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Sicura, verso la morte

Sicura verso il patibolo, vai, con la stessa spavalderia con cui hai affrontato il tuo processo.
Che processo! Uno spettacolo di scimmie danzanti non ti avrebbe fatto ridere come il tuo procedimento giudiziario.
Ti hanno accusato di "esaurimento del tesoro" e sei scoppiata a ridere come una pazza. Persino i tuoi accusatori si sono spaventati da tanta ilarità.
Hai riso, con le lacrime agli occhi e la bocca coperta dal fazzoletto di seta cinese. Hai riso perché i tuoi aguzzini sono stupidi, talmente stupidi che a confronto un fagiano pare un aquila.
E quando hai finito di ridere, con i dolori alla pancia, hai detto -Ma, signori miei, quel denaro mi serviva per mangiare.-
E te ne sei andata, trascinata dalle guardie, mentre dietro di te la folla ti urlava contro i peggiori insulti.
Mentre venivi portata via, si è avvicinato quell'avvocato.
Quell'avvocato dal naso grosso e la testa piccola. Quello buffo, come si chiamava? Roberten? Rubensierre?* Non importa.
L'uomo si è avvicinato a te e gli hai lanciato uno sguardo velenoso. Forse sarebbe stato più sensato non farlo, ma tu hai sentito il dovere di rivolgergli quell'occhiata, a quell'uomo di cui non ti ricordi il nome ma che sai con certezza, come sai che i la luna brilla solo di notte, che lui è uno degli artefici della tua rovina.
L'avvocato ti ha risposto scrollando le spalle, in volto la stessa espressione che ha un medico quando guarda un malato prossimo alla morte.
Non sei riuscita a vedere dove andava perché le guardie hanno ripreso a trascinarti via e ti hanno riportata in cella.
Là, sbattuta in quella prigione senza finestre, con negli occhi il volto dell'uomo senza nome e la consapevolezza della tua innocenza riguardo a quella assurda accusa che brilla nella tua mente.
Cosa ne vuol sapere il popolaccio del tuo desiderio di gola, manifestato nel bisogno di mangiare continuamente?
Come quella medicante che tanti anni addietro era venuta davanti a te, prostrandosi ai tuoi piedi e portando il bambino al collo, per farti pena.
Doveva avere la tua stessa età, ma la fame le aveva segnato il volto sudicio, gli occhi neri erano velati da un velo di lacrime di chi può solo piangere.
Si era buttata ai tuoi piedi, facendo appello alla tua natura di madre, ti aveva chiesto del cibo per il suo bambino.
E tu le avevi riso in faccia buttandole in viso le molliche della brioche che avevi appena finito di mangiare urlandole -Toh, stracciona, quel che ti spetta!-
E la donna ti aveva guardata, gli occhi fiammeggianti. Si era alzata, aveva posato il figlio ai suoi piedi e indicando la brioche appena finita e le altre nel vassoio, che reggeva una servetta impaurita -Sciagurata, voi dunque preferite soddisfare il vostro appetito già sazio, lasciando mio figlio a morire di fame. Voi, che come me, siete madre e sapete cosa vuol dire amare un figlio e desiderare con tutta la forza che si possiede di vederlo sopravvivere a voi, siate disgraziata, che Dio punisca la vostra anima ingorda- aveva proteso le braccia in avanti pronta a scagliare una maledizione -Io maledico voi, che il cibo sia la vostra rovina!-

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1 commenti:

  • Ellebi il 17/11/2014 01:00
    Bello questo brano sulla rivoluzione francese. Quante vie per la giustizia umana, ma nulla c'è di che ridere di essa, ancora, in altre forme, si ripete quel dramma, e ancora gli incorruttibili fanno la stessa fine dei corrotti. Non solo Robespiere era incorruttibile ma era anche onesto, e ferrea la sua logica, tanto logica che prevalse anche quando si trattò di tagliare la sua testa, e così fu. Un saluto

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