accedi   |   crea nuovo account

Maria Medea

Maria Medea non aveva dormito per tutta la notte e, quando le prime luci del giorno fecero capolino sui vetri della finestra, pensò che sarebbe stato necessario raggiungere suo marito in montagna, per verificare che niente gli fosse accaduto. Antonio, infatti, era solito rientrare al paese una volta al mese per approvvigionarsi di viveri e salutare i suoi cari. Quel mese Maria Medea lo aveva atteso invano, perciò pensò di sellare il cavallo e di salire allo stazzo. I figli, ancora piccoli, avrebbero dormito dai vicini. Il giorno seguente s'alzò all'alba, come era sua consuetudine, perché era suo il compito di accudire alle galline, all'orto, alla capra, al cavallo. Attraversò il cortile con il secchio delle cibarie per le bestie e, guardando il cielo, s'accorse che l'inverno indugiava ancora sulle foglie cariche di brina, mentre strati di nebbia sovrastavano il paese. Doveva sapere cosa era successo a suo marito, l'unico uomo della sua vita, l'unico che avesse amato. Era bello il suo Antonio! Un quarantenne alto e forte, ma noto a tutti per la sua prepotenza. Lei ormai lo conosceva bene, bastava che dicesse sempre si con rispetto e devozione e lui era capace anche di tenerezza.
Lo aveva conosciuto alla festa di paese, era bastato uno sguardo e se ne era subito innamorata... Con il secchio tra le mani non riuscì ad evitare un cespuglio di rovi, appesantito dalla brina, un cespuglio che si era infilato tra un grosso gelsomino rampicante e un albero di limone, tanto vicini tra loro da sembrare che s'abbracciassero. Si punse. Guardò il sangue sul dito e pensò subito ad un presagio nefasto, fu solo un attimo, una frazione di secondo, perché il pensiero tornò ad Antonio.. le sembrava di sentirlo mentre prometteva di tagliare il limone che, secondo lui, era diventato troppo invadente. Se lo avesse fatto, lei ne avrebbe sofferto, perché le faceva compagnia nei giorni di malinconia, quando guardando fuori dalla finestra della cucina vedeva splendere quelle sfere gialle come lampade nelle tenebre. Guardò le pareti della sua casa, dai grossi spigoli smussati, attraversata da profonde crepe sui muri. Il vento d'inverno vi soffiava, arrivando impetuoso al galoppo come un cavallo imbizzarrito, mentre le persiane venivano spinte, sbattute sui muri , con quel rumore sordo che s'infilava nel torace, facendo sussultare il cuore e la sua solitudine.
Antonio lo aveva visto cavalcare alla sagra del paese, un amico comune li aveva presentati e subito il suo cuore ne era rimasto colpito. La sua mano forte da pastore aveva stretto le sue dita sottili, con delicatezza, come se volesse scaldarle e la piazza, quella sera, era diventata profumata di vita, luminosa, immensa. Le risate d'Antonio coprivano la musica ed i suoi occhi apparivano più penetranti dei raggi del sole sulla pelle. Il ricordo scatenò in lei un'ondata di piacere, come quello che provava nei loro incontri segreti nel bosco, dove lui la teneva stretta in abbracci ardenti, vissuti ad occhi chiusi quasi con vergogna. Le querce divennero le guardiane del loro sentimento, taciturne, avvolgenti. Stavano seduti sull'erba per ore, circondati da siepi che odoravano di luna, mentre le labbra s'aprivano solo per ripetere Maria!. Maria!... Antonio!. . Antonio!. . Antonio! come lo amava! Aveva lottato contro il parere dei suoi, contrari alla loro unione. Alla fine, lei aveva comunque deciso. Fuggì dal suo paese e lo sposò , rinunciando al parentado. Quanti ricordi! Sellò il cavallo, mise sulla bisaccia più viveri che poté e s'avviò lentamente sui sentieri scoscesi che conducevano all'ovile. La natura tutto intorno ancora sonnecchiava.. Quante volte aveva calpestato quel sentiero, quando nei primi anni di matrimonio saliva da lui per un abbraccio fugace! Percorse silenziosi tratti di bosco passando sopra soffici cuscini di muschio, ogni tanto sentiva sul viso una sferzata di rami di alti cespugli, mentre i rovi le s'impigliavano nelle vesti. Guizzi d'animali selvatici, misti a scricchiolii di rami secchi, la facevano sobbalzare... ma chi poteva nascondersi a quell'ora in quel mare di alberi odorosi! Finalmente, l'irto cammino nel bosco, finì. Che dura salita! Una piccola valle l'accolse con un dolce profumo d'erba e da lì poté scorgere la casa, l'ovile. . si fermò per riposarsi, sempre in sella al suo vecchio cavallo.. La casa era lì con il fumo del camino che formava riccioli densi e alla vista il cuore le si rallegrò.. poi