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l'ultima estate

Erano le note gravi di una musica ad agitare la mia mente. Fu un titolo che lessi e di cui andai disperatamente a cercare le note che sentii e sentii subito mie. Erano velocissime, correvano, e mi stordivano. A volte erano andanti, non sapevo cosa Chopin avesse avuto in mente quando le buttò giu’, né cosa credesse chi le suonava in quel momento. Ad un certo punto il susseguirsi di note si arrestò, iniziò una leggera musica che conquistò subito i miei sensi, andante, leggera, saltata e terribilmente vuota triste, disperata, matta, il mio volto si corrucciava a quelle note. Il cuore si stringeva. Piu’ andava avanti, più mi conquistava. Arrivava forte, proseguiva lenta. ad un tratto si arresta, per poi iniziare con la delicatezza di chi vede andare via qualcosa cui ha voluto bene, poi si risolleva, diviene grave, forte, stonata, le note si susseguono ad una velocità disperata, irreale, come quasi insopportabile, insostenibile, brucia nella mia testa il grido grave di quelle note. Si fermò, ricominciò forte, il pianista mi prese subito, la sua spensieratezza, la sua allegria sconsolata, la voce chiara, la nostra storia forte e debole come quella musica maledetta, imbarazzante quando la sentivo al suo cospetto. Lui non seppe mai che fu quella musica, quelle gravi mani sul piano a farmi sentire viva. Giorno dopo giorno. Il mio pensiero si liberava alla sua candida voce, con l’imponente strazio che un giorno se ne sarebbe andato via con la terribile sensazione di nulla. I prati, i fiori e i campi sconfinati, le praterie e il suo cielo. Le immagini scorrevano la mia mente, i miei occhi, con la lentezza di quel piano. Ogni tanto salterellavano per poi bloccarsi poi arrivavano sempre piu’ veloci sempre piu’ opprimenti, non li fermavo piu’. IO e lui, cosi’ leggeri contro la gravità e le stupide ossessioni, candidi di emozioni, niente tormenti, una favola di testa, uno sguardo o una svista, non so cosa mi aveva ammirato di quel giovane pianista che voleva tanto diventare un eroe dei malati. Sentii quella musica per l ultima volta, come la prima volta se ne andava via con lui con i suoi occhi belli, le sue mani fatate, il suo cuore pulsante, che batteva fortissimo, lo sentivo dentro di me assieme alle note stonate velocissime di quella musica lui se ne andava via si allontanava da me PER SEMPRE. Alle noti piu’ gravi un brivido e un sobbalzo risvegliavano i miei dolci ricordi, Piccolo era venuto e piccolo se ne andava, lento lentamente era un continuo ritornonella mia mente di lui, delle note stonate forti rimbalzavano il cervello. la musica finì. addio,

 

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3 commenti:

  • Nicola Lo Conte il 28/04/2013 11:02
    Bellissima successione di immagini...
    Ben scritta con grande padronanza delle parole.
    Continua così...
  • Lorena Crema il 06/04/2008 19:58
    mmh... non mi ha convinta! :bacio:
  • francesco gallina il 20/06/2007 12:04
    Delicato.

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