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Lo sconosciuto

Sera di Novembre, con pioggia e vento. La fattoria in campagna ha la porta chiusa e solo dalle fessure alle finestre si intravede il chiarore della lucerna. La famiglia si trova in cucina, dopo cena. Il marito accudisce il fuoco, la moglie lava i piatti, i bambini giocano in un angolo.
Improvvisamente si sente battere dei colpi alla porta. Chi può essere a quest'ora e con questo tempo. La moglie suggerisce di non aprire. Dopo qualche esitazione, il marito tira il catenaccio e socchiude la porta per vedere chi c'è.
C'è qualcuno là fuori, intabarrato, col cappello fradicio di pioggia.
Lo sconosciuto è immobile. Le chiome dei salici dietro di lui sono piegate dal vento freddo.
"Buonasera." Dice lo sconosciuto. "Sto cercando qualcuno. Abita qui la famiglia Porre?
"No. Una volta, ma adesso non abita più qui."
"Allora voi siete forse un parente?"
"No. Io sono il nuovo inquilino. Abito qui con la famiglia da quasi un anno."
"Ah! Scusate, ma da tanto tempo non vengo in questa località. Sapete forse dove sono i Porre adesso?"
"Si sono trasferiti lontano, non so di preciso dove."
"Io venivo qui, tanti anni fa..."
"Ma prego, accomodatevi. Siete tutto bagnato. Entrate a scaldarvi un poco..."
"No, grazie... Beh, forse solo un minuto..."
Lo sconosciuto sale i gradini dell'ingresso e si ferma davanti alla porta della cucina, dove il fuoco arde nel camino e rischiara la stanza.
"È rimasto tutto come allora qui... Non è cambiato molto da quando venivo io... ma sono passati tanti anni ormai..."
La donna viene incontro al nuovo venuto: "Prego signore, datemi il vostro tabarro e anche il cappello. Li metterò qui ad asciugare vicino al fuoco."
"Sedetevi" aggiunge il padrone di casa mettendo una sedia davanti al camino. "Volete bere un bicchiere di vino?"
"Oh. No, grazie... io..."
Una lunga pausa di silenzio. Nella stanza si ode solo lo scoppiettio del fuoco e i sibili del vento di Novembre, fuori. Le imposte a volte sbattono e il camino ulula per la bufera.
Lo sconosciuto riprende a raccontare: "Venivo spesso qui dai Porre. Ero amico di famiglia. C'erano anche le due figlie, Marilena e Liliana. Una era la mia fidanzatina... Sapete se si sono sposate adesso?"
"No, mi spiace, non so nulla. Quando sono arrivato io con la mia famiglia i precedenti inquilini si erano già trasferiti."
"Ah! Dovevo immaginarlo che le cose sono cambiate... ma io manco da tanto tempo..."
Ancora una lunga pausa di silenzio.
La bufera fuori non accenna a diminuire, anzi aumenta di intensità. Lo sconosciuto riprende a parlare seguendo il filo dei suoi ricordi: "Quando venivo qui, nelle sere di primavera, ero solito sedermi in quell'angolo, vicino alla mia fidanzatina, mentre lei ricamava gli asciugamani... Ma sono passati tanti anni..."

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2 recensioni:

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  • Stanislao Mounlisky il 23/03/2015 10:07
    un Pollicino senza nessun tesoro ma con un'esperienza di 20 sassolini che pesano ciascuno come una montagna ritrova la strada di una casa che non è più la stessa...
  • ivano51 il 22/03/2015 10:37
    Mi è molto piaciuto, sopratutto per la delicatezza e l'educazione dell'uomo a cui la violenza del padre ha tolto la parte migliore della sua vita, e dove, che una volta libero, ha cercato di tornare, ma inutilmente. Mi sarebbe piaciuto di essere il Giudice di tanti anni prima, forse gli avreoi dato un premio.

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