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Storia di ordinaria follia

Sull'autobus pochi passeggeri assonnati e con le braccia strette al corpo come se avessero paura di perdersi. Potrebbero perdersi o perdere la vita, se l'autista non evitasse di guidare con un occhio chiuso e l'altro sul cellulare. Sono alle sue spalle, larghe, che non c'entrano nello schienale, e lo vedo armeggiare, mentre con due dita tocca appena lo sterzo e guida. Mi alzo e lo guardo, ma quell'idiota neanche mi vede, è in trance e sorride. Pigia i tasti del cellulare e scrive in una totale assenza della mente e della vista. Chissà come fa? Guardo il rettilineo e mi rincuoro che non ci sono altri mezzi, ma non so che fare. Tutti sonnecchiano e alcuni sbadigliano, sono in buone mani e aspettano di staccare la spina perché la morte attende e attende... ma è anche impaziente.
Il giorno sta nascendo e noi-io penso- stiamo morendo per colpa di questo disgraziato. Allora mi decido e gli dico ad alta voce:- Signurì, ma state pazziando? Chi stati facennu? E guidate con accortezza ca ci sono tanti innocenti! E scetateve na vota bona!
L'autista sembra risvegliarsi da un sonno profondo e, mentre tiene la tozze mani sul volante, mi fissa stralunato e poi capisce.
-Ma tu che vuoi, mi stai disturbando assai, vaffanculo!- risponde il fanatico.
L'autobus sbanda vicino al guard rail senza urtarlo e una donna urla forte:- Maronna santissima, aiutace tu!
Lui bestemmia in un repertorio che non conosco e ferma l'autobus come se volesse farmela pagare. Gli altri passeggeri cominciano a gridare. La donna di prima urla terrorizzata:- Fernitela, ma state pazziando? Gesù e Maria! Ma chistu è pazzu!
Il suo bambino si guarda intorno e si mette a piangere.- Non chiagnere a mammà!-dice lei e lo stringe al petto.
Intanto l'autobus si è arrestato bruscamente e l'autista fa per sollevarsi, ma tenta più volte perché è incastrato, e minaccia me e gli altri che ce la farà pagare.
-Che gridate! Stativi assittati ca sinò vi spacco l'ossa! E tu, disgraziato, t'accido, come iè vero ca mi chiamo Vincenzo!
Io mi tiro indietro e cerco protezione tra i sedili. Sono spaventato assai e penso che arriverò in ritardo al lavoro. Mi dico che mi conviene pensare ad altro e mi raccomando a Gesù. Vincenzo, l'autista, si è alzato e si mostra nella sua imponenza, minaccioso e urlante come se fosse Hulk. Solo che isso è rosso rosso dalla rabbia.
- Dov'è ca l'aggio accidere!-grida iroso come un cinghiale o un toro che muggisce e perde bava dalla bocca.
Mi sento perso e aspetto che mi arrivi la prima mazziata in testa. All'improvviso i passeggeri sembrano diventati dei toreri nell'arena che voglio accidere il toro e lo caricano, tempestando Vincenzo di tante di quelle mazziate ca cade tramortito e sanguinante nello stretto corridoio. Un uomo basso e con una pancia grande assai si guarda le nocche macchiate di sangue e dice ridendo:-Giustizia è fatta! Signori miei, scinniti ca tanto a lavorare dobbiamo andare e scurdammoce u passatu!
Ognuno calpesta il corpo dell'omone che ad ogni tocco di scarpa lancia un fievole lamento.
La donna col bambino lo tocca con il piede e poi gli sferra un calcio tra le costole:- Vi sentite buono? In carcere dovete finire, strunzo! Maronna che brutta iurnata!

 

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2 recensioni:

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  • antonina il 29/05/2015 09:17
    Simpatico e vero;è capitato anche a me un caso del genere, in autobus in una strada di montagna, a strapiombo sul mare.. questo disgraziato si girava continuamente a guardare le gambe di una ragazza rumena seduta al primo posto sulla sua destra. Aveva intavolato una specie di dialogo-corteggiamento, interrotto, alla fine, dalle nostre parole di disappunto dette con rabbia. ahahah, molto belli i dialoghi in dialetto.
  • Vincenzo Capitanucci il 19/03/2015 10:58
    piaciuto assai Carmine.. con questi bellissimi dialoghi in dialetto..

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