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All'ombra del mondo

Siamo a Cortona. Stiamo percorrendo una strada in salita in mezzo ad un parco, in cima al paese. Fra le pietre del selciato spuntano fuori arbusti e fili d'erba. La vegetazione sta lentamente avendo la meglio, in questo sentiero. Mano nella mano, con un leggero fiatone, io e lei avanziamo verso la cima, ovunque sia. Il sentiero è debolmente illuminato da qualche sporadico lampione che getta una pallida luce arancio.
Ci riposiamo, sedendoci in una panchina di pietra a fianco della lunga muraglia che abbiamo costeggiato fin dall'inizio di questa interminabile salita. Appoggio la schiena e la testa al muro, mi volto verso di lei. Sorride, e poi appoggia le labbra alle mie. Un bacio lento, sensuale, senza frenesia.
Non c'è nessuno in giro. Non abbiamo incontrato anima viva da quando abbiamo iniziato la salita.
Riprendiamo a camminare, lentamente, buttando la qualche parola di tanto in tanto. Finalmente arriviamo in cima. Niente, c'è solo una chiesa enorme con un piazzale davanti, una cosa che non cattura la nostra attenzione. Però c'è anche qualcosa di molto più interessante: il sentiero prosegue in discesa, dall'altro lato rispetto alla salita.
Completamente al buio.
Giuro, non si vede niente, tanto che mi tocca accendere la torcia del telefono per non rischiare di cadere. Io e lei stupiti percorriamo qualche metro in discesa. Si tratta di un parco, ma ad un livello di abbandono e degrado davvero incredibile. Rami secchi sul selciato del sentiero, pietre mezze rotte, vegetazione incolta e selvaggia ai bordi della strada. E neanche una luce, un lampione, niente di niente. Il buio è solo parzialmente mitigato dalle luci della Valdichiana, giù in basso, che filtrano debolmente dalla fitta vegetazione. Non si può certo dire che sia un posto romantico, ma di sicuro c'è una privacy pressoché totale, grazie all'oscurità.
Non c'è nessuno in giro.
Mi fermo, spengo la luce del telefono, mi giro verso di lei. La abbraccio, lei risponde con foga, iniziamo a baciarci rimanendo in piedi. Siamo fra due fila di cespugli, in un punto particolarmente più buio del resto. Se mi fossi portato dietro la coperta, che invece ho lasciato in auto, potremmo stenderci anche in mezzo al sentiero e nessuno ci vedrebbe, ne tanto meno romperebbe le scatole.
Non c'è nessuno in giro a Cortona, solo noi.
Continuando a baciarci ci sediamo su una specie di panchina di pietra, anche se in realtà probabilmente sono solo due sassi squadrati posti al bordo del sentiero. Da lontano arriva una musica da discoteca, portata da chissà dove dal vento, che però quasi subito si perde. Passa un treno, giù nella valle, che getta il suo fischio nella notte, anche esso lieve e lontano. Le luci che filtrano dalla vegetazione sono lontanissime da noi, in un altro mondo.
Fra questi cespugli neanche il vento riesce a passare, e l'unico suono in primo piano è il suo respiro leggero sulla mia pelle.

Alcune ore dopo, notte fonda. Siamo arrivati a casa sua. Dentro l'auto parcheggiata ai bordi della strada, a fianco della catasta di legna. Lei non scende, io la guardo nell'oscurità. Nessuna luce, neanche qui.

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