la vide.. una testa di donna china a raccogliere legna sullo stipite di casa. Aveva i capelli lucenti di brillantina, qualche ciocca sul viso che lisciava con la mano e la riponeva sul capo accarezzandola. Era bella! più giovane di lei... Un'ondata di sangue le sali sugli occhi, le invase il cervello ed il cuore che, all'improvviso, sembrò volesse venire fuori dal petto. Fuoco e rabbia parevano accecarla e, mentre la seguiva con lo sguardo, il corpo divenne improvvisamente freddo, d'un gelo che la ricopriva tutta. I denti presero a battere all'impazzata. Lei era con lui! Con il suo Antonio! bugiardo!, fedifrago! Rimase paralizzata come se il suo corpo fosse diventato di pietra.. Doveva sapere! doveva arrivare alla porta, prenderla per i capelli e chiederle il perché. . Un barlume di lucidità la costrinse a fermarsi, a ragionare.. Pensava questo quando Antonio all'improvviso sbucò dal recinto delle pecore e, avvicinandosi alla donna, le cinse la vita attirandola a sé e baciandola con forza. Vide la scena attraverso un velo irreale, desiderò essere cieca, il sangue le pulsava sulle tempie. Gli occhi le si riempirono di lacrime e le parve di svenire."Cosa stava avvenendo in quel luogo?" pensò . Un luogo che lei accostava al suo amato, dove lo pensava quasi in esilio così lontano dal paese, un luogo dove lei ogni tanto lo raggiungeva e lo sentiva suo, così intimo.. ora le appariva profanato, invaso da quella donna che egli preferiva. Provò sgomento nel sentirsi cacciata dal suo tempio.. Li guardò mentre scherzavano e si sfioravano come due adolescenti al primo incontro d'amore, mentre si rincorrevano fin dietro la casa, dove i muri d'un azzurro slavato accoglievano nella sua facciata due finestre cupe come gli occhi d'una civetta; Le pareva di vedere il sogghigno d'Antonio che le diceva: " Perché sei venuta? Hai voluto spiarmi?"Cosi gli occhi d'Antonio divennero occhi di traditore, obliqui e fosforescenti come quelli dei gatti nelle tenebre. Il cane abbaiò nella sua direzione e Antonio la vide. . ombra triste sul cavallo! Le venne incontro agitato, mentre la sua giovane amante si rifugiava in casa di corsa. "Maria Medea che fai? "le disse urlando e quando le fu vicina, la spinse giù dal cavallo, la strattonò colpendola sulla spalla con violenza. Maria Medea non rispose, raccolse un sasso e glielo lanciò con tutta la rabbia che aveva in corpo; il sasso lo colpì di striscio sul collo e, con tutto il fiato che aveva in gola, gli disse: "Vigliacco, sono salita a cercarti pensando che stessi male, ecco il tuo male! Dov'è fuggita quella derelitta che tieni in casa? Si è dileguata? Con lei non avevi più la cognizione del tempo... io non esistevo più, neppure i tuoi figli? Perché Maria Medea è stupida... aspetta nella sua solitudine... mentre tu ti diverti.. perché un uomo può farlo! la donna capisce!.. deve capire..". "Calmati! rientra in paese e poi ti spiegherò" le disse Antonio con voce ferma, le guance gonfie di rabbia, la bocca aperta che faceva assumere al suo viso la forma d'una maschera tragica. Lei lo guardò con disprezzo, il dolore divenne ferita, uno squarcio nell'anima! cacciata come un animale senza pietà alcuna. "Cosa dovresti spiegare? rimediare? Maria Medea non perdona!". Lo sputò in faccia, sapeva che questo gesto era l'affronto che nessun uomo avrebbe sopportato. Lui, infatti, la colpi ripetutamente sul viso fino a farle sanguinare il naso. "Vattene!" le disse e lei fuggì, a piedi, di corsa, come in preda ad un furore folle. Corse sui sassi, sui rovi, senza sapere se il sentiero imboccato conducesse a casa. Si fermò esausta, poi si sedette ansimante su un tronco secco che sostava abbandonato nel bosco e aspettò in silenzio, come un cacciatore la preda, in attesa di sentire i suoi passi o lo scalpitio del cavallo; ma lui non la seguì. Il desiderio di vendetta, lungo la discesa verso la via del ritorno in paese, crebbe enormemente. Arrivò in paese al buio, qualche lampione era già acceso nelle strade. Sapeva che lui l'avrebbe raggiunta, per spiegare. . spiegare! che cosa? Che l'amore era finito? Si! Lo avrebbe atteso. Incominciò a piovere. In casa riprese fiato, ma i pensieri s'accavallavano con una velocità tale che le parve d'impazzire; tutto intorno silenzio.. interrotto soltanto da un timido rumore di pioggia che risuonava come un canto funebre. S'inginocchiò davanti al camino come davanti ad un altare, le mani sul viso singhiozzante, ma in attesa.. come un falco pronto a colpire.

