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Racconto di un morto

Sono morto. È successo ieri. Era una giornata come tante altre, ero fuori con la mia fidanzata, spensierato, allegro, sorridente. Stavamo passeggiando lungo il marciapiede.
Era al telefono, in ritardo, arrabbiato con alcuni colleghi, doveva fare sempre tutto lui, perchè in ufficio era uno dei pochi che lavorava scrupolosamente ad ogni contratto o vendita. Non ci conoscevamo, non avremmo neanche mai dovuto incontrarci. Io iniziai ad attraversare, sulle strisce pedonali o no, in quel momento non aveva importanza, lui procedeva spedito con in suo enorme Suv, mentre al telefono cercava di spiegare il motivo del suo ritardo a qualcuno. Lei era rimasta un po' indietro, non stava attraversando con me. 'Victor!' urlò. Mi girai. Sorrisi, come se anticipassi qualcuno che avesse voluto farti uno scherzo. Lo schianto. Non sentii niente. Il mio corpo venne spazzato via come se non avesse peso, vuoto. Ero già uscito da quel cadavere per fortuna. Seguii il mio corpo come se fluttuassi nell'aria, la mia ragazza corse incontro a quell'essere umano senza vita. Piangeva. Non capivo bene cosa succedesse. Volevo dirle di non preoccuparsi, che ero affianco a lei, che stava solo piangendo per qualcosa di inutile, come se fosse uno scherzo. Si avvicinò il conducente della macchina, era terrorizzato. Iniziai a capire, ero morto. Nessuno mi sentiva, nessuno mi vedeva.
Arrivò l'ambulanza, tastarono il collo e polso per sentire la pulsazione, mi dichiararono morto. Quel corpo senza vita, ciò che per vent'anni mi aveva rappresentato, non esisteva più. Come per un bruco quando diventa farfalla. Non avevo più quella massa che mi dava sensazione di goffo, che imprigionava i miei veri movimenti. Mi stavano applicando il defibrillatore, i passanti guardavano con quell'espressione che va dall'essere inorriditi, alla commozione nel vedere la mia ragazza disperarsi come non avevo mai visto prima. Stavano torturando quel cadavere. Mi librai nel cielo. In alto. Più in alto. Osservai la città nel suo completo, vedendo tutto, dai palazzi più alti e belli a quelli cadenti e malmessi. Scesi. Sopra di me un telo. Non potevo nemmeno finire di vedere com' ero in vita, se si poteva chiamare tale. In quel momento tutto perdeva senso, il mondo, i legami, gli affetti, le vicissitudini passate quando ero ancora un essere umano. Era come se dentro me regnasse la pace, il benessere. Ho seguito il percorso del carro funebre quando sono venuti a prendermi, il rispetto che hanno avuto per quell'ammasso di carne mi ha fatto quasi commuovere. Ho seguito anche la messa del mio funerale. Osservo le persone che in vita ho amato, e sono tutte in condizioni tristi, come se fossi morto per davvero. A guardarli mi sento anche in colpa, mi dispiace vederli cosi, vorrei che non fosse mai successo solo per non far vivere loro queste situazioni. Ma sono morto, così dicono. Non piangete! Si vive con la consapevolezza di morire, c' hanno avvertiti tutti quando siamo nati! Non fate finta che non ve la aspettavate, lo sapevate fin dall'inizio che avreste perso qualcuno di caro nella vostra breve esistenza sulla Terra!
Vi amo tutti, i vostri occhi pieni di lacrime e gonfi di dolore mi fanno capire quanto veramente eravate importanti per me, quante volte vi ho deluso, quante volte avrei voluto chiedervi perdono quando ero io in colpa! Amore mio forse avrei dovuto baciarti più spesso, dirti più volte quanto importante sei per me, ma non c' ho pensato, non davo importanza a questo genere di cose. Siamo un soffio nel vento dell'esistenza, non possiamo prevedere quando lasceremo la nostra amata Terra per raggiungere l'eterna pace, ma quando accadrà, non disperate, sappiate che ci rivedremo dopo, per stare insieme per sempre.

V. G.

 

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2 recensioni:

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  • Anonimo il 10/07/2015 13:53
    Bello, un racconto diverso, una miscela ben dosata di fantastico e reale che trova la giusta collocazione dentro quelle sagge riflessioni che solo chi ha "vissuto" può scrivere o capire, quando legge. L'età anagrafica non conta, e nemmeno quella intellettiva... conta solo l'età del vissuto, una specie di indice di esistività... ben scritto, con la solita fluidità narrativa e la precisione che ti contraddistingue e getta le basi per un futuro da scrittore. Perché non sognare?... kalimera.
    P. S. fossi nella tua ragazza apprezzerei molto questo brano.
  • Anonimo il 17/06/2015 05:50
    Victor, grazie d'averci ricordato il nostro semiserio destino.
    Ogni tanto ci vuole una boccata d'aria... fresca.

2 commenti:

  • stella luce il 18/06/2015 09:33
    La vita... la morte arriva sempre quando essa vuole per questo mai si deve perdere tempo o lasciare cose sospese.
  • Ellebi il 16/06/2015 00:15
    Bene, non resta molto altro da aggiungere, tutto è stato detto, e con giusto criterio, e con tono appropriato, a rivederci dunque, certo "dopo" naturalmente. Complimenti e saluti.

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