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Orfeo e il post moderno

Eccoci, è la prima volta che scrivo per questo sito, ma non sono vergine di questi pensieri delle riflessioni di cui volevo rendervi partecipi. Riflessioni filosofiche, sociali, o come voi volete chiamarle; a dir la verità poco importa! Importante, fondamentale direi è il ruolo che la poesia ha oggi nel mondo moderno, nella società contemporanea, che io oso definire post moderna, che sarebbe tutto lo spazio temporale che esiste, vive, produce, pensa, al variegato mondo dell'arte, dopo la fine del ventesimo secolo; ultimo secolo in cui si sia prodotta veramente una riflessione profonda, stabile, sull'arte in generale e sulla poesia in particolare. Dopo di esso, una voragine commerciale, una profonda globalizzazione dell'idea di poesia ha marchiato con i suoi feroci e veraci artigli il tutto in questione. Sembra non esserci più un approfondimento, un dialogo, una fantasia creatrice, per andare avanti e spingere questa nobile disciplina al di là dei dogmi, delle filosofie e delle azioni, del grande, grandioso, grandissimo passato fatto da quelle eccelse menti, che oggi noi possiamo solo ammirare attraverso le pagine bianche di libri ben stampati che odorano di scuola, o sopra scaffali di librerie new age affollate di appassionati di nulla... La poesia che intendo è qualcosa di più generale della semplice composizione lirica, la poesia è l'anima della letteratura, l'immortale scintilla che proviene direttamente dal carro del sole, dal monte Olimpo, dalle buie e misteriose, e inquiete stanze degli antichi Dei. Ebbene! sono loro che hanno dato il via alla dolce melodia di Orfeo, che hanno istigato l'uomo antico, disperso e impaurito dalla vulnerabilità della sua condizione a far crescere, pian piano, con ordine e stabilità, nella propria anima, nel proprio tabernacolo, le parole; melodie di quella creatura che è insieme gioia e sgomento, delirio e saggezza, instabilità e quiete; la Signora Letteratura e la sua anima, la Poesia! parole divine! stabilità nel mezzo al caos instabile del mondo, in continuo divenire. Bellissima ninfa che agita, sempre emoziona, nel buio o nella luce, cuore e mente dell'uomo, dagli albori fino all'ultimo, fino al novecento appunto e purtroppo! Con l'entrata del nuovo secolo, di questo continuo post moderno, modernismo che sa di escatologico, in cui ogni cosa sembra prendere una fragranza di fine, sembra aspirare ad essa, macabro burrone. La poesia ha perso il suo valore superno, le sue stabili verità, che gli danno un nobile e sacro accento divino. Chi vi parla è un fervente lettore, un appassionato del bello e del vero, per quanto si può ancora esserlo nel mondo d'oggi. Ma soprattutto chi vi parla è uno scrittore, semi sconosciuto, appena pubblicato, con tutta l'energia che questa bellissima professione ti mette sul groppone, all'inizio. E da preoccupato scrittore che vi parlo. Nel post moderno la commercializzazione dell'opera d'arte è imprescindibile al successo artistico, lavorativo etc... Un giovane scrittore, o uno scrittore emergente, per compiere al meglio il suo lavoro, quindi cercare un buon contratto e una decente pubblicazione, è costretto a scendere a patti col demone del mercato; non importa se la tua opera è buona, di raffinata letteratura, profonda filosofia; se non sei commerciabile, se non hai la giusta pubblicità affianco, se non porti clienti, non sei preso in considerazione, e la tua opera non viene considerata letteratura, poesia, ma qualcosa di improponibile dalla società culturale moderna. Se non sei utile al guadagno, non puoi essere uno scrittore! Assolutamente! Perbacco! Vi invito a riflettere o voi che leggete! E pensar che letterati passati, avevano considerato l'opera d'arte come opera divina... mettendole a confronto, l'una e l'altra. Uno scrittore come un dio, un dio come uno scrittore, che con la propria fantasia crea l'opera della natura, l'opera d'arte appunto. L'opera dello scrittore contiene in sé un mondo attraverso l'equilibrio che gli conferisce la poesia, che è la sua propria anima... Questa preziosissima perla! Solo noi, poveri letterati da strapazzo, fuori dalle logiche di mercato, di guadagno, che corrompono la fantasia, possiamo far cambiare rotta alla nostra realtà, al nostro presente, per ricreare un romanticismo della parola, che in questi tempi sembra un'utopia veramente impossibile. Impossibile! e per questo ancor più affascinante. Cavalieri, sguainate le vostre spade e difendete questo santo graal dal demone nero e buio e mal odorante del post modernismo, che odora sempre più di fine... Di fine della Poesia...

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3 commenti:

  • Fabrizio il 27/09/2015 17:29
    Naturalmente il commercio in questa società è inevitabile. Il mercato è signore e padrone e diversamente non può andare. Concordo con te Ellebi. Un commercio si! Ma non una commercializzazione della poesia, quella no; Prende l'anima, la soffoca con le sue brutture...
  • Ellebi il 26/09/2015 01:06
    I libri sono fatti per essere letti, le opere d'arte (pittura e scultura) sono fatte per essere viste, ma costano, come costa il lavoro che c'è dietro, sono dunque soggette al mercato, non può essere altrimenti, ne in sè vi è qualcosa di male. Poi, fare il poeta e anche lo scrittore, può non essere remunerativo, in pochi casi può esserlo, in ogni caso resta l'opera che è valida o no, indipendentemente da quanto si è venduta. Bachelli, per fare un esempio, è stato un grande scrittore italiano (Il mulino sul Po), non diventò mai ricco, anzi a un certo punto fu tanto povero che si fece una legge appositamente per dare sostegno alla sua vecchiaia, e poi pure per aiutare altri artisti in povertà. Le tue riflessioni sono interessanti ma ritengo non inutile siano ampliate anche da queste considerazioni. Un saluto.
  • Ugo Mastrogiovanni il 25/09/2015 15:21
    Le tue riflessioni non sono solamente filosofiche e sociali, ma un'attenta e corretta critica sulla voragine nella quale è oggi precipitata la poesia. Concordo con te che la poesia è l'anima della letteratura, la nobile disciplina al di là di ogni dogma e di ogni stereotipo. Peccato che non tutti la pensano come te. Complimenti amico mio, a ben leggerti.

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