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Madonna di Campagna

Una sera la mia compagna volle andare a trovare una sua amica. Avevano lavorato insieme in una maglieria, poi avevano cambiato lavoro e non si vedevano da anni.
Una sera d'estate partimmo verso Vingo. Il paese era piccolo, immerso nella campagna, ma ciononostante non fu facile trovare l'abitazione che cercavamo; e forse non riuscirei più a trovarla nemmeno ora.
Ricordo che c'era una deviazione e poi un altro bivio in una stradina tortuosa. La mia compagna non ricordava bene il posto e io mi orizzontavo guardando l'argine di un fiume alla mia sinistra.
Finalmente arrivammo. Una casetta di campagna, con giardinetto e orto. Nel giardino crescevano cespugli di rose e grandi margherite, belle ma un po' tristi.
Entrammo dal cancelletto aperto. Una signora con i capelli grigi ci fece entrare in una saletta fresca, in penombra e poi in cucina.
Avete mai visto due amiche che si ritrovano dopo tanto tempo? Abbracci, baci e un effluvio di complimenti. Io sedetti in un angolo a guardare.
E così conobbi Maria Grazia. Una ragazza semplice, non molto bella ma con uno sguardo intenso. Aveva i capelli neri, lunghi e la pelle bianca come solo le brune possono averla. I suoi occhi... c'era l'infinito nei suoi occhi, e penso che per un attimo impallidii quando lei mi guardò. Indossava un vestitino semplice, color verde scuro con dei ricami rossi sul petto.
Ma non potevo osservarla tanto come mi sarebbe piaciuto. La signora, sua mamma, era vedova e mi intratteneva con discorsi sul raccolto, sulle bizzarrie del tempo e altre cose che ascoltavo a malapena.
Poi Maria Grazia ci offrì un dolce casalingo che preparava lei, e devo affermare che era buonissimo.
La serata passò e quando uscimmo fuori una luna grande rischiarava il giardino creando vallate di ombre. La notte chiara portava con sè tutto il corteo dei profumi estivi. I grilli stridevano, la ghiaia scricchiolava sotto i nostri passi e la voce di Maria Grazia aveva un tono dolce, sommesso che inteneriva e mi stupiva.
Successivamente la mia compagna volle tornare ancora in quella casa, così ebbi occasione di rivedere e conoscere meglio Maria Grazia. Una ragazza timida e sola, figlia unica che passava le sue giornate in casa a lavorare di cucito e alla sera innaffiava i fiori del suo giardino
Queste visite avvennero per tre o quattro volte. Poi una sera...
Ricordo che era una sera di Settembre. L'oscurità era aumentata e c'era ancora più fresco. Le piogge dei giorni prima creavano le prime nebbioline così che fu ancora più difficile trovare la casa in quel dedalo di stradine.
Entrati dentro, ci attendeva una sorpresa: Maria Grazia non c'era. Sua madre era seduta alla tavola e piangeva. Nel silenzio si udiva solo il suo lamento e il crepitio del fuoco nel camino.
Poco dopo arrivò la spiegazione. L'anziana signora sembrava ancora più vecchia mentre raccontava:
"Maria Grazia si è fidanzata con uno che abita in un'altra regione; andrà ad abitare là e mi lascerà qui da sola."
Ma come era possibile, così all'improvviso, chiedemmo.

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1 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Stanislao Mounlisky il 07/04/2015 09:37
    Ogni lasciata è persa, la morale di questo racconto dove il protagonista perde un po' tutto, la sconosciuta, la strada, la compagna e... se stesso...

1 commenti:

  • Anonimo il 05/04/2015 19:05
    Bel racconto. Infonde una specie di nostalgica tristezza, quasi che la vita avesse un corso ineluttabile. Scritto bene, mi pare.

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