12

2
6 commenti     3 recensioni    

un altro testo di questo autore   un'altro testo casuale

3 recensioni:

  • Per poter lasciare un commento devi essere un utente registrato.
    Effettua il login o registrati
  • Anonimo il 25/04/2015 16:48
    Sono d'accordo in parte con tutti quelli che hanno commentato, jhon che parla di scrittura semplice e lineare, diretta, Chira che fa commenti bellissimi e significativi, ma anche con stanislao che parla di una rivisitazione. Di mio posso dire che ho trovato originale ed accattivante l'idea di invertire i ruoli in queste tragedie che in genere vedono la donna soccombere. Un saluto.
  • Stanislao Mounlisky il 24/04/2015 18:09
    Una rivisitazione rusticana del celebre mito di Medea
  • john doe il 24/04/2015 14:02
    Scrittura semplice e lineare, tiene incollati allo schermo. Non so se tu hai fatto apposta a distribuire il racconto su due pagine ma l'effetto di estrema suspance che ne deriva è qualcosa di magistrale, simile per certi versi a quello che Dante fa prima della comparsa di Gerione. Devo dire che hai più talento di molti altri scrittori di questo sito, e mi sto riferendo comunque ad un livello medio molto alto. A rileggerci!

6 commenti:

  • Fabio Magris il 10/08/2015 09:22
    Che aggiungere a quello che han già detto gli altri? Sto leggendo questi tuoi a ritroso ché mi erano scappati, ed è meglio che leggere un libro perché è una lettura diretta che ti fa entrare nella scena. Sei molto brava, non ho parole. deguate.
  • Anonimo il 26/04/2015 12:37
    eh sì... ottime modifiche... un saluto.
  • antonio il 24/04/2015 18:45
    bello, buona. sera, non. altro. da. dire
  • Stanislao Mounlisky il 24/04/2015 18:23
    Nel racconto aleggia uno spirito selvaggio e antico che rimanda all'antica e selvaggia terra che ha dato i natali all'unica italiana insignita dal Nobel per la Letteratura.
    Tra gli altri tuoi che ho letto per conoscerti meglio questo è l'unico per cui ti consiglio una rilettura attenta e revisione: spero che tu non me ne voglia...
    Ciao
  • antonina il 24/04/2015 15:00
    grazie john, grazie Chira.. per le vostre belle parole.
  • Chira il 24/04/2015 14:51
    Maria impazzita d'amore che si vendica come Medea. Un narrare fluido che mi ha emozionato dalle prime righe... intenso amore al quale non univo il titolo e la fine mi ha sorpresa molto, toccandomi il cuore ancor di più. Tanta dedizione e poi il tradimento... si può davvero impazzire! Bravissima Antonina, bellissimo racconto.
    Chiara

Licenza Creative Commons
Opera pubblicata sotto una licenza Creative Commons 3.0