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La processione

La processione dei fedeli smise di serpeggiare per il ripido sentiero tra due ali di cespugli e ulivi. Il parroco alzò in alto la croce col Cristo ligneo, lucido ai raggi del sole del mattino, arrestando sia lo strascicare dei passi sia le monotone litanie. Come se si fossero risvegliate da un sogno ad occhi aperti, le donne avvolte negli scialli neri si accorsero in ritardo dell'improvviso silenzio e si udì l'eco di alcune preghiere che alcune di loro continuarono a recitare. Poi fu un silenzio uniforme che faceva a gara con la pace profonda del luogo.
Don Coriolano si voltò verso i fedeli e li benedì, prima di varcare la soglia di marmo della chiesetta dedicata alla Vergine del Rosario. Entrare nel luogo sacro fu un'ardua impresa a causa dell'esiguo spazio dell'unica navata e chi seguiva da vicino il Cristo ebbe la fortuna di occupare le poche panche.
Sembrò che per un miracolo fossero sospinti quasi a sollevarsi per aria per posizionarsi sugli scomodi sedili, mentre le porte della chiesetta facevano da imbuto per escludere donne, uomini e bambini che s'imbottigliarono dapprima con lievi lamenti, poi con alte grida di rabbia e di dolore. Il sacrestano fu afferrato dalle mani di chi voleva aggrapparsi a qualcuno per avanzare e superare la strettoia. Il pover'uomo gridò di lasciarlo stare e di calmarsi, ma l'insipienza di alcuni esagitati lo ridusse a mal partito per graffi, sberle e calci. Adelina, la vecchia madre di Ruberto Scaranzi, sembrava che fosse sul punto di dividersi a metà, tanto brutalmente veniva tirata allo stesso tempo sia all'ingresso sia all'uscita della chiesa. Levò alti gemiti, prima di perdere i sensi e che il figlio riuscisse a sottrarla alla brutalità dei fedeli. Poi l'adagiarono su una panca, ma non diede segni di vita e spirò in breve accompagnata dalle grida di don Coriolano che cercava di esortare alla calma. Allora, come se Dio avesse rivolto lo sguardo verso il luogo sacro, si levò un forte vento e iniziò a piovere a dirotto a dimostrare come la pietà divina possa mutarsi in una giusta punizione.
Fu il fuggi fuggi di coloro che erano rimasti fuori, cercando riparo sotto gli alberi o nelle grotte vicine. Molti si dispersero a causa delle tenebre improvvise, caddero per terra o nei dirupi, calpestarono alcuni malcapitati e morirono affogati nel vicino ruscello che s'era spaventosamente ingrossato.
Fu eretto in seguito un piccolo tempietto di pietra con l'effigie di Maria Santissima che dimostrava di saper essere sempre pietosa della stoltezza e delle atrocità umane.

 

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1 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • Carmine Impagnatiello il 27/09/2015 16:18
    Che disgrazia! Mi ricorda una processione al mio paese. Mi sembra di essere presente per la tua capacità di descrivere situazioni e personaggi. Bravo assai.
  • Glauco Ballantini il 24/09/2015 15:05
    Prima la pazzia, poi i tempietti votivi...

1 commenti:

  • Fabio Realacci il 26/10/2015 18:06
    Verso casa

    Freme il salto d'acqua
    contorti i tronchi
    tra gli sforzi del vento
    un'iride radiosa del verde
    nella certezza della luce.

    Porterò con me il calpestio
    di rami e foglie secche
    nel languore che prende a sera
    sulla scia dei passi verso casa.

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