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Attività onirica-Il legame

Nella prima strada, e non aveva realmente importanza allora dire di quale strada si trattasse, i loro occhi si incrociarono e intensi sembrava volessero avere davvero una loro elettronegativà. Coi corpi apatici ed i gesti freddi mantenevano quarantasette passi l'uno dall'altro. Quarantasette respiri e uno e due e... fu evidente l'aumento d'intensità. Con forza s'elevarono da terra e con dissolvenza, chiara diveniva la patina scivolosa che arrivava da loro mentre essi stessi scomparirono. A terra una miscela si mescolava, densa, rosea, quasi gelatinosa. Si sentii un grido.
Dalla porta attigua al cemento troppo vicino al piede mio osservatore ed immobile, nasceva un nuovo mondo. Ma non vidi nessun'alba. Caddi sulla fessura che nella terra per me si era creata.
Immenso cielo grigio spaziò nella cittadina oggi a me sconosciuta e domani detestata. Sii sentii poi il suono delle campane voler stuprare lo spazio tutt'attorno.

Le pareti s'elevarono come aspri monti, il soffitto voleva poter somigliare alla barriera dell'infinito e così, fu chiaro il mio divenire ancora più piccola e distante se tutto aveva la sua vita al di là di me.
Occhi di fuoco, che il diavolo si divori l'inferno per non lasciare prova nell'intestino che brucia e scricchiola e circola e vortica e uccide senza far morire.
Dalle scale alte ed apparentemente infinite la fine è lontana, e non si può raggiungere. Si cammina soli e a testa in giù, e ora direi che non è male questa visione capovolta.
Un filo arriva da terra e s'accosta accanto alla mia mano, smuovendo i miei capelli sospesi. Un brivido percorre la mia schiena e nell'altra esperienza avrei pensato che nella mia nudità un dito mi percorreva in tutta la mia non fisiologica curva.
Al filo, un corpo lontano da me vi era legato. Muovendolo un poco esso oscillava troppo lontano da me per poterlo vedere bene... Senza peso tutto esistenza e poteva accendersi, spegnersi senza conseguenza. Ma improvvisamente vidi apparire nell'altra mia mano un filo più spesso, difficile da mantenere. In tutta la sua lunghezza pareva rovinato e così, smentii il mio pensiero. Un altro corpo viveva là, sul rosso tappeto e nella bocca della morte. Usai i loro corpi per un teatrino, era affascinante per me il loro ruolo da marionetta. Ma il senso di colpa mi uccise non chiamandomi più per nome, ma lurida manipolatrice.

Scesi le scale al contrario, ancora una volta... ma era così profondamente naturale vivere in quel mondo onirico e sottosopra.
L'uomo dalla scura carnagione era riuscito nella sua impresa d'inusuale impiccagione.
Non c'era nulla a cui egli fosse legato.
Affianco l'uomo della prima strada con un coltello si divise parte del tronco dalla sua testa. Ma il viso vivo e gli occhi suoi ancora portavano in loro una superba luce ed un sorriso inverosimile che gli parve in volto... ne fui attratta. La spontaneità si grattò la pancia, e mi si strusciò sul collo facendo le fusa.
La donna in tutta proprietà di quell'uomo si disperò nel vedere l'immortalità non poter più avere neanche un corpo a causa del suicidio fallito. Una crepa divise il terreno e nell'immaginario della casa essi ad ogni secondo, s'allontanavano.
Lei lo abbracciò con molta forza bagnandosi di quel sangue che sgocciolava dal suo dorso, sino alla Rottura. E lui sorrise, sembrava non provasse minimo dolore.
Si dissero qualcosa e mi sentii di troppo nella scena. Poi si diedero un bacio piccolo piccolo sulle labbra che concludendosi portò alla fine, facendogli morire assieme, appesi ad un filo.

10/01/2015 (04:30)

 

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