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Amore e dolore

A Napule si dice che i muorti aiutano i vivi. Anche mammà mi raccontava di episodi in cui l'aiuto dei morti era stato salutare per persone che si trovavano in difficoltà. Tutti conoscono la storia triste assai di Caterinella, una bella ragazza di 15 anni, che si era innamorata di Antoniello, il figlio di uno scarparo povero e con cinque bocche da sfamare. I due giovani si amavano molto e non avevano accettato la separazione imposta dai genitori di lei, così erano scappati dal paese rifugiandosi tra le rovine di una antica chiesa. Antoniello languiva d'ammore per la sua bella e la custodiva come se fosse una pietra preziosa. La voce si sparse e il padre di Caterinella giurò che avrebbe ammazzato il giovane che aveva disonorato la figlia. Prima andò dallo scarparo e lo massacrò di botte, mentre la moglie urlava di spavento e i figli piangevano di paura. Poi con amici e parenti partì alla ricerca dei due sventurati giovani che nulla potevano immaginare della loro mala sorte. Quella notte al chiaro di luna si amarono teneramente e si assopirono felici. Alle prime luci dell'alba furono svegliati dai latrati dei cani e dalle urla degli inseguitori. Antoniello protesse col suo corpo l'amata, ma fu afferrato e picchiato, prima che il padre di Caterinella lo trafiggesse con uno stiletto dall'elsa d'argento. La povera ragazza allora fuggì nel bosco vicino dove gli alberi crescevano fitti e intricati, senza che gli uomini a cavallo o i cani potessero inseguirla. Ferita e sanguinante si accasciò in una piccola radura e si addormentò, non senza prima avere pianto tutte le sue lacrime per la morte di Antoniello. Nel sogno le apparve la nonna Franceschiella, avvolta ancora nel bianco lenzuolo con cui era stata sepolta anni prima. La nonna la esortò a non disperarsi e le disse che l'avrebbe aiutata nella sua sventura.
-Figghia bedda, ascuta a nonna che te vole salvà, fugi luntano ca to patri nun te possa pigghià.
Caterinella si svegliò e si guardò intorno smarrita, ma poi cadde in un sonno profondo.
-Figghia bedda, ascuta a nonna che te vole salvà, curri fino allu cunventu da Maronna Assunta
ca come figghia beneditta te vole amà.
Caterinella si svegliò sgomenta e triste per la sorte dell'amato, ma corse verso il monastero delle suore clarisse dove era stata con la nonna da bambina in processione. Lì le suorine l'accolsero amorevoli e lei divenne suor Caterina dell'Immacolata Concezione di Maria. Diede alla luce un masculiddu che chiamò Savvatore e crebbe con lei, vestito da monachello per nasconderlo agli occhi degli sconosciuti.
Anch'io di notte mi sogno alla zia Carmela che mi detta i nummeri da giocare al lotto, ma forse continua da morta a non vedere bene picchì non vinco mai. Povera zia Carmela che almeno ci mette impegno a ricordarsi del nipote preferito!

(Il mio dialetto non sarà corretto perchè, anche se lo parlo, non sono sicuro di saperlo scrivere. Scusate assai.)

 

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2 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • Stanislao Mounlisky il 30/03/2015 20:04
    Una storia drammatica che riesce a strappare un sorriso sul finale... non è facile sintetizzarla in una pagina... complimenti per averlo saputo fare!
  • andrea il 30/12/2014 21:40
    il tuo dialetto non sarà corretto ( forse) ma la simpatia si, bello il racconto, anch'io credo che i morti, i parenti stretti o amici cari, ci vogliano aiutare e magari anche in un sogno ci danno la dritta giusta. Buon anno!

2 commenti:

  • antonina il 29/05/2015 09:23
    bello veramente.. la simpatia troneggia..
  • Carmine Impagnatiello il 31/12/2014 10:52
    Andrea,
    sono contento assai delle tue parole.
    Felice 2015 a te!

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