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Gabbia di cristallo 2

Invece per mio padre era tutto diverso. Tutto maledettamente diverso. Lui lo sapeva che tutto ciò era sbagliato, che era il frutto marcio di un seme cattivo, e io probabilmente non potevo nemmeno immaginare la tempesta che lo devastava dentro. E non immaginandola non riuscivo a capire di essere io la causa di tale tempesta. Altrimenti, forse, mi sarei fermato. Invece più passava il tempo e più la nostra gabbia di cristallo diventava un nido d'amore. E col tempo avevamo entrambi acquistato astuzia nel nascondere la nostra passione agli occhi di un mondo che non sarebbe mai stato pronto e capace di accoglierci ( avrebbe dovuto?).
Tutto filò liscio, se così si può dire, fino alla la fine della scuola. Io e mio padre fummo invitati da nonna nella sua bella casa di campagna.
Non ho mai capito se nonna, donna di carattere, ma anche di una dolcezza infinita, difficile da spiegare a parola, si fosse accorta di quello che avveniva tra me e papà. Forse sapeva e faceva finta di niente. Non si dice che le mamme certe cose le sentono? Ma anche queste così, diciamo, fuori da ogni possibile e immaginabile ordinario? E anche se avesse fatto finta di nulla sarebbe stata, o sarebbe condannabile? Non credo che sia facile accettare o gestire cose del genere, eppure, io ancora oggi, faccio fatica a vedere la storia della nostra "gabbia di cristallo" come una favola nera popolata da un orco e da un innocente fanciullo sbranato. Non mi sono mai sentito sbranato. Tra le braccia del mio papi non mi sono mai sentito tra fauci. E, onestamente, faccio molta fatica a distinguere nella mia storia chi tra i due sia stato l'orco e chi la vittima. Esistono storie difficili in cui i confini, soprattutto quelli tra vittima e carnefice, si confondono molto facilmente.

Papà aveva due settimane di ferie. Due settimane tutte per noi. Una piccola luna di miele nel cuore delle nostre infanzie. Nonna non ci faceva mancare nulla, e noi due riuscivamo a trovare i nostri momenti di insaziabile intimità. Poi una sera, dei vecchi amici di nonna vennero a trovarla con un loro nipote più o meno della mia età.

La sensazione iniziale che mi suscitò quel ragazzino fu di tristezza: era lì annoiato, con due nonni visibilmente noiosi, con una voglia inequivocabile di trovarsi altrove stampata sulla faccia. Io invece ero felice, con la giusta compagnia... poi notai, in un secondo momento, un'altra cosa. Notai che era un ragazzo davvero molto carino. E per dirla tutta notai anche una terza cosa, ovvero che quel ragazzino annoiato continuò a fissarmi per tutta la durata della serata. La cosa sulle prime mi diede piuttosto fastidio, ma in realtà la cosa, sotto sotto, mi faceva anche molto piacere.
Quella notte papà sembrava che dovesse vivere la sua ultima notte su questa terra e che per prepararsi al "meglio" per tale calamità mi doveva dimostrare tutto l'amore spirituale e fisico che provava per me e continuava a dirmi: "Amore mio, sei mio, mio per sempre...".
Il giorno dopo la sera della visita dei suoi amici nonna mi spinse ad andarli a trovare per giocare con Tommaso, il loro nipote della mia età che avevo conosciuto la sera precedente, che dovevo essere stanco annoiato di passare il tempo solo con barbosi adulti. Io non ero molto d'accordo, mi dispiaceva lasciare da solo il mio papi per cui io ero "suo per sempre", ma nonna sembrava tenerci tanto. Papà mi schiacciò l'occhiolino come per darmi il permesso. Così me ne andai a malincuore.

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2 commenti:

  • frivolous b. il 19/06/2015 08:30
    Grazie cara, appena postata!
  • antonina il 18/06/2015 10:04
    scrivi bene e trascini.. aspetto il seguito..

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