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Vitae

Una densa nube rossa veniva sollevata dal terreno, ad ogni passo, come se l'inferno stava tentando di risalire i meandri della terra, mentre, veniva avvolto da una spirale di fumo nero.
Gli occhi, ricolmi di vivida rabbia, riversavano lacrime di sangue che gli rigavano il viso e terminavano dinanzi ai propri piedi; evaporando lentamente per unirsi alla nube infernale.
Una danza di arrogante violenza che non aveva nome né forma, solo due occhi rosso sangue...
Improvvisamente la sveglia squillò talmente forte da farlo sobbalzare dal letto, alterando ogni tipo di concezione e mescolando la realtà con quello sconcertante incubo.
L'accelerato battito cardiaco lo stringevano in una robusta morsa di cattivi pensieri e ambigue realtà, insinuandosi pian piano nella propria ragione, prendendone il controllo e riuscendo a capire cosa fosse accaduto.
Un banale incubo. Forse non tanto banale a sua detta...
Balzò in piedi, ricomponendosi fisicamente e moralmente, cercando di non pensarci più, magari affogando la strana sensazione in una tazza di latte e cereali, prima di affrontare l'ennesima giornata scolastica.
La tanto odiata, per precisarne l'importanza.
Non ci volle molto per tornare alle proprie facoltà e riuscire a prendere il bus in tempo, bastò poco tempo e già era ritornato ad essere il solito ragazzo che ambisce alla ragazza più bella del liceo, che viene schernito, che accumula passioni, ma nulla di tutto ciò può portare a buon fine se prima non termina tutti gli anni rimasti.
Sedici anni, con una vita in procinto di cambiamento e tanta, tanta, arroganza da offrire gratuitamente insieme alla indole indifesa di fronte al mondo maturato.
I banchi di scuola erano l'unica ancora di salvezza per redimersi dalla mentalità offuscata dal bighellonare e fantasticare su come avrebbe scuoiato il bullo di turno che continuava a lanciargli palline di carta.
Patetico, davvero. Lo era.
Studiare per lui era abbastanza importante, riusciva sempre nei suoi obiettivi ed era ammirevole, soltanto che nessuno, nemmeno lui, si accorgeva della forza di volontà di cui disponeva... Era sciocco.
La pioggia veniva giù con molta violenza, insieme alla rabbia di tornare a casa bagnato, zuppo fradicio, sorbendosi le prediche della madre riguardo al fatto di essere stato idiota nel non prendere l'ombrello.
Ma qualche goccio d'acqua era innocuo in confronto a quello che stava ad attenderlo alla fine di quel piccolo parchetto; solito ad attraversare per tornare a casa.
Una strana sensazione s'insinuava nella mente, che continuava a mandargli segnali di allerta, percepiti come ansia e fretta di giungere a casa; pregustando già il calore di una stufa, una buona cioccolata calda e la compagnia di un videogioco.
Una nube rossa si sollevava dal percorso in mattoni del parco, questa volta non era un sogno.

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1 commenti:

  • Gianni Spadavecchia il 15/06/2015 15:20
    Racconto che sembra descrivere la banale quotidianità di un adolescente pieno di sogni, passioni e pensieri ma così non è.
    Spero ci sia una continua, affascinante ma ambiguo!
    Bello.

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