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Un incontro speciale

La prima volta che ti vidi mi accorsi soltanto della tua voce che tuonava nella grande sala rotonda, stipata di gente che non conoscevo.
Dal posto dove ero seduta, a fianco di un'amica che aveva accettato il mio invito a venire all'incontro, riuscivo a vedere le tue ginocchia che battevano sotto il tavolino, ogni volta che un concetto enunciato si rafforzava con il volume e l'intensità del tuo dire.

Si trattava di energici richiami alla vita cristiana.
Poi cercai di non lasciarmi distrarre dalle tue gambe e mi misi attenta alle cose difficili che spiegavi.

Usavi parole specifiche della materia teologica ma il tuo modo forte di spiegare, con fughe ampie che aprivano incisi lunghi che potevano durare anche un quarto d'ora di ininterrotta divagazione, rendevano le nostre meningi tese e surriscaldate.

Capivo che quanto dicevi era farina del tuo sacco, non avevo mai sentito nessuno annunciare Cristo così! Capivo che era esperienza, che quello che dicevi era vero.

Con un po' più di tempo mi accorsi che ciò che insegnavi non era soltanto etica cristiana, ma era una proposta, un invito concreto a vivere nella quotidianità, tutti valori, le regole, le norme, che le istituzioni, a noi ignoranti e tardivi, raccomandavano di vivere nei luoghi della nostra vita abituale, nelle nostre famiglie, sui luoghi del lavoro, in ogni istante della giornata, perché il significato del mangiare e del bere, del lavorare o del dormire era uno solo: Cristo!
Ma mano che le tue parole si adeguavano al modo comune di pensare esemplificando le applicazioni del discorso filosofico (così allora credevo) alla realtà della vita, incominciai a comprendere che, facendo le debite distinzioni ed il doveroso non confronto, parlavi di cose che conoscevo e che senza badarvi troppo, da sempre vivevo.

Mi nacque subito dentro una simpatia, una piacevole attrattiva che mi era destata soprattutto da quell'immenso contenuto che era dentro di te e che usciva dalla tua bocca come un fiume in piena.

Era la prima volta che mi sentivo capita molto in profondità e ciò mi provocò grande stupore; non ero più giovanissima, ero già madre ed avevo figli, eppure prima non mi era mai accaduto.

Essere capiti è tra le cose più preziose che ci possono capitare nella vita. Ci sorprende che un essere sconosciuto riesca a toccare le profondità del nostro animo, solitamente ricoperte e celate dai limiti della non comprensione altrui.
È come quando incontri persone di altre culture, di paesi lontani con linguaggi e costumi diversissimi dai nostri e ti accorgi che, qualunque lingua parlino, dicono le stesse cose che diciamo noi ed hanno gli stessi bisogni fondamentali per vivere la vita terrena.

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