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I miei Ray Ban

S'è persa l'usanza di riempire la brocca alla fontana del paese, quando le donne si sporgevano al di là del bordo di pietra e aspettavano pazienti che l'acqua raggiungesse il colmo. Oggi un rubinetto regola il flusso e i passanti si fermano per riempire bottiglie di plastica o per rinfrescarsi dal caldo asfissiante d'agosto. Io li sto a guardare con un paio d'occhiali Ray Ban che sono una buona imitazione degli originali, ma fanno la loro bella figura, mentre sto seduto al tavolino del bar della piazzetta " Severino Scognamiglio" intitolata ad un umile calzolaio che morì in un incidente d'auto per salvare due bambini. Ricordo ancora Antonietta Scognamiglio, la moglie dello sventurato, che prima della disgrazia usciva sul viottolo di sassi per andare alla fontana, circondata dallo stuolo dei suoi bambini che la seguivano come pulcini disorientati possono seguire la chioccia. Lei li chiamava per nome ad uno ad uno, come se temesse di perderli nel tortuoso intreccio di vicoli e viuzze, ed essi a piedi nudi gridavano di aspettarli, zoppicando e piangendo. Arrivati alla fontana, bevevano a turno dalla piccola brocca, e lei ripeteva che era buono quel latte con cui si dovevano saziare. Quei piccolini le credevano e dicevano che ne volevano ancora.
Il marito era bravo a rattoppare scarpe e zoccoli ed era abile a mettere al mondo i figli, perché ogni volta che copriva Antonietta, lei poi si portava a spasso una grossa pancia. Malediva la mala sorte e alzava un pugno al cielo per minacciare chi gli mandava tutte quelle bocche da sfamare. Aveva cuore e, se si lamentava, poi i suoi occhi foschi brillavano di una luce intensa quando stringeva tra le braccia i grandi e i piccini che accorrevano al suo ritorno nella misera casupola, desiderosi di vedere cosa avesse nelle tasche della logora giacchetta. Non c'era nulla in verità, se non una pagnotta di pane scuro, che era il pranzo e la cena dei suoi figli, avvolta in un vecchio fazzoletto da contadino.
Antonietta sorrideva e lo baciava sulle ispide guance, poi apparecchiava la tavola di assi di legno sconnesse e scodellava una zuppa di erbe raccolte in campagna e cotte nell'acqua della fontana. Le erbe e l'acqua non le doveva pagare, contenta in cuor suo che Dio provvedesse a loro.
Dopo la nascita del nono figlio, Antonietta si ammalò e prima di morire, benedì i suoi bambini baciandoli sulla fronte con le poche forze che le rimanevano. Il marito cadde nello sconforto più nero e sapeva che non avrebbe potuto allevare i figli da solo. L'ultimo nato lo affidò alle cure della sorella Gesuina che era sterile e secca come una lisca di pesce, ma almeno lei il latte di vacca glielo poteva comprare perché cuciva e ricamava e guadagnava di che vivere. Portò all'orfanotrofio i bimbi più piccoli che iniziarono a piangere come cuccioli che guaiscono mentre vengono staccati dalla cagna. Lui girò le spalle a quei gemiti strazianti e ritornò al paesello con i quattro figli più grandicelli. Camminava in fretta, calciando i sassi e ragionando su come impiegare Ciriello e Vincenzino dal fattore per pascolare mucche e capre. Non sentì lo strombazzare della vecchia corriera che scendeva per la ripida strada, immerso nei suoi acuti pensieri, ma poi vide che Ciriello lo tirò per la giacca e si rese conto che la morte li seguiva. Non poteva prendersi anche i suoi bambini e fu per istinto che li strappò dalla via proprio mentre il mezzo lo colpiva in pieno, trascinandolo tra i sassi che si tinsero di rosso.
I ricordi restano ricordi, se quelli belli non possono ritornare. La gente passa davanti alla fontana, si ferma, beve, guarda intorno. Io li osservo e so che nessuno di loro sa di Severino e di Antonietta. Sono felice di indossare i miei Ray Ban e mi sistemo il collo della polo Baci e Abbracci.

 

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5 commenti     3 recensioni    

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3 recensioni:

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  • Glauco Ballantini il 12/10/2015 10:23
    Dalla brocca sgorgano i ricordi come in un flash back conematografico tra polo e Ray Ban.
  • Don Pompeo Mongiello il 14/09/2015 16:39
    Molto piaciuto ed apprezzato questo tuo bellissimo!
  • Vincenzo Capitanucci il 12/09/2015 17:24
    Una lacrima dietro i Ray Ban.. letto con piacere... Carmine.. anche se è triste e parla della vita della povera gente.. deitroppo figli.. della fame.. Baci e Abbracci..

5 commenti:

  • PIERO il 19/12/2015 22:20
    Molto coinvolgente, pur nella sua brevità ha un respiro da opera molto impegnativa. Continuerò a seguirti.
  • Glauco Ballantini il 12/10/2015 10:23
    errore: Cinematografico..
  • Carmine Impagnatiello il 13/09/2015 13:42
    Le storie tristi sono quelle della mia vita, tristi come i ricordi che riaffiorano purtroppo anche quando non vuoi.
    Grazie assai alle gentili persone che mi hanno letto.
  • Ellebi il 13/09/2015 12:29
    Ottima composizione, complimenti e saluti.
  • giorgio giorgi il 12/09/2015 22:01
    Ho letto volentieri questa bella pagina di ricordi. Alla prossima!

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