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Tatuaggi

Stasera ho voglia di ubriacarmi, si questa sera devo bere. È quello che mi ha detto quando si è avvicinato al mio lettino in spiaggia. Ora sono abbastanza vicina per poter cercare di decifrare gli innumerevoli tatuaggi che porta addosso. Mi pare di vedere un sole sulla spalla sinistra, sulle braccia sono per lo più geometrici, mentre attorno al collo e sui dorsi delle mani ricordano le decorazioni esotiche, tipo quelle che si fanno le ragazze indiane. Tutta quella roba, assieme al piercing sul capezzolo destro, i capelli nerissimi e i suoi occhi sfuggenti, lo rendono estremamente intrigante. La mia amica mi aveva preparata: domani arriva il cugino di mio marito da Milano, è un tipo fico, pieno di tatuaggi.
Dario ha 35 anni, è venuto in vacanza con la madre, ed è proprio un tipo fico.
Si è avvicinato a me perché è da giorni che tutti i suoi cugini gli rompono le palle perché esca con noi. Lasciatelo in pace, deve andare a trovare le sue cinquantacinque morose, e non uscire con noi e i nostri cinquantacinque marmocchi, lo dico ad alta voce. Lui sorride, abbassando lo sguardo; i suoi regolarissimi e bianchissimi denti risaltano sulla pelle color ebano, i piedi giocherellano con la sabbia. Alla fine sentenzia, sei l'unica che mi ha capito. Quella battuta deve aver risvegliato un'esigenza profonda. Ormai la spiaggia è deserta, è quasi l'una, lì sono rimasti solo gli irriducibili: quelli che mangiano quintali di focaccia unta in un metro quadrato d'ombra sotto l'ombrellone. Si alza, e si mette perpendicolare a me sul lettino di fronte al mio. Mi guarda negli occhi e mi chiede se sono sempre così, rispondo di sì, e lui comincia a raccontarmi frammenti della sua esistenza, dopo avermi detto che avrebbe voluto ubriacarsi.
Parte dicendo che la sera prima non è uscito perché aveva litigato con la madre, intuisco che il diverbio potrebbe essere nato perché ha lasciato il marito disabile in una struttura per una quindicina di giorni, il tempo di staccare un po' la spina da quella pesante promessa: " ... di esserti fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia...". Dario non era d'accordo. Mi parla di un padre ferreo, che ha basato la sua vita sull'identità politica che scelse come bandiera. Un padre duro, con il quale non si poteva giocare a tavola, che quando ti dava un orario per il coprifuoco doveva essere tassativamente rispettato. Un padre che non gli ha dato il permesso per studiare musica e nemmeno per aprirsi una piccola attività in proprio. Un padre che Dario non ha mai voluto deludere e che ha sempre rispettato. Ora il suo papà è così fragile e in balia degli eventi e anche Dario sembra così fragile, ricurvo su se stesso su quel lettino. Ho dovuto rinunciare ai miei sogni e ai miei desideri, non capiva quanto era duro rientrare a casa quando tutti facevano festa fino al mattino. Ora capisco tutti quei segni sulla pelle. Non è lo spirito esibizionista tipico dell'uomo rock & roll. Tutti quei tatuaggi sono una corazza e nello stesso tempo la via per esprimere tutto quel che c'è di magico dentro quell'anima da poeta.
Una mattina alla radio in una trasmissione comica dicevano che il senso di colpa è quella cosa che tiene unite le famiglie. Sono sempre più convinta che questa battuta è pura realtà.
Dario me lo sarei presa in preso in braccio, nonostante i suoi due metri d'altezza, e lo avrei allattato con litri di prosecco.
Stasera faremo un aperitivo in spiaggia, dove ci ubriacheremo e Dario suonerà per noi.

 

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1 commenti:

  • Ellebi il 02/09/2015 13:48
    I tatuaggi non mi piacciono molto, tanto più quanto più sono invasivi, quegli piccoli possono essere piacevoli, e piacevole è anche questo breve brano. Saluti.

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