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Uniti contro il disprezzo

Marzo 1937 - XV Era Fascista.
Da ragazzo, Edoardo Foscarini, invece di fare la premilitare, il sabato preferiva giocare con gli amici nei campi; quando rincasava, sudato per le corse fatte con altri coetanei, si fermava vicino alla chiesetta di Contegnaga dissetandosi alla fontana. Un sabato come tanti, mentre Edoardo stava bevendo, dalla casa di fronte uscì il caposquadra Landi, in divisa e stivali, il quale tirandogli una pedata gli gridò:
"Dove sei stato, mascalzone? Oggi non ti ho visto alla premilitare!"
Edoardo quasi morsicò il rubinetto. Senza rispondere corse a casa. Preferiva le partitelle a pallone e non fare marce. "Ma fallo capire ai grandi!": era il solito pensiero.
In Edoardo, un privilegio rispettabile era consacrato: per tutto il paese egli era la voce d'angelo solista del coro della parrocchiale. Si esibì all'età di otto anni, vestito da marinaretto, dotato di voce di una purezza celestiale. In tournées, con la seconda voce, accompagnatrice, femminile, di una giovanissima Rosaria, aveva cantato per podestà, onorevoli, rappresentanti dello Stato Maggiore; per contadini, popolani, "capitalisti", fascisti e compagni.
Anni a venire i ragazzi del paese erano cresciuti; il gioco andava dimenticato. La Patria chiedeva sacrifici. L'apertura della guerra; poi, l'otto settembre 1943: momenti difficili; la guerra allungava il suo corso. Bisognava decidere. Per desiderio del padre Podestà, il ventenne Edoardo finì nella R. S. I. La dura disciplina salodiana lo fece diventare uomo; volle essere mandato sul fronte e venne accontentato inquadrandolo nella 1ª Compagnia "Bergamo". Egli fu spedito presso il Monte Cucco, sul confine tosco-emiliano, dove tenne il battesimo del fuoco contro truppe brasiliane della 88ª divisione Usa, numericamente superiore e molto più armata e con l'appoggio dell'aviazione.
Per oltre un mese, Edoardo mantenne le posizioni assegnate, determinato a difenderle con ostinazione anche con furiosi contrattacchi. Da lì, qualche tempo dopo fu mandato di stanza presso la Quarta Compagnia della "Tagliamento" in una zona della Bergamasca. Nei giorni placidi meditò alla sua infanzia, al suo paese, alla casa di campagna, ai genitori. Uno dei prossimi giorni andrà a farli visita, da troppo tempo non si faceva vedere. Difatti, con la licenza di due giorni, tornò in famiglia ad assistere il padre leggermente ferito in un attentato mentre era in visita ai militi feriti in quel di Boario Terme, nella Valle Camonica.
La prima sera della sua casa campagnola, Edoardo ebbe a provvedere spegnere tutte le lanterne; un "Pippo" volava solitario sul paese sparando a ogni luce o a ciò che poteva essere visto muoversi dall'alto nelle notti di luna piena. Era micidiale quell'aereo, imponeva il rispetto dell'oscurità anche ai più recidivi.
La seconda e ultima sera di licenza la trascorse in un locale pubblico, l'osteria "Zenì", per rivivere i momenti di svago, tra un bicchiere di vino in compagnia e il gioco di "morra"; proprio quella sera nel locale c'era il rude Lanzi che, nel ruolo di direttore di gara, era impegnato per disputare partite di bocce con premi per incontri, singoli o a coppie.

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