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Diario di un mediocre perduto nelle gole del mondo 2

L'alcol spinge forte. Fa muovere lo stomaco, le budella e tutto quel gran cazzo che si agita dentro e fuori di noi. Così le parole scivolano giù da sole. Come gocce di rugiada.
Sono stato al bar oggi pomeriggio. Gente strana si agitava nel locale. Un tizio che ballava tenendo discorsi con tutti.
La gente mi deturpa. Ho bisogno di restarmene solo e fare le mie cose in pace. Non sopporto più la relazione.
Parole e parole che si susseguono su argomenti privi d'importanza. Questo fa la relazione fugace: esalta l'effimero.
Oggi mia zia parlando del tizio del bar ha usato una parola sola: pochezza.
Quanta pochezza nella gente della notte. Quanta pochezza nella gioventù.
I giovani si affollano, ingombrano strade e locali in nome di un dio insensibile. La moda li possiede, decide per loro.
I giovani sono frivoli, come frivoli sono i modelli a loro indirizzati. Viviamo in una società malata dove apparire vuol dire essere accettati. È l'emblema del patetico.
L'alcol spinge forte, fa toccare vette inimmaginabili. Non ho pietà per la gioventù di oggi e neanche pena. In fondo è anche colpa loro se vivo ciò che sto vivendo.
Sono un caso strano. Così isolato dal mondo eppure così voglioso di riconquistare i miei spazi. Abbiamo tutti bisogno di crearci una nostra dimensione. Una strada da seguire costellata di punti di riferimento. I punti di riferimento sono la base di ogni autoaffermazione. La famiglia è la base. L'educazione. L'istruzione. Ma questo non basta. Per crearsi una propria dimensione ci vogliono spalle larghe e coraggio di affrontare la vita di petto.
Io questo coraggio l'ho smarrito.
Ricordo, quand'ero più giovane che tutto mi scivolava addosso. Ero molto più superficiale, molto più frivolo. Ma coraggioso. Un coraggio che ancora oggi non capisco da dove venisse fuori.
È che la maturità ti porta a valutare il pericolo con un occhio nuovo. Mi sento paralizzato dalla mia maturità. Ma non è solo questo. Sono paralizzato perché ho paura. Paura della vita. Paura dell'altro.
Che bel guaio. Un bel guaio davvero. Non si può vivere avendo paura di vivere. Quella non diventa più vita ma sopravvivenza.
La notte è inoltrata e i pensieri picchiettano ancora sulle pareti del cervello vogliosi di uscire. Ma adesso è l'ora di staccare. Si. È l'ora di staccare.
Buona notte a tutti.

 

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1 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Vincenzo Capitanucci il 19/07/2015 09:25
    buona cirrosi a tutti.. a quell'indurimento che non ha più confine...

1 commenti:

  • Stanislao Mounlisky il 21/08/2015 10:09
    Del tuo racconto a puntate questa è la prima parte che ho letto (ho letto poi le altre fino all'11°, scoprendo che, non si sa perchè, ne mancano alcune, la 3° e la 7°, mi pare: saranno i soliti disservizi della redazione...).
    Il mio pensiero è andato come un flash a dei versi famosi che ti trascrivo:
    "I ragazzi che si amano si baciano in piedi
    Contro le porte della notte
    E i passanti che passano li segnano a dito
    Ma i ragazzi che si amano
    Non ci sono per nessuno
    Ed è la loro ombra soltanto
    Che trema nella notte
    Stimolando la rabbia dei passanti
    La loro rabbia il loro disprezzo le risa la loro invidia..."
    Poi mi è tornato in mente il primo colloquio con quello che, molti anni fa, divenne il mio analista per circa un triennio: presentandogli il mio mal di vivere gli dissi: "Non voglio diventare uno di quei vecchi che invidiano i giovani". E non lo sono diventato, per fortuna, anche se la mia vita non è andata come avrei voluto da ragazzo, anche se, avendo superato i sessanta, sono oggettivamente più vicino alla fine che all'inizio della mia avventura terrena e le grosse occasioni le ho lasciate alle spalle.
    È evidente che, di tutta la pagina, ciò che mi ha colpito il tuo accanirsi contro i giovani, a cui addirittura attribuisci la responsabilità del tuo malessere: sono parole che sanno di vecchiaia dell'anima, di frustrazione.
    Ho letto, a seguire, le altre parti, e ho capito che stai facendo un percorso di autoanalisi molto importante.
    Nell'11° ecco la parte che riscatta l'acredine di questa ed evidenzia, a mio parere, un tuo sentire più realistico: "Tutto scorre troppo velocemente quando si è giovani. Il tempo passa e tu sei là, preso dalle tue quisquilie adolescenziali che neanche te ne accorgi. È una questione di strategie mentali. Le strategie mentali del ragazzo sono concentrate solo ed esclusivamente sul presente. Il passato quasi non esiste, il futuro non è sufficientemente interessante. È meravigliosa proprio per questo la gioventù, perché corre imperiosamente come un grasso fiume in piena lungo la lettiga degli anni."
    Complimenti per come scrivi, sei molto bravo. Ciao. Stan

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