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La politica della medicina (1a parte)

A cambiare il mondo, forse, non ci riuscirò ma a moralizzare la medicina e a depurare la politica, state certi, ci riuscirò anche se in famiglia ho dovuto deporre le armi per andarmene a vivere da solo. Ma questo si spiega col fatto che i miei familiari, come me, hanno tutti la presunzione di educare, con qualcuno, però, che insegna male ed inculca la morale utilitaristica (a suo stesso danno perché i figli prima o poi se le daranno) senza la minima cognizione dell'anima e della coscienza universale.
Dopo questo inciso familiare (starmi contro è da pazzi perché i panni sporchi li lavo in casa e li asciugo all'aperto!), con la medicina della politica che ha portato noi medici di famiglia a dibatterci tra note, piani, appropriatezza prescrittiva e prescrizione indotta (si fa più in fretta per un atto di proprietà dal notaio!), adesso ci sarà la rivalsa dei medici contro i politici e, pertanto, si passerà dalla medicina della politica (feudo clientelare) alla politica della medicina, non certo clientela per far soldi.

La figura del medico di famiglia rappresenta, ormai, la figura centrale della vita quotidiana se a lui è demandato ogni tipo di certificato e poi, per i pazienti in età avanzata, deve compilare l'attestato sulle sue funzioni cognitive, che prima si chiamava scheda geriatrica mentre ora si è passati alla scheda di fragilità... mentale! E in tema i nostri politici lasciano molto a desiderare se, a parte gli anziani (non parlo di Berlusconi che si fece deridere anche dalla Merkel e da Sarkozy), ultimamente anche i giovani ci fanno fare brutte figure all'estero (povera Italia dei Grandi) con Salvini che si fa riprendere (sempre presente in tv) al parlamento europeo (mai presente in aula) come fannullone dal belga Tarabella, di poi alla Duma in Russia scatena risa e applausi ironici per la sua maglietta bianca con su scritto "No sanzioni".
Che se ne freghi di povera gente che muore per mare è risaputo ma non aver pietà neanche di gente che muore in cielo questa è vera cattiveria... per qualche voto in più!

Stando così le cose dal momento che noi medici di famiglia sappiamo di tutto e di più dei nostri assistiti, da oggi per l'accesso in politica occorre il rilascio del nostro certificato di idoneità alla "Cosa Pubblica", che rappresenta un lavoro molto impegnativo e prevede, prima di ogni cosa, un certo grado istruttivo (un po' di filosofia non guasta mai) con il coefficiente etico da valutare grazie ad appositi questionari in modo da essere ammessi, infine, al Supercorso di Montecitorio (quello di Coverciano è per gli allenatori di calcio), fermo restante questi dieci requisiti (il decalogo del politico):

1- Diploma scuole superiori

2- Infarinatura filosofica su Socrate (cos'è la coscienza), su Platone (cos'è lo stato) e su Aristotele (cos'è la conoscenza)

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  • Anonimo il 04/12/2014 08:09
    Apologia di professione o professione di apologia medica? Di certo non ti manca il senso dell'analisi o l'equilibrio del "tuo" pensiero. Ottimo nell'ottica della neurologia. Peccato che manchino le tue proposte. Naturalmente il tutto non poteva essere che scritto bene. Buono il sarcasmo. Se decidessi di lasciare la Medicina troveresti sicuramente un posto nell'Olimpo degli scrittori. Bravissimo
  • Rocco Michele LETTINI il 04/12/2014 07:25
    "bisognerà selezionare i medici giusti che abbiano coscienza e conoscenza dell'anima con chiare nozioni di filosofia"... Hai espresso con tutta la tua franchezza... quello che si aspetta nella realtà l'utenza assistita... FELICE GIORNATA

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