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Sogno (o del mondo instabile)

"Noi siamo fatti della medesima sostanza
di cui sono fatti i sogni"
(Shakespeare, La Tempesta)


Fu prima confuso, immateriale. Poi dal fumo si addensa la materia.

È il mio paese, il mio caro paese. Lo riconosco. Eppure tutto è cambiato.
Riconosco le strade, ma portano in luoghi diversi, sciolti dal tempo, come
sospeso sta tutto. Si stende la notte, una notte chiara, dolce, limpida, ferita solo
dalle luci vacue dei lampioni, una luce calda. Mi sento a casa, ma non sono a casa.
Mi concentro ma è difficile. Debbo tirar fuori le immagini sfumate, liquide, che si mescolano e scompaiono, si confondono una nell'altra, sono sempre state diverse o sempre state unite. Raccogliere i frammenti, le epifanie, o forse ricordi di altri tempi, di altri luoghi. Il fumo s'addensa, poi si disperde. Sfuggono via dalla mia mente, lasciano vuoti. Ma ci saranno sempre, anche se non ci sono state mai.

Il viaggio continua. Riconosco la stretta via che mi si para dinanzi, ma è cambiata. Da cosa non so, forse dal sogno, forse dalla magia. O è sempre stata così? La percorro, come tante volte l'ho percorsa nella vita. Quale vita? Quella di là, oltre il sogno. Quella legata al tempo, che trascorre quando sono sveglio. È quella il sogno.
Allora questi sono frammenti di lucidità.
Domande, solo domande. Ora che scrivo sono qui, nella vita al di qua. Mi concentro. Provo a ridare forma a quel fumo attraverso i ricordi, torno ad intravedere la materia.
Ricordo di un ricordo. La memoria fa da pennello.

Proseguo il cammino. La strada è nel centro del paese. Sono da solo. Silenzio, è il canto della notte. I miei passi lo feriscono, lo disturbano. La luce dei lampioni appesi alle vecchie pareti delle case si fa più decisa. Arancione, con sfumature di giallo. Mi lascio avvolgere. La strada è ben illuminata, non ho paura. Circa a metà via, un suono. È il rumore del mare. Il mio paese è su un colle, non c'è il mare. Vero. Non c'è nell'altra vita. Qui c'è. È solo uno scherzo della mia mente, ma non è meno reale. Odo il mare, ma non lo vedo. Ne percepisco la presenza. È di là, lontano, oltre le case. Tra le mura scorgo una piccola scalinata. Scende in un luogo più buio, collega questa strada ad un'altra. Se scendessi di lì forse andrei a scorgere il mare. Se... forse...
Non so. Proseguo.

Ad un tratto, sulla destra, una porta in legno. C'era prima? Pareva di no. Che importa. È la porta di una vecchia osteria, almeno lì, nell'altra vita. Rumori indistinti oltre il legno.

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5 commenti:

  • Ellebi il 26/03/2015 20:40
    Si certo, mi è stato gradito, e se è questa la direzione che hai deciso di prendere in merito al raccontare, allora, a mio avviso, devi badare ancor di più all'essenziale. Un saluto.
  • Arcturus il 21/03/2015 17:05
    Una premessa: questo è il racconto di un sogno che ho fatto veramente (anche se questa parola, alla luce di tutto, andrebbe presa con le molle).

    È vero, alcune parti sono più simboliche di altre, ma come hai giustamente notato non vanno troppo interpretate. Vanno prese come suggestioni, più che altro. Mi fa piacere abbia colto l'atmosfera borgesiana, dato che a quello miravo. Anche se un Maestro assoluto come Borges si può solo vagamente citare, imitarlo sarebbe impossibile.
    Per il resto, che dire, hai colto appieno il significato. La relatività della realtà e la sua ambiguità, il sogno di un sognatore che viene sognato...
    Poi il bello è che ognuno trae le sue interpretazioni, o almeno lo spero.

    In generale è stato di tuo gradimento? Perché avrei una mezza idea di proseguire il racconto...
    Ciao e grazie.
  • Ellebi il 21/03/2015 01:33
    Confermo la mia prima impressione. Certo alcune parti andrebbero "decifrate", come i riferimenti a Platone e Pitagora, ma non credo rilevanti per l'essenza del brano, che resta a mio avviso molto borgesiano. Il reale, o quello che noi riteniamo reale è sogno, e il sogno è parimenti reale, o anche più reale del reale, e il tutto è mescolato nell'ambiguità. La nostra incerta vita dunque è composta della materia dei sogni, come i nostri ricordi, che non sono più reali e il tempo li trasforma, li evolve, li rende ambigui, forse falsi. Ora sarebbe utile un tuo di commento. Un saluto.
  • Arcturus il 19/03/2015 12:04
    Grazie del commento. Se ti va fammi sapere che ne pensi dopo un'altra lettura.
  • Anonimo il 19/03/2015 00:25
    Forse sarebbe necessario rileggerlo prima di un commento ma intanto mi limiterò a dire che è scritto con attenzione, tentando in modo evidente di mantenere una tensione narrativa basata essenzialmente sulla ambiguità di cui sono fatti i sogni. Si tratta di una visita a un paese, forse quello dell'autore, che borgeniasamente non sa se si verifica nella realtà o se si tratta di un sogno sognato da qualcun altro, forse il sogno di un nume annoiato. Un saluto

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