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Diario di un mediocre perduto nelle gole del mondo 10

Delirio d'onnipotenza o naufragio nella depressione?
Il mio oscillamento tra paradiso e inferno è così costante e misurato. Qualcuno la chiama sindrome bipolare. Per qualcun altro è soltanto mancanza d'equilibrio. Nel mio caso, giuro, non so di cosa si tratti. So che questa è la mia vita, così oscillante e irregolare da perderne costantemente il filo.
È davvero terribile non comprendere se stessi. Oggi pensavo che un uomo è veramente solo quando perde il contatto con se stesso. Puoi essere circondato da centinaia di persone. Puoi essere voluto bene, amato, ascoltato da tutte queste persone messe in fila, ma quando non sai più chi sei tutto ciò evapora impunemente in una nostalgica nuvola di fumo. Nostalgica perché ti rendi conto che la vita che vivevi un tempo è finita e non tornerà mai più. Mai più.
Sono contento, per un certo verso, di essere vivo. Questo è il mio paradiso: la consapevolezza di esserci. L'inferno invece mi si ripropone quando patisco la mancanza. Mancanza della vita che è stata, della gioventù, del gioco, della leggerezza.
Ho parlato con una mia amica che non sentivo da parecchio tempo. Per lei il tempo sembra non essere mai passato. È vivace e incantata come lo ere molti anni prima. È naturale. Che meraviglia! La vita che rompe prepotentemente le barriere della banalità. Un lampo. Un miraggio. Come se il tempo non fosse mai passato.
Riesco ancora a commuovermi per cose semplici. È un bene.
Abbiamo tutti necessità di commuoverci di tanto in tanto. Un sano pianto può mandare a morire qualunque malinconia. Ecco cos'è per me il paradiso: essere consapevoli che, nel bene e nel male, questa vita è irripetibile. Gioire, esplodere di gioia, per la consapevolezza di essere qui in questo preciso istante. Questa è la vera commozione.
Ora sono le due e cinque di notte. Si è fatto tardi per scrivere ancora. È l'ora di andare a dormire. Passate una buona nottata.

 

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