebra l'onore della persona, anche se per un breve istante.

La parolaccia è una sintesi, un concentrato d'accusa e di calunnia, espressi senza pudore e senza misurarne la portata.

Con vari eufemismi l'espressione "figlio di..." l'ho sempre sentito dire, anche dai miei nonni che hanno vissuto a cavallo dell'Otto/Novecento. Non erano persone strane, erano un esempio come tanti altri nel ceto medio della società.

Al momento opportuno in ogni ambiente veniva detta, senza tener conto del significato letterale del termine. Era divenuto un epiteto a prescindere dalla realtà dei fatti.

L'educazione aiuta certo a creare in noi delle abitudini corrette che formano un comportamento rispettoso; è anche vero però, che se detto comportamento non è supportato da motivazioni chiare, qualunque cosa ci sia stata insegnata in modo formale, finisce per determinare un'automatismo fragile che può facilmente divenire insufficiente, quando la provocazione è forte.

1234567891011

1
1 commenti     1 recensioni    

un altro testo di questo autore   un'altro testo casuale

1 recensioni:

  • Per poter lasciare un commento devi essere un utente registrato.
    Effettua il login o registrati
  • Rocco Michele LETTINI il 16/10/2014 07:14
    L'Italia delle parolacce... La parola giustamente agli anziani... che hanno sempre qualcosa, anzi, tanto da insegnare... educazione compresa. FELICE GIORNATA VER

1 commenti:

  • Verbena il 16/10/2014 22:54
    Grazie Rocco, sei sempre attento e gentile.

Licenza Creative Commons
Opera pubblicata sotto una licenza Creative Commons 3.0