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Jack... come cade una foglia in autunno

Jack... come cade una foglia in autunno

La notte avvolge la città che dorme profondamente, sono poche le macchine che passano nelle grandi strade che la dividono...
In uno dei terrazzi dei possenti palazzi che la dominano dal alto, ci sei tu... nel freddo gelido di una notte d'inverno, seduto in una sedia di uno squallido motel osservi tristemente il celo...
La sigaretta si consuma lentamente, agiti leggermente il bicchiere con il baffo, il Jack Daniel's, ultimo amico che ti è rimasto, il ghiaccio batte nel vetro del bicchiere e assorto nei tuoi mille pensieri è sempre uno e soltanto uno quello che domina, lei, lei e soltanto lei... è stata lei la tua unica ragione di vita... lei che purtroppo è diventata la tua unica ragione di vita... lei che con tanta fatica veniva e subito se ne andava... lei che non ti bastava mai... lei che potrebbe essere di tutti ma è solo per pochi... lei che ti faceva volare... anzi ti illudeva di star volando... lei che non parlava mai...
Lei che... lei che... lei che ti a preso, spremuto, rovinato e gettato via... lei che non tornerà perché non ti è rimasto più niente... solo l'ultima sigaretta, l'ultimo bicchiere di whiski di una bottiglia finita troppo presto e i vestiti che hai addosso...
Accendi l'ultima sigaretta, anche il tuo ultimo amico, Jack se ne è andato... getti il bicchiere in terra, ti alzi dalla sedia... vai verso la ringhiera... ti appoggi barcollando... guardi giù verso la strada...
Il tuo sguardo si perde tra la nebbia e il whisky... 20 piani ti separano dalla strada e 24 anni dal giorno in cui sei nato... l'ultima sigaretta è oramai finita... la tua speranza e la tua anima sono spazzate via come la cenere della cicca... volata via dal vento laggiù nel profondo degli abissi... arrese al destino che hai voluto dargli... per un attimo lo sguardo offuscato si ferma in una finestra del palazzo di fronte dove si è appena accesa una luce... una donna sta cambiando il suo bambino appena nato... c'è anche il papà che prepara il latte... in alto, nella stanza un orologio dice che sono le quattro e mezzo, o le sei e mezzo... sei troppo distante e fuori di testa per distinguere le lancette...
Osservando quella scena il cuore ti si stringe, un dolore come fosse una pugnalata, dal tuo viso scorrono due lacrime, forse le prime in 24 anni di vita... sicuramente le prime da quando hai compiuto 16 anni... sei dovuto crescere in fretta, sei dovuto scappare di casa, fuggire dalle violenze dell'alcol e di tuo padre, scappare dalla tomba di tua madre, morta troppo giovane...
Quelle due lacrime che scendono sono tutto quello che ti è rimasto... oramai la sensazione di vuoto interiore che vivi ti porta a non vedere via di uscita... l'ultimo atto di una tragica commedia sta per iniziare... l'inizio è lo scavalcare la ringhiera e poi... ... ... giù... senza pensarci due volte...
Mentre voli l'unico pensiero è che finalmente hai smesso di soffrire... bastano 30 secondi per essere risucchiato dalla strada che ti a ucciso, non ora ma sei anni fa quando vi arrivasti...
Quando scendesti da quel treno, dopo 1000 lunghi Km, volevi lasciarti il passato alle spalle, eri carico di rabbia, delusione, dolore ma anche speranza e voglia di rifarti con il mondo che ti aveva portato via l'adolescenza, ma andare lontano per dimenticare non è servito perché il dolore cammina con te, ovunque tu vai ed era ancora troppo vivo dentro di te il ricordo dei bambini che giocano in cortile mentre invece tu sei in casa con tuo padre che ti picchia con la cintura solo perché ti è caduto un bicchiere...
Lì dove hai deciso di farla finita è proprio dove ci fu il primo incontro, era lì bella come il sole e tu troppo giovane, incosciente e arrabbiato per capire...
Tutto finisce qui... con lei dentro una busta in bocca ad un pusher che ti guarda cadere giù come una foglia in autunno e pronta a far innamorare e rovinare qualcun altro.

 

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