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Super-me

Il vento freddo di gennaio si infiltra con sfacciata violenza nella sciarpa che mi avvolge il collo mentre cammino con passo deciso attraverso la via dei ricchi. Stringo di più la sciarpa è penso a quanto sia ironica la mia umile presenza in quell'elevato quartiere tintinnante, il mio obbiettivo, la scuola guida, sta appena quattro incroci più avanti pregusto già l'aroma di cenere e sudore che mi attente nella piccola stanza senza finestre irradiata dai neon e cerco di non abituarmi troppo alla freschezza dell'aria della strada. Le persone per strada non sono molte, quelle poche che incontro sulla mia strada emettono quel tintinnio caratteristico del quartiere, i mendicanti ai semafori e fuori dai supermercati sembrano illuminarsi quando sentono arrivare da lontano i tintinnanti preparano le loro facce più pietose ed aspettano che arrivino i loro clienti. Personalmente non ho mai sganciato un soldo ma loro non se lo aspettano da me, io non emetto suoni metallici quando cammino, e vendendo i tintinnanti espiare il senso di colpa sento sempre di più crescere in me la consapevolezza di essere strano ed estraneo a quel mondo.
Il vento inizia a farsi pericolosamente forte, tiro su la sciarpa avvolgendo il mento e la bocca e copro la testa dal pelo corto col cappuccio della felpa, cammino e sembra non esserci mondo all'infuori del cappuccio, all'improvviso qualcosa attira la mia attenzione, un suono, inspiegabile come di qualcuno che agevolato il cranio contro uno spigolo durante un pranzo di famiglia aspira l'imminente bestemmia per non sconvolgere le zie più anziane, mi guardo attorno e ad un tratto, rumore di suole che strisciano sulle pietre, stavolta capisco da dove viene, mi volto alla mia sinistra e lì seminascosti nel buio di un vicoletto circondato da basse palazzine due ombre sembravano contendersi una preda appena catturata. La scena che il lampione dietro i due ragazzi proietta non lascia dubbi, una giovane donna presa alla sprovvista lotta con tutte le forze per divincolarsi dalla presa dei "falloagenti". Mi assale il terrore, il mio stomaco è un turbinio di nausea e bile, non sono mai stato coraggioso né bravo nelle lotte ma non posso permettere che quello che vedo continui; devo fare qualcosa.
Agisci d'istinto mi nascondo dietro il muretto dietro al quale sta consumandosi il tentativo di stupro, senza nemmeno accorgermene alzo la sciarpa fin sopra il naso e scosto il cappuccio dagli occhi per avere una buona visuale e senza il minimo rumore se non quello dei miei passi mi lancio sui "falloagenti" con i pugni chiusi, punto il più grosso e senza che lui ne capisca nulla gli poso un cazzotto a 50 km/h sulla nuca, non ha nemmeno il tempo di imprecare, cade faccia a terra liberando il cavo orale della donna dalla poderosa stretta del suo palmo e lasciando uscire i 135 decibel delle sua urla Il complice "falloagente" non ci pensa due volte a scappare quando vede i balconi attorno illuminarsi ed i curiosi cercare la causa del suono che ha mandato in frantumi il servizio buono da tè..
La donna mi guarda, io non dico una parola mi volto e scappo come se fossi colpevole anch'io, mi allontano abbastanza dalla scena e scopro la faccia e la testa, l'adrenalina è a mille, sento che potrei stendere Dio in persona in questo momento, fino ad ora avevo solo letto di super eroi che combattono il crimine, oggi sono entrato anche io nella lista degli eroi e nessuno sa nemmeno che sono stato io, ma mi sta bene così. Cerco di rallentare il battito e vedo le pantere andare in direzione del vicolo che ha visto la nascita del nuovo eroe. Mi allontano respirando aritmicamente senza gloria ma con consapevolezza.

 

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2 recensioni:

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  • Stanislao Mounlisky il 07/04/2015 09:48
    Lo spunto ideativo non si sviluppa come potrebbe e per giunta si notano erroretti vari... il tutto indica fretta e forse emozione per l'esordio...
    Migliorabile
  • Vincenzo Capitanucci il 05/04/2015 08:52
    bello.. letto con piacere.. Andrea... poca importa la gloria.. ma la consapevolezza di essere..

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