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E poi che Sirenetta sarei se morissi in mare?

"Secondo te gay si nasce o si diventa?" Chiedo a bruciapelo alla mia migliore amica di sempre Nadia, mentre, in mezzo a una tempesta di pioggia scrosciante, mi sta portando a casa con la sua auto.


"Ma che domande mi fai?" Risponde la mia bionda amica concentratissima alla guida.


"Ma così, per dire! Dai rispondi!" mi giustifico io con il solito tono da "educanda maliziosa" che da sempre mi contraddistingue.


"Mmm... fammi pensare, io credo che ci si diventi... nel senso che la società secondo me, in qualche modo "ci imponga" di diventare gay o etero perché non tollera la nostra bisessualità "

"Nadia?! Ma vaffanculo!"


È stata Nadia a farmi notare che forse io ero un "omosessuale ego-distonico". Immaginarsi! Quando me lo disse io andai su tutte le furie. E invece come al solito aveva ragione lei, io non solo ero e sono omosessuale ma, in quanto tale, non mi accettavo per nulla.



Questo durante l'adolescenza perché dai quattro ai nove anni io sapevo benissimo cos'ero, io ero una donna e il fatto di avere altro in mezzo alle gambe invece che la patata, per me era solo un dettaglio che non mi faceva soffrire affatto.


Ma anche questo non è vero. Io soffrivo, e soffrivo perché mia madre l'unica donna che abbia mai veramente amato nella mia vita, aveva notato che io mi comportavo in modo diverso da come avrei dovuto in quanto maschietto, ovvero: mi comportavo e a volte vestivo come una femmina, i miei modelli e miti erano tutti esclusivamente di sesso opposto al mio, odiavo tutte le tipiche attività da "maschio", su tutte il calcio, e nei giochi di fantasia facevo sempre personaggi femminili e per questo gli altri ragazzi un po' mi emarginavano. E lei per questo mi prendeva in giro. Mi umiliava, e io sapevo di deluderla e questo, vista la mia adorazione verso di lei, mi faceva un male indicibile.


Così iniziarono gli anni della "grande auto repressione", e soprattutto i goffi tentativi di e per sembrare "maschio". Questa eccessiva schematizzazione dei ruoli di genere mi portò ad avere enormi problemi comunicativi con quelle stesse ragazze che io volevo tanto conquistare, possedere.

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3 recensioni:

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  • vincent corbo il 09/04/2015 06:46
    Quel che stai scrivendo, ormai da tempo, è il tuo romanzo interiore. Sei molto lucido con te stesso e col mondo che ti circonda e hai tanta voglia di denunciare, di mettere a nudo, di scavare, di ribaltare. E, a mio avviso, la strada è quella giusta.
  • silvia leuzzi il 08/04/2015 21:54
    Guarda Francesco a parte qualche refuso qua e là, il racconto è davvero carino, c'è quel pezzo in cui parli dell'infanzia e del difficile rapporto con un corpo che è in contrasto con il pensiero che è estremamente lirico e soprattutto istruttivo. Bravo bravo un bacio
  • Vincenzo Capitanucci il 08/04/2015 15:59
    Mmm... fammi pensare, io credo che ci si diventi... nel senso che la società secondo me, in qualche modo "ci imponga" di diventare gay o etero perché non tollera la nostra bisessualità "
    "Nadia?! Ma vaffanculo!" ... la A-(n)-negata di A-more..

2 commenti:


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