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L'acqua mormorava

La fontana della piazzetta mormorava che lei non sarebbe arrivata all'appuntamento, ma io ci credevo ancora e l'aspettavo. Mi bagnai le mani e le passai sul viso fin troppo accaldato per l'ansia che provavo dentro, speranzoso di dovermi ricredere e di non avere più dubbi. Un biglietto piccolo, una striscia di carta azzurra che avevo preso di nascosto a mia sorella, una frase scritta in fretta per dirle che l'amavo e che la volevo incontrare. Trovai la risposta nascosta nella fessura tra due mattoni del muro di cinta della chiesa, dove avevamo l'abitudine di lasciare i nostri brevi messaggi d'amore. Ora lei tardava e non sapevo cosa le fosse successo, ero più preoccupato e tornai a bagnarmi le mani e il viso. Maledii l'acqua che si burlava di me e ripeteva all'infinito" Non verrà, non verrà, non verrà..." e la schiaffeggiai con la mano come se avessi davanti a me una perfida figura di donna che conosceva il motivo della mia delusione. Mi sedetti sul basso muretto all'ombra del glicine che profumava l'aria e abbassai la testa fra le gambe, imprecando con me stesso per la mia eccessiva sicurezza. Passò Vincenzo che si fermò per chiedermi della mia aria sconsolata e borbottai una scusa incomprensibile. Si mise davanti a me e mi fissò con aria interrogativa, come se sapesse quale fosse il motivo della mia fin troppo evidente disperazione. Si sedette e mi disse che potevo fidarmi di lui, che potevo raccontargli il mio dispiacere, che era come un fratello per me. Lo guardai e gli risposi che non avevo bisogno di una spalla su cui piangere e che sapevo arrangiarmi da solo, senza bisogno di un padre confessore. Fui brusco e spiccio, per cui sospirò e poi si alzò per allontanarsi in silenzio. Volevo trattenerlo e scusarmi, ma non ebbi il coraggio di raccontargli le mie pene.
L'acqua continuava a scorrere impietosa e ironica, ma almeno sembrava a me che fosse malevola e ingiuriosa. Una donna si avvicinò per riempire una brocca e mi guardò come se volesse consolarmi, perché sicuramente le avevo trasmesso un'impressione negativa, ma poi si asciugò la fronte dal sudore e andandosene mi fece un timido sorriso incoraggiante. A me sembrò che volesse fare qualche nascosta richiesta, visto che che si era passata la mano bagnata sui seni che la camicetta sbottonata scopriva generosamente. Un'occasione persa come quelle a cui avevo rinunciato per la mia indecisione. La donna si girò a guardarmi e scrollò la testa, sicura del fatto suo. Mentre ero immerso nei miei pensieri, vidi arrivare trafelata la ragazza che aspettavo, mi alzai e l'accolsi con fare sprezzante. Le sue scuse assomigliavano all'acqua che scorreva ingenerosa e quasi non smetteva di parlare e di accarezzarmi, come se fossi uno che poteva dare credito alle sue parole. Si sbagliava e la spinsi contro il muro, stringendola alla gola, mentre le sue guance le erano diventate rosse come la brace nel camino. Piangeva e rideva e mi abbracciava, incapace di provare dolore. Fu allora che la baciai con furia, mordendole le labbra vogliose e palpandole i seni procaci che sentivo sodi e puntuti.
L'eccitazione mi spinse a frugarla sotto la gonna e lei emise un gemito di piacere, per nulla restia a farmi smettere di possedere il suo corpo. L'ombra del glicine quasi ci nascondeva, ma non eravamo invisibili e, mentre mi strusciavo su di lei, sentii ridere alle mie spalle. C'erano bambini e vecchi che si godevano lo spettacolo e ridevano sempre più sguaiatamente. Io e lei fuggimmo sorpresi e vergognosi, mentre alle spalle echeggiavano le voci" Ma come avete fernuto già?".

 

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3 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • antonina il 29/05/2015 09:02
    quanto è bello questo racconto! l'attesa è descritta in maniera mirabile, anche il finale, nella rabbia che scarica la tensione senza trascendere in aggressività, anzi.. bravissimo!
  • Anonimo il 26/04/2015 12:47
    Bello, coinvolgente... descrizione precisa ed accattivante, scorrevole, punteggiatura perfetta... che si vuole di più. Bravo. Un saluto.

3 commenti:

  • Carmine Impagnatiello il 27/04/2015 11:55
    Un momento d'amore e d'ironia...
    Non me l'aspettavo, che piacere!
    Grazie, troppo buoni.
  • Vincenzo Capitanucci il 26/04/2015 12:32
    e passò Vincenzo.. e mi chiese.. che hai? ... e poi mi disse il racconto mi è piaciuto molto..
  • Chira il 26/04/2015 12:20
    Da sempre nei paesini, la fontana dove si attingeva acqua era di solito un punto d'appuntamento per "amori"nascenti: prima o poi le donne lì dovevano andare senza doversi scusare a casa. Questo sembra davvero un quadretto di tempi trascorsi ma l'ansia dell'attesa è sempre uguale e anche... lo strabordare dei sensi.
    Chiara

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