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A tutto c'è rimedio

Che cielo limpido, a marzo dopo un giorno di pioggia il cielo è sempre così, terso pulito non c'è la minima traccia di smog... un'aria fina e leggera da respirare a pieni polmoni. È la prima volta che vengo in questo parco e non mi ero mai accorto di quanto fosse bello. C'è molto verde, le aiuole sono molto curate e ricche di fiori, non so che fiori sono non me ne sono mai interessato sempre troppo impegnato a lavorare a fare soldi che mi sono dimenticato di quanto fosse bella la natura. Ci sono diversi alberi che non so distinguere e mi ha colpito la solerzia di un giardiniere che, da quando sono seduto, tosa meticolosamente le siepi, pota le piantine, sistema le aiuole, innaffia tutto il prato senza saltare neanche un metro quadro con una cura quasi maniacale, avessi io degli impiegati che lavorano con siffatto metodo e cura, invece sono dei fannulloni buoni a nulla che hanno in testa solo uno scopo: lo stipendio a fine mese! Fosse per me li licenzierei tutti ma poi dovrei assumerne altri che potrebbero essere anche peggio, tanto vale...
Questa è proprio un'oasi di pace, niente rombo di motori, niente vociare di persone, niente clacson impazziti, niente... l'unica cosa che riesco a sentire è il rumore dell'acqua della fontana, qualche voce di bambino che gioca, ogni tanto il cinguettio di uccellini di passaggio. Ma dove era questo paradiso? Sarà a neanche 200 metri dalla mia azienda ma davvero in tutti questi anni non me ne sono mai accorto?

Sono seduto da un'ora e ancora mi rimbombano nel cervello le parole del mio medico di fiducia:
- Sei mesi, forse nove... non posso dirti altro Joe, forse con le cure adeguate anche un anno.-
Mi sembra di vivere un incubo dal quale vorrei svegliarmi ma non riesco.. ho forse un anno di vita, la TAC al cervello ha sentenziato: ho un cancro.
Giro e rigiro il foglio con la diagnosi e il desiderio di strapparla è davvero forte ma mi rendo conto che, anche facendola a pezzi non distruggerei la malattia. Era da tempo che soffrivo di tremendi mal di testa a volte quasi da svenire, tanto che mia moglie mi ha convinto a fare tutti gli esami:
- Joe, devi andare dal medico non puoi continuare così. Non è possibile che tu debba soffrire così tanto per non avere il tempo di farti vedere, il lavoro non è tutto capisco che l'azienda deve essere seguita ma tu lavori anche 18 ore al giorno e trascuri tutto, famiglia, casa e anche la tua salute. Devi andare dal medico!-
E dal medico sono andato... forse era meglio non seguire in consiglio di mia moglie e non sapere niente, sarebbe arrivato il giorno e forse neppure me ne sarei accorto, magari mi sarei addormentato una bella sera senza più risvegliarmi, forse si.. sarebbe stato meglio non sapere.
- Buongiorno!-
Mi giro di scatto e seduta accanto a me una signora anziana, avrà circa settant'anni, una figura minuta e aggraziata, indossa un tailleur grigio spinato di fattura antica ma a dire il vero molto curato da sembrare nuovo di negozio e sotto una camicetta candida col colletto di pizzo che si posa sul bavero della giacca. Seduta molto composta tiene sul grembo una borsetta piccola anch'essa grigia anch'essa di fattura antica ma molto ben conservata, ha i capelli grigi ma non di un grigio smorto, un grigio argenteo lucido tutti raccolti e fermati con uno spillone guarnito da una perla che sembra vera tanto riluce, dopo questo attento ma veloce esame la guardo negli occhi e resto incantato... sono di un azzurro intenso come il cielo di stamattina, così limpidi che davvero mi aspetterei di vederci passare uno stormo di uccelli migratori.

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