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Guardami

Morirai, certo morirai.
Ma più tardi non ora.
Ti senti in trappola, non è vero? È inutile che ti scuoti, che cerchi di divincolarti, che provi a fuggire. Le catene che ti chiudono le membra, quelle gambe sottili, quel vitino da ape, le ho fatte io, non cederanno mai. Mai.
E dimmi piccola mia. Hai paura?
Hai paura? Cosa provi mentre mi avvicino con queste lunghe braccia che finiscono in lame affilatissime lame.
Soffrirai, non temere, soffrirai.
Avrò già digerito i tuoi stinchi e tu sarai ancora li a guardarmi negli occhi, in questi miei meravigliosi, inquietanti occhi neri, bocche d’inferno, specchi di morte.
Raccontami la tua paura. Voglio sentirla, mi eccita, bavo, la bocca mi si riempie di schiuma, una piacevole risacca fra i denti che si stringono feroci tra loro, mentre aspetto di azzannare quelle tue gambe sottili.
Sottili e vellutate, squisite.
Guarda, mi salgono le lacrime agli occhi, dio come ti voglio.
Guardami.
Guardami.
Guardami.

E il ragno cominciò a mangiare la mosca impigliata nella sua tela.

 

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7 commenti:

  • Martin Kopecký il 18/04/2015 17:53
    molto bene, originale
  • Roberta P. il 12/10/2013 17:37
    originale! Molto, molto carino
  • Anonimo il 13/01/2013 06:20
    buon racconto, originale e ben scritto, mi piace
  • Aldo Occhipinti il 22/08/2008 12:06
    bell'immagine di tensione e paura. sembra il ragno di metal carter. ma perchè mai racconto giallo?
  • Anonimo il 02/06/2007 20:43
    Direi un ragno davvero sadico! Comunque piacevole da leggere...
  • Anonimo il 06/05/2007 18:19
    bene
  • laura cuppone il 05/05/2007 18:38
    tranne che per il fatto che una mosca non ha il vitino da ape... beh, molto carina... macabra al punto giusto e anche un po' divertente...
    adoro gli insetti e soprattuto i ragni... brrrrrrrrrrrrr! L

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