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Scrivere

Scrivere, perchè scriviamo? Non per la gloria, non per gli onori, non per la manciata di rame che ci concedono i nostri editori da macello. C' era un tale una volta, diceva che vivere non è necessario ma scrivere è necessario. Un altro diceva che scriviamo perchè una vita non ci basta. Credo che il senso sia lo stesso.
Scrivere, scrivere, perchè lo facciamo? Avevo un amico, giù a Lione, lui scriveva sempre, di continuo, una volta tornato a casa da lavoro si buttava sulla macchina da scrivere (quella con i microchip e Windows ovviamente, ma pur sempre una macchina da scrivere) e giù che sputava righe. Scriveva per amore, o forse per sè, o forse per amore di sè, dato che quelle poesie non le fece mai leggere ad alcuno. Un giorno mi disse che voleva pubblicare un romanzo noir, aveva spedito una copia ad un editore. Non so neanche se gliel'abbiano mai letta, so solo che poco dopo lui è morto. Si è suicidato, giù dal balcone, bum, la vita non gli bastava.
Ma non voglio cadere in facili stereotipi che giù ne è zeppo il mondo. C' è anche chi scrive felice, chi scrive annoiato, chi scrive durante gli orgasmi, e magari chi scrive mentre dorme, perchè no?
Io credo che chiedere perchè scriviamo sia una domanda di poco senso, è un po' come chiedere all'incontinente perchè deve correre in bagno a defecare, ecco è la stessa cosa. Scriviamo perchè dobbiamo cagare inchiostro, perchè siamo pieni per un motivo o per l'altro, e arrivati all'orlo bisogna svuotarsi, o si esplode.
Scrivere non è solo cagare ma è anche e soprattutto masturbarsi, si, avete capito bene, masturbarsi, quella cosa che metà delle persone al mondo dice di fare e l'altra metà la fa e basta, ecco scrivere è anche un po' questo. Godere al compiersi della riga ben scritta, esultare della virgola messa al posto giusto. Passare ore, se non giorni a scegliere quella parola, e compiacersi come un bambino della melodia che riusciamo a creare, della meravigliosa sinfonia che la punta della nostra penna provoca pizzicando le corde dell'animo.
Per venire al dunque della storia, affinchè questo sia non solo un esternazione di un povero pazzo ma anche un racconto, viveva nei pressi di Nantes un cameriere di nome Ronald, di origini croate ma da sempre vissuto in Francia. Ronald purtroppo aveva avuto una gioventù difficile, un po' per via delle difficili condizioni economiche in cui versava la sua famiglia, un po' per quell'animale di suo padre. Per un motivo o per l'altro Ronald non aveva potuto frequentare l'università, anche se studiare lettere era sempre stato il suo sogno. Avrebbe potuto farlo ora, ma non sarebbe stata la stessa cosa diceva. Era come se cogliesse nella sua vita una chiara mancanza legata ai suoi vent anni, una mancanza che poteva immaginare anche se ormai non più vivere. Poteva immaginare così chiaramente i suoi anni da studente universitario che si mise a idearli nei minimi dettagli. Il collegio, i corsi, le amicizie, gli amori. E pian piano venne fuori una storia, una fitta trama, talmente godibile, talmente sentita, che un suo conoscente, che lavorava nell'editoria, gliela lesse quasi per sbaglio una sera in compagnia e decise di stamparlo. Ronald è rimasto a fare il cameriere, perchè con i libri oggi grandi soldi non ne fai, ma grazie al suo libro ha conosciuto un sacco di gente, si è fatto qualche soldino, e in futuro non nega di scrivere altro. Perchè per lui scrivere è il riscatto di un passato negato, il suo modo tutto personale di riappropriarsi di qualcosa che la vita gli ha tolto.

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2 commenti:

  • Stanislao Mounlisky il 04/05/2015 16:52
    "Io credo che chiedere perchè scriviamo sia una domanda di poco senso", tu affermi. Concordo su questa affermazione. Per il resto il testo, non coeso tra le parti, lo relegherei a buon diritto tra le "cacata charta" di neoterica memoria. Rispetto il primo racconto pubblicato hai avuto un calo deludente.
    Se riposti qualcosa di decente mi faccio una sega! (Nota: espressione che in romanesco indica giubilo e che... non è riservata ai soli scrittori...)
  • Fabio Mancini il 02/05/2015 09:56
    Qualcuno afferma che la mastrurbazione dà a colui che la pratica la consolazione (forse della solitudine in cui si vive?)e la compensazione (forse di un corpo femminile che non si possiede?). Stando al tuo discorso, tutto quello che ho detto per la masturbazione, vale anche per la scrittura. Senti di non valere niente? Fai un lavoro che non ti piace? Se scrivi, ti sentirai migliore! Le cose, secondo me, non stanno così. Meno ti impegni per cambiare le cose, tanto meno ottieni! La fantasia non può essere il surrogato della realtà. Buona vita e buona scrittura. Fabio.

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