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Lo Scettro Invisibile

Se non avete di meglio da fare,  
immaginate per un momento
di governare il mondo.  
Pare sia un'esperienza unica.
 
         
        
Con una punta di compiacimento, accompagnata da un sorriso appena sfumato, Alfredo tolse la mantellina, disegnò un'ampia voluta nell'aria, come fosse una muleta, e la lasciò cadere sul ripiano di marmo rosa. Poi, preso lo specchio con entrambe le mani, panoramicò a rallentatore da sinistra a destra e ritorno, in modo che gli occhi potessero fermarsi su ogni  dettaglio.
Mr. G, seduto sulla vecchia Koken di cuoio consunto e pedana in ottone massiccio, che si diceva avesse ospitato anche il deretano di Albert Anastasia nel giorno della sua scoppiettante dipartita, fece un cenno di approvazione, si alzò, gli strinse la mano augurandogli una buona giornata, infilò la porta e - tra effluvi d'acqua di colonia - sparì  come teletrasportato  in qualche angolo dello sterminato palazzo.
       
        Alfredo Lucchesi, americano di terza generazione, era figlio d'arte: suo nonno  e suo padre avevano esercitato la professione prima in una barbieria di Little Italy, poi nel saloon di un importante hotel di Midtown. Lui, pur continuando la tradizione di famiglia, dopo aver frequentato la scuola per parrucchieri di Londra, aveva trovato più appagante fare il free lance: barbiere a domicilio. Di fiducia, aggiungiamo noi. Talmente fidato che annoverava fra i suoi clienti solo uomini ricchissimi, i cui nomi venivano a malapena sussurrati nelle ristrette élite economico-finanziarie del globo. Uomini che non amavano far parlare di sé. Tanto influenti da non essere sfiorati neanche lontanamente da stampa e televisione. Alcuni, con ogni probabilità, non figuravano neppure all'anagrafe.
        Alfredo non aveva fissa dimora, o meglio, per averla l'aveva, solo che  trovarlo in casa era come vincere un terno al lotto. Correva da una città all'altra. Da un continente all'altro. Lo chiamavano: il barbiere volante. Il mattino a New York, il pomeriggio a Parigi. Una sera era a Berlino, il mattino dopo a Mosca. Un pomeriggio a Pechino, la notte a Tokio. Sempre pronto alla chiamata. In servizio permanente effettivo per almeno trecentosessanta giorni all'anno. Considerato che il Natale lo passava in famiglia, come esigeva la sacra tradizione italica.
        A volte si trovava embedded al seguito di qualche potente, in riunioni planetarie dove si discuteva di massimi sistemi. Come i meeting del Bilderberg club, i workshop dell'Aspen Institute, i summit della Commissione Trilateral, o le convention sul Riscaldamento del Pianeta, lo Sviluppo Sostenibile, il Commercio delle Armi e altra roba del genere. Occasioni che contribuivano ad aumentare la sua fama, ma che lui catalogava nella serie "noia mortale". Anche perché la trasferta era capace di durare più giorni, durante i quali gli capitava spesso di stare chiuso in camera  a girarsi i pollici. Alfredo era un uomo semplice: in mezzo a quei pezzi da novanta era come un pesce fuor d'acqua. Non sapeva mai con chi scambiare quattro chiacchiere. Anche se in fondo era un'anima solitaria. Tanto che, nei pochi momenti che riusciva a ritagliarsi fra uno spostamento e l'altro, saliva in macchina e correva a pescare in un laghetto che gli ricordava Il Walden Pond. Posto magico frequentato da bambino. Mitico riferimento entrato nell'immaginario collettivo per aver ospitato e ispirato David Thoreau, filosofo, poeta, e contestatore ante litteram. In realtà la pesca era solo un pretesto. Infatti, dopo aver sistemato le canne, ingannava l'attesa di un abbocco leggendo libri. Cosa che lo rilassava molto più di un massaggio ayurvedico su di una spiaggia deserta.

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5 commenti:

  • Chira il 11/06/2015 18:38
    Altro che fantapolitica e complotti... Hai dato vita ai miei fantasmi! Di fantastico c'è l'ambientazione, i nomi, per il resto e cioè la sostanza del racconto è ciò che penso anch'io. Bellissimi i riferimenti cinematografici e l'aver citato 1984 di Orwell la dice molto su quanto spesso la fantasia possa diventare realtà. Una chicca Woody, come un sorriso dove ci sarebbe solo da piangere e disperarsi. Alla fine che Anna sia viva solleva il cuore. Non potevi deludermi, come sempre.
    Chiara
    Chiara
  • Gabriele Zarotti il 05/06/2015 09:52
    Caro Ellebi,
    grazie per il garbato e intelligente commento.
    Spesso inseguo un tema e lo vesto con l'abito che, secondo me, più gli si addice.
    In questo caso, anche se non amo il genere D. B., ho sviluppato il tema del complotto.
    Ma sarà poi tutto fantapolitica?
  • Anonimo il 05/06/2015 01:37
    Ci sono alcuni errori nel commento, ma ugualmente, credo, se ne comprende il senso. Commento anonimo di Ellebi. Nuovi saluti
  • Anonimo il 05/06/2015 01:37
    Ci sono alcuni errori nel commento, ma ugualmente, credo, se ne comprende il senso. Commento anonimo di Ellebi. Nuovi saluti
  • Anonimo il 05/06/2015 01:33
    Non posso certo esimermi dal commentare questo racconto lungo, che ho letto fino all'ultima pagina, che se non lo commentassi (anzi se non l'avessi commentato, infatti lo sto facendo) a che pro leggerlo? Ebbene, il racconto è bello e se non prende paura dalla lunga fila di numeri rossi, che arrivano a 20, e parte con la lettura, va via spedito fino alla fine senza accorgersene. Poi, debbo dire, il tema, "i complotti", non mi affascina, e molto poco ci faccio caso anche quando li leggo nei giornali come attualità. Si denunciano i complotti quando non si è in grado di dare una spiegazione a un determinato fatto o fenomeno, è naturale, è insito nella natura umana questo modo di agire. Un esempio: il caso Kennedy. Non passano due o tre anni che una nuova inchiesta e un nuovo libro, delineino una versione nuova di quell'omicidio, e tutte queste nuove versioni, sono, per certi media, più attendibili dell'inchiesta ufficiale, perchè poi? Perchè abbiamo bisogno di credere nei complotti, se ci sono essi noi siamo innocenti del tutto. Perchè Dan B. Ha avuto tanto successo? Appunto perchè parla di complotti, e la gente è interessata a che essi vengano svelati. Io ho leggiucchiato Dan B. E lo trovo ridicolo a dir la verità. Ho visto anche il film, peggio ancora. Ecco questo racconto è sulla falsariga di questo tipo di narrativa, ed è indubbiamente scritto bene, anche se l'autore che ho già letto su questo sito, esagera a volte con l'ironia, rendendo meno credibile la storia, o forse anche lui non crede troppo ai complotti e l'ironia serve a farcelo sapere. Complimenti comunque, e un saluto.

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