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Il funerale

Su chi fosse il deceduto non v'erano certezze.
C'era chi sosteneva che il poverino fosse un adolescente nato da una famiglia sbandata e finito in strada a sopravvivere di stenti.
Altri ipotizzavano che il disgraziato fosse un uomo e che dopo uno splendido avvio, avesse sperperato tutte le sostanze in scriteriati investimenti in borsa che ne avevano decretato il fallimento umano ed economico.
Un gruppo sosteneva che il defunto in realtà fosse una defunta. Una donna vezzeggiata dai potenti, i quali con piccole regalie l'avevano convinta ad avere con loro alcune prestazioni sessuali e poi con false promesse l'avevano abbandonata sul ciglio di un marciapiede a prostituirsi per pochi euro.
Alcuni affermavano che la defunta fosse una donna adulta con la testa da bambina. E pareva che anche i genitori fossero mezzi deficienti, affetti da manie di grandezza e con la passione per gli slogan. Una famiglia dove il "motto" era l'eccezione e la regola, il dubbio e la sicurezza.
Si era scelto un funerale in forma privata, proprio per far passare in sordina il senso di fallimento dei più cari, i quali non facevano cenno sulle proprie responsabilità, ma addebitavano la morte del povero o della poveretta al mistero, al caso, all'inclemente destino.
Costoro avevano costituito una raccolta di regolamenti che avevano chiamato: "codice etico" nel quale c'era scritto che ogni famigliare doveva essere onesto, moralmente integro, trasparente, affidabile e responsabile verso gli altri componenti. A chi fosse rivolto il codice etico non si è mai capito, dal momento che i più corrotti erano i fondatori del codice stesso.
Per risparmiare denaro si era dato l'incarico della commemorazione delle esequie ad un poveretto, bravo e volenteroso; sordo dalla nascita e diventato muto per le percosse ricevute. Costui avrebbe svolto la funzione religiosa in una chiesa sconsacrata, utilizzando la gestualità dei sordomuti.
Un amico della famiglia, esperto in marketing aveva contattato un gruppetto di "prefiche"cioè di "piangenti" che dietro compenso, avrebbero pianto a dirotto dando al funerale un'impronta indelebile e un ricordo memorabile agli astanti. Purtroppo all'ultimo momento, l'ufficio Cassa e Prestiti ne bocciò l'iniziativa, in quanto il funerale sarebbe costato troppo.
Molte persone del vicinato sostenevano che il morto non fosse stato all'altezza delle aspettative; un parere sentito soprattutto da chi l'aveva messo al mondo. Sembrava che non v'era al mondo alcuno che meritasse la morte più del deceduto, sulla cui identità circolavano molteplici supposizioni, né c'era alcuno che conoscesse con certezza la causa della dipartita.
In questo quadro confuso e incompleto, i giardinieri della casa, consideravano il deceduto: "un ramo secco" uno capace a nulla, un inetto. In realtà costoro avrebbero dovuto curare il giardino, far fiorire e far fruttare anche le piante più difficili, piuttosto che recitare (con scarso successo!) la parte dei manager.
Al funerale del poveretto o della poveretta fui invitato anch'io. Il ricordo che conservo di quell'evento è che a nessuno fregasse nulla del deceduto. Fu un chiacchiericcio continuo su chi fosse l'ospite più elegante e chi fosse l'invitato più simpatico. E capii che i funerali sono un'occasione di svago. I funerali di oggi, non sono più come quelli di una volta! Peccato.

 

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  • Rocco Michele LETTINI il 29/01/2016 08:36
    UN RIFLESSIVO QUANTO ARGUTO RACCONTO. LIETA GIORNATA FABIO.

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