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Storie di miserie umane la settimana prima delle ferie

La settimana prima delle ferie una pensa di starsene un po' tranquilla in ufficio, con l'aria condizionata, a raccogliere le idee per quello che dovrà fare in vacanza, ma non è stato così per me.
Uno dei primi giorni di lavoro, la collega che mi formava, mi spiegò che tutte le persone che varcano la porta del mio ufficio sono in un momento di disagio perché in lotta con quella che sembra essere la merce più rara al giorno d'oggi: il lavoro. C'è chi lo ha perduto, c'è chi non lo ha mai avuto, c'è chi probabilmente non lo avrà mai, e poi ci sono le miserie umane. Si sentono tante storie in quell'ufficio, alcune superano il limite della professionalità e ti lasciano un segno dentro.
Ci ha messo un po' a compilare la domanda di lavoro, era molto impegnata e preoccupata di sbagliare ad inserire i tanti dati che le venivano richiesti. Quando è stato il momento del colloquio ho notato i lineamenti del suo volto, sottili ed eleganti, sul collo taurino una collana con tre piccoli pendenti, ma non ricordo la forma precisa. È partita in quarta, e la sua franchezza, tipica delle persone semplici, mi ha fin da subito spiazzata. Mi ha raccontato di un padre che non l'ha fatta studiare perché secondo lui sarebbe stato inutile. Lei comunque si è fatta strada e a quindici anni ha cominciato a lavorare in un'azienda di pellami. Lì ha imparato tutti i segreti della lavorazione conciaria. Poi finalmente dopo diciannove anni di lavoro ha scoperto di essere incinta. La gioia ha presto lasciato posto all'angoscia, il bimbo che portava in grembo aveva seri problemi. Le è stato consigliato di interrompere la gravidanza, ma lei, probabilmente cresciuta tra: casa, chiesa e lavoro, ha detto no. All'ottavo mese ha partorito il suo bimbo morto e, forse, dentro è morta un po' anche lei. Ha fatto i suoi tre mesi di maternità, le avevano detto che ne aveva diritto. Ritornata al lavoro, il lavoro non c'era più, al suo posto una lettera di licenziamento per riduzione del personale. Un groppo mi è salito alla gola. Non avevo finito di dirle che la sua professionalità era buona e quindi sarebbe stato fattibile trovare una nuova occupazione, che lei ha aggiunto, a quel punto molto agitata, devo lavorare, a luglio ho partorito il mio secondo figlio, morto. Quando l'ho salutata si è scusata perché aveva la mano sudata. Di lei mi rimane una foto, che devo scattare a tutti i candidati quando hanno finito con la compilazione. È venuta di profilo, non ha guardato in macchina, i suoi occhi erano rivolti verso le vetrate come in cerca della luce.
Stavo consegnando le buste paga a Vito, quando l'ho visto arrivare di corsa. La prima cosa che ho pensato è stata: no lui no. Lui è un ragazzo dell'India che era già stato alle nostre dipendenze. Un tipo strano che girava con gente strana. Subito ho notato i suoi piedi scalzi. Era confuso, barcollava, la camicia impolverata e foglie secche tra i capelli. "Io male chiama ospedale, prego" è riuscito a dire. Pensavo fossero i postumi di una sbornia. Indicava il petto e diceva di aver male lì. Ho chiamato l'ambulanza, al telefono mi hanno fatto mille domande su quell'uomo che io non conosco. Vito l'ha fatto uscire dall'ufficio anche perché non capivamo che intenzioni avesse. Si è sdraiato sulla soglia, gli ho allungato un bicchiere d'acqua, con la testa a ciondoloni e gli occhi spenti non riusciva a coordinare la mano per la presa. Quando finalmente ha afferrato il bicchiere ho notato che era ferito. L'acqua è finita metà in gola metà sui vestiti laceri. Sul cancello ho aspettato i soccorritori finché all'indiano continuava ad uscire muco dal naso. Ancora una volta spiazzata. Quando sono arrivati dall'ospedale lo hanno riconosciuto: "È quello che abbiamo recuperato ieri e che poi è scappato". Nel braccio ancora infilato l'ago della flebo del giorno prima. Una volta che lo hanno caricato sull'ambulanza, li ho ringraziati. Quindi se ne sono andati.
Ora dove dove sarà quell'uomo? Chi si sta prendendo cura di lui? E come farà senza scarpe? Non ricordo il suo nome, forse Jatinder?
Oggi sono in ferie.

 

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1 commenti:

  • Ellebi il 02/09/2015 13:32
    Anche questo brano, buono e raccontato bene, ma un po' meno brillante del primo. Saluti.

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