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IL DIRETTO

Nella grande sala da pranzo, tutti cenavano tranquillamente. Il tabellone elettronico posto sul muro segnava l’orario: erano le 20:43. Nella parte inferiore compariva il giorno " Sabato " e, ancor più sotto e in parte, il resto della data " 31 Luglio 1999. Per ogni minuto che passava, le cifre dell’orario scivolavano giù con uno scatto secco, e annunciavano al pubblico i successivi sessanta secondi.
Ad un certo punto uno sportello fuoriuscì lentamente, sulla destra, proprio all’altezza del datario. Su di esso si leggeva: “Venezia S. L.”, seguito da un paio di sigle e dalla dicitura “1 minuto di ritardo”. Poi una voce squillante parlò come da uno speaker: «È in arrivo su questo binario il diretto in partenza da... per Venezia S. L. con un minuto di ritardo. I signori viaggiatori sono pregati di allontanarsi dai binari e di rispettare le norme di sicurezza. Grazie.»
I conviviali si scambiarono occhiate stupite, dubbiose, incredule. Nessuno capiva. Pensarono ovviamente ad uno scherzo, ma il tabellone persisteva al suo posto e li fissava minaccioso. Con lo sguardo si misero in cerca dell’altoparlante, di una qualsiasi griglia o microfono da cui fosse uscita la voce. Qualcuno, più professionale e intraprendente, addirittura si alzò per setacciare a tastoni i muri della stanza, badando anche di guardare fuori dalle finestre, all’intorno nel giardino, nei corridoi contigui, ma senza risultato. Incerti ulteriormente sul da farsi, tutti continuarono spensierati la propria cena, digerendo nel dimenticatoio l’increscioso contrattempo.
Le cifre mobili rotearono ancora: il minuto era passato.
Il suono di un campanello echeggiò nell’aria e la solita voce parlò: «Attenzione, il diretto in partenza da... per Venezia S. L., in arrivo su questo binario, sta per entrare in stazione. I signori viaggiatori sono pregati di allontanarsi dai binari e di rispettare le norme di sicurezza. Grazie.»
Un uomo sulla quarantina fu colto da un attacco isterico, rovesciò la cena sul vicino e corse via urlando.
«E allora, vogliamo finirla con questa idiozia?» gridò un tale pingue, rivolto al tabellone, alzandosi in piedi tutto infervorato. «Stiamo cercando di cenare come si deve… Sono un uomo impegnato io! Sono ragioniere, io!». Il che voleva forse dimostrare che non si sarebbe lasciato facilmente prendere in giro.
La voce parve rimanere in ascolto, poi riprese a parlare con il solito tono elettrico, educatamente, ma ineluttabile. Disse una sola frase: «Signori, il diretto.»
La parete su cui era attaccato il tabellone si piegò e crollò in mille pezzi: un treno irruppe nella sala e sui presenti, fischiando prepotentemente.

 

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6 commenti:

  • Anonimo il 10/02/2010 19:55
    Per essere surreale fa abbastanza il panico! Bravo!
  • Isaia Kwick il 19/08/2007 13:11
    Mi ricorda una pubblicita'...!

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