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Godersi ancora un giorno di pioggia

Sono quasi trascorsi sei mesi dal mio IMA e sono a pezzi, emotivamente intendo. Per ogni piccolo dolorino toracico salto in aria, per ogni mancanza di respiro mi prende una paura incontrollabile. Lo so, esagero ma non posso farci niente e non voglio prendere le benzodiazepine che mi calmerebbero i nervi.


Come la metti, è un'esperienza che ti cambia la vita, per certe cose non si è mai preparati, arrivano quando meno te lo aspetti e se sopravvivi non riesci ad essere più lo stesso. In cosa si cambia? Forse, nel modo di guardarsi. Ci si rende conto di non essere invulnerabili e di avere un sistema nervoso quanto meno "impressionabile".


Ovunque vada, c'è sempre qualcuno che ha avuto un infarto, sembra tutto così normale, ti raccontano la loro esperienza, che bisogna tornare a vivere, e poi se succede una seconda volta non è la fine del mondo, se sopravvivi. Il cardiologo che mi ha visitato mi ha detto che sarei dovuto andare a San Giovanni Rotondo, che qualcuno lassù mi ha dato una mano.


Dopo la botta iniziale, dopo che una parte più o meno estesa delle cellule cardiache va in necrosi a causa di una coronaria "otturata", avviene il rimodellamento del muscolo cardiaco, è come se una mano invisibile ne ritocchi la morfologia, nei mesi successivi all'evento il cuore cambia forma e, a seconda di quale forma assume, potrebbero essere "cavoli acidi".


A volte mi sforzo di essere positivo, propositivo. In fondo c'è gente che non ce l'ha fatta e io sono vivo, sono ancora qui a scrivere, mi godo l'avvicendarsi delle stagioni, è bellissimo. Posso ancora fare progetti, posso godermi un giorno di pioggia, posso sentire ancora "lui" che batte, cercherò di vincerla questa battaglia contro i miei nervi e quando improvvisamente sentirò le mie mani tremare e il respiro farsi più affannoso, saprò calmarmi pensando a quanto generosa sia, a volte, questa nostra vita.

 

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5 commenti     2 recensioni    

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2 recensioni:

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  • Fabio Realacci il 08/10/2015 17:34
    Non è facile, ma anch'io lotto coi miei buoni propositi di vincere la battaglia quotidiana della vita. L'arrendevolezza non giova, auguri.
  • Glauco Ballantini il 08/10/2015 11:34
    Per esperienza indiretta le senzazioni sono proprio quelle che descrivi. Un amico ogni volta che aveva sintomi di oppressione andava al pronto soccorso, purtroppo non si è più gli stessi. La battaglia contro le proprie paure indotte è la più difficile. Coraggio!

5 commenti:

  • Fabio Mancini il 17/10/2015 15:45
    Non conosco il tuo male, però penso che il deterioramento lento ma progressivo ci fa abituare all'idea di dover andar via, anche se noi non vorremmo. Purtroppo, la morte è un appuntamento forzato per tutti! A questo mi sto preparando più spiritualmente, facendo qualche attività caritatevole, piuttosto che rinchiudendomi in qualche beauty farm per tonificare il corpo o praticando lo yoga che mi darebbe più calma, serenità ed autocontrollo. Io invece non voglio fidarmi della mia fisicità, né della mia "consapevolezza". Voglio solo abbandonarmi e fidarmi di Dio, specie dopo aver visto morire le persone più care. Un sorriso gentile. Fabio.
  • loretta margherita citarei il 09/10/2015 04:08
    realtà che personalmente ben conosco, belle riflessioni
  • vincent corbo il 08/10/2015 10:10
    Vincent è un diminutivo, mi chiamo Vincenzo. Grazie a te.
  • Chira il 08/10/2015 09:53
    Vincent, arbitrariamente ho cambiato il tuo nome... scusami.
  • Chira il 08/10/2015 09:33
    Un guardarsi nitido, preciso, uno scandagliare il proprio corpo e il proprio sentire e donarlo. Letta più volte l'ultima parte dalla quale traggo forza... chi non ne ha bisogno, Vincenzo?! Grazie.
    Chiara